Vino rosso e fiasco toscano. Un fascino tutto empolese che strega Corrado Alvaro.

Vetro verde di Empoli, le damigiane
Vetro verde di Empoli, le damigiane

Della visita a Empoli di Corrado Alvaro, giornalista e scrittore che meglio di chiunque altro ha saputo cogliere già agli inizi degli anni Quaranta del Novecento i caratteri di una società in trasformazione, ben prima della bufera bellica e in un momento in cui il paese sembrava essenzialmente destinato alla ruralità, abbiamo già fatto cenno su queste pagine. Arrivò qui nell’estate del 1940, nel suo girovagare che avrebbe dato poi vita allo straordinario “Itinerario italiano”, un viaggio raccontato in cui il giornalista scandaglia la penisola alla ricerca di quella “umanità sofferente in lotta quotidiana contro difficoltà di ogni genere ma risolutamente attaccata al proprio lavoro”; da questa ricerca emergono i ritratti dei coloni della Bassa padana, come le popolazioni silenziose della Calabria più dura e rocciosa, o come gli operai laboriosi della Toscana meno celebrata. A Empoli giunge per entrare nelle vetrerie, questa poderosa industria che aveva cambiato il volto della città, sviluppatasi in pochi anni e ormai celebre in tutto il mondo come punto d’eccellenza delle italiche glorie; ma giunge soprattutto per i vetrai, l’anima delle fabbriche, per parlare con loro, per restituire degnamente a ogni italiano il ritratto di ciò che si trovava dietro a quell’oggetto misterioso che adornava all’epoca tutte le tavole tricolori: il fiasco. Con vino rosso, ma di vetro verde. D’Empoli, naturalmente. O tanti altri oggetti di uso quotidiano, così fragili eppure così immortali. «La fragilità del vetro è una cosa di cui bisogna ricordarsi ad ogni momento, abituati come siamo a circondarsi di cose non fragili. A un certo punto vien quasi il panico di quella estrema deperibilità. Ecco cose fatte per consumarsi; eppure esistono vetri di mille e duemila anni di vita disseppelliti dalla terra dove hanno dormito per secoli. S’immagina quanti esemplari, a migliaia si sono rotti per uno che ha varcato il tempo. Fuori, a perdita d’occhio, ci sono i depositi delle damigiane e dei fiaschi nudi, separati da muriccioli tra magazzini confinanti. Paiono orti di grosse zucche; i fiaschi si levano a pareti sotto le tettoie, con tutti i toni del verde. È un mondo assai precario». (3-continua)

Paolo Santini