Vinci? No, grazie. Spicchio e Sovigliana a favore del distacco con un comitato per l’aggregazione a Empoli. Era il 1957 – Atto II

Riunione del comitato pro Spicchio Sovigliana
Riunione del comitato pro Spicchio Sovigliana

Nel 1938 il responsabile di zona del Partito Nazionale Fascista, riprendendo in mano le vecchie carte del 1863 – abbiamo visto nella puntata scorsa (Atto I) come era andata a finire la prima richiesta di separazione territoriale – e facendosi portatore delle lagnanze di gran parte della cittadinanza, aveva avviato finalmente la procedura per il distacco dal territorio comunale di Vinci dei borghi di Spicchio e Sovigliana, i quali sarebbero stati accorpati al territorio empolese unitamente ad alcune estese zone rurali limitrofe; in particolare Petroio, Collegonzi e San Donato ed i loro territori sarebbero stati aggregati ad Empoli in virtù di una sorta di “risarcimento” al Comune empolese per i costi aumentati che l’aggregazione dei borghi sull’Arno avrebbe comportato. Dobbiamo pensare ad un mondo in cui la produzione agricola rivestiva ancora un ruolo forte nello sviluppo economico delle comunità, quindi le zone rurali menzionate prima avrebbero senz’altro costituito un valore aggiunto per l’economia empolese. L’iniziativa cadde per una serie di circostanze concomitanti, soprattutto per il sopraggiungere dell’inizio del secondo conflitto mondiale nel 1939.

Quando c'era il ponte di ferro fra Spicchio ed Empoli
Quando c’era il ponte di ferro fra Spicchio ed Empoli

Passata la guerra, dopo la ricostruzione ed alla vigilia del consistente sviluppo economico e delle trasformazioni urbanistiche di Spicchio e Sovigliana, un comitato di cittadini nuovamente si riunisce con lo scopo di ottenere l’aggregazione di Spicchio e Sovigliana al Comune di Empoli. Era il 1957. Quasi contestualmente si forma un comitato, molto meno “popolare”, per l’integrità territoriale del Comune di Vinci. «la domanda di cui trattasi  – narra un documento dell’epoca – è firmata non solo dalla maggioranza (50%+1) dei cittadini elettori o dei cittadini contribuenti, ma da un’aliquota tanto dell’una quanto dell’altra categoria, che supera l’ottantasette per cento del totale e rappresenta l’aliquota del settantacinque per cento del carico tributario complessivo: ne deriva che le condizioni volute dalla legge, per l’ammissibilità della domanda di cui trattasi, sono larghissimamente raggiunte e superate, come potrà essere agevolmente accertato dalle autorità cui la legge commette l’esame preliminare e l’istruttoria della pratica relativa». Come vediamo, subito nelle premesse del comitato si evidenzia il carattere popolare dell’iniziativa e la larghissima rete di consenso abilmente ottenuta dai promotori delle proposte contenute nel programma di distacco. Resta il fatto che una così ampia legittimazione popolare di questo comitato civico costituiva un segnale politico determinante; anche dopo l’esito negativo della proposta, l’opera di “ricucitura” fra la cittadinanza “del piano” e le istituzioni comunali terrà ben presente un tale movimento di popolo, circostanza che permetterà di avviare una campagna di investimenti pubblici importanti ed attuare un massiccio decentramento degli uffici comunali in atto peraltro ancora al presente (conseguenza del fatto che oramai la maggioranza della popolazione del comune risiede in queste frazioni). Fra i motivi addotti dal comitato per il distacco, troviamo innanzitutto quelli d’ordine topografico. Erano questi i motivi più forti, caratterizzati dal fatto che il ponte aveva saldato definitivamente la città sulle due rive; interessanti gli esempi proposti dal comitato: «come se il comune moderno fosse la copia conforme del comune medievale da cui deriva e come se i ponti, per cui le opposte rive si collegano, fossero ancora da inventare e costruire! Se questo fosse un motivo attendibile, il territorio di Roma, Torino, Firenze, Pisa, e di chissà quante altre città, dovrebbe essere ripartito, per ognuna di esse, tra due comuni diversi ».

La raccolta delle firme

La raccolta delle firme avvenne il 16 e 17 febbraio e il 23 e 24 febbraio 1957. A Spicchio firmarono 882 su 1.010 elettori e a Sovigliana 628 su 660 elettori. Il comitato per l’aggregazione a Empoli era composto da Firenzuoli Giovanni Presidente, Sac. Sergio Cioni parroco di Spicchio, Vignozzi Goffredo, Caponi Pietro, Orfatti Emidio, Tofanelli Raffaello, Corti Piero, Renucci Lido, Innocenti Emilio, Carrai Mario, Socci Giuliano, Salvadori Daneo, Fontanelli Bruno, Martellini Golfano, Sac. Ezio Canovai parroco di Sovigliana, Palatresi Giacomo, Del Sordo Flavio, Sabatini Luigi, Becarelli Serrano, Pettinati Remo, Chiti Paolo, Cinotti Gino, Santini Giuliano, Bertelli Luigi. (2-continua)

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA