Scontri feroci fra Vinciani e Cerretesi. La storia di una rivalità giunta fino a noi.

Vinci, il castello dei conti Guidi
Vinci, il castello dei conti Guidi

In un periodo come quello attuale, in cui tutti a livello politico discutono dell’opportunità di razionalizzare o meno le spese legate all’amministrazione e soprattutto agli organi amministrativi, abbiamo fatto un salto indietro nel tempo per vedere se queste problematiche si siano mai presentate nelle nostre zone. Come sempre accade, la storia ci propone spesso i suoi ricorsi, dai quali normalmente poco o nulla abbiamo imparato. O almeno sembra. Il nostro flashback ci riconduce nel territorio fiorentino in pieno Medioevo, quando le decisioni sul contado, nel bene e nel male, le prendeva solo ed unicamente, senza tante discussioni, la città gigliata. Come è noto, dal momento in cui Firenze provvede a riorganizzare il proprio contado e dominio, invia sul territorio ad esercitare le funzioni connesse alla iurisdictio (funzioni di governo, amministrazione della giustizia etc.) alcuni magistrati con competenze diverse, i vicari ed i podestà. I podestà con una caratterizzazione più politica, i vicari con una connotazione più militare, si occupavano di un territorio ben definito ed  assegnato loro dalla dominante. Entrambe le figure dovevano possedere un requisito indispensabile: appartenere alla classe dirigente fiorentina ed essere di assoluta affidabilità dal punto di vista politico. Prendendo in esame il caso di Vinci, un piccolo comune del contado appunto, notiamo che la saltuaria presenza di un podestà fiorentino in quel comunello, dietro richiesta degli stessi abitanti alla Signoria fiorentina, è documentata già dalla fine del Duecento; una presenza straordinaria, legata a circostanze particolari.  Con un provvedimento datato 30 dicembre 1368 però si stabiliva che dal 1 marzo successivo sarebbe stato estratto a sorte per Vinci e per Vitolini (altro comune autonomo dotato di propri statuti) un podestà fisso, scelto fra tutti i cittadini fiorentini abili a ricoprire gli uffici maggiori di governo. Il 1 marzo del 1369 dunque arrivò a Vinci Neri Nutini, il primo podestà fisso accompagnato dalla sua “famiglia”, praticamente i suoi collaboratori, un notaio (la figura competente in campo giuridico), quattro fanti, un cavallo e con un salario di 350 lire da pagarsi dagli abitanti del castello di Vinci e di quello di Vitolini, con i proventi delle multe e delle condanne pecuniarie; qualora ci fosse stato un disavanzo, si ricorreva ad un’imposta straordinaria suddividendone l’importo fra i capifamiglia in base all’estimo. Il podestà, oltre alla rappresentanza politica e ad essere capo dell’amministrazione, doveva amministrare la giustizia civile, decidendo a Vinci cause con un valore fino a cinque lire ma punendo al contempo anche i reati (per questo aveva una limitatissima cognizione criminale)per i quali era prevista una pena pecuniaria dello stesso valore; il criminale – il penale diremmo oggi – era di competenza del vicario. Il notaio forniva l’assistenza tecnica dal punto di vista giudiziario, ma la responsabilità delle sentenze emesse era sempre dl podestà. Poi, per garantire il salario al podestà, nacque il consiglio di podesteria, organo che permetteva di ripartire le spese fra i vari popoli che usufruivano dei servizi podestarili. In seno alla podesteria poi c’era una serie molto nutrita di figure tecniche legate all’amministrazione del territorio. Nel 1424, nel quadro di una drastica riduzione di spese da parte di Firenze, fu abolita la carica di podestà di Cerreto Guidi ed il relativo territorio venne aggregato alla podesteria di Vinci. Non fu una fusione, ma un accorpamento di due circoscrizioni sotto un unico podestà, circostanza che permise di risparmiare sulle spese legate agli organi amministrativi: a quel punto il podestà di Vinci e  Cerreto Guidi si trovava a dover applicare sul suo territorio almeno cinque statuti: uno per il comune di Cerreto Guidi, uno per quello di Vinci, uno per quello di Vitolini, uno per quello di Colligonzi ed uno per Faltognano. A quel punto alla “famiglia” fu assegnato un secondo notaio, che normalmente risiedeva a Cerreto Guidi e si recava negli altri comuni a rendere giustizia una volta per settimana. Ma i cerretesi non accettarono di buon grado la decisione che li vedeva perdere il podestà. Nacque così un’accesa rivalità che dura ancora.

Cerreto Guidi, il borgo
Cerreto Guidi, il borgo

Partirono da Cerreto alla volta di Firenze a più riprese diversi ambasciatori incaricati di richiedere l’istituzione di un nuovo podestà, lamentandosi del fatto che un semplice notaio non bastava per servire il paese. Furono accontentati dopo decenni, e nel 1475 Firenze stabilì la residenza alternata per il podestà inviato in loco. In base a questo provvedimento, i podestà, che duravano in carica sei mesi, avrebbero stabilito la loro residenza alternativamente a Vinci ed a Cerreto Guidi. In pratica, uno avrebbe risieduto a Vinci ed il suo successore a Cerreto e così via. Ma stavolta ad essere scontentati furono i vinciani, che si lamentarono ufficialmente con ambasciatori inviati a Firenze. Il 27 agosto del 1482 il governo fiorentino stabilì che i podestà destinati a questa podesteria avrebbero scelto autonomamente e per sempre dove risiedere. Ma le proteste, i veleni e l’astio non si placarono.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA