VINCENZO SALVAGNOLI, UN EMPOLESE FRA I PADRI DELLA PATRIA

Vincenzo Salvagnoli, giurista empolese padre della patria
Vincenzo Salvagnoli, giurista empolese padre della patria

Nel 2010 con un articolo pubblicato sul Tirreno Empoli cominciammo a tracciare la biografia di Vincenzo Salvagnoli. Proseguimmo per venti uscite, per quasi un anno. L’occasione fu quella del 150esimo dell’Unità nazionale. Oggi ripercorriamo quel lungo viaggio, e partiamo da casa Salvagnoli in Empoli. Sulla facciata di un’abitazione, all’altezza del numero civico 85 in via Giuseppe Del Papa, leggiamo in bella evidenza la seguente iscrizione: “Casa avita del senatore Vincenzo Salvagnoli Marchetti che cittadino scrittore giureconsulto statista meritò della patria”. Il marmo celebra uno dei personaggi empolesi più importanti della storia cittadina. La famiglia Salvagnoli, una delle più antiche ed illustri di Empoli, aveva visto crescere le proprie fortune nel Cinquecento grazie all’attività laniera. Da Cosimo, medico stimato, e da Silvia Genovesi di San Miniato, nacquero sei figli: il secondogenito era Vincenzo, nato a Corniola il 28 marzo 1802. Compiuti gli studi superiori, fu indirizzato alla carriera degli studi giuridici, completata con successo nell’ateneo pisano; dopo la laurea si trasferì a Firenze, dove svolse la pratica legale per quattro anni presso il famoso studio dell’avvocato Landi. Fu in questi anni che Vincenzo affinò una delle sue doti migliori, per la quale resta giustamente famoso, l’oratoria. A Firenze ebbe modo di intrecciare amicizie importanti nei circoli culturali, nelle accademie letterarie e negli ambienti politici; le cronache lo ricordano come assiduo frequentatore dell’Accademia dei Georgofili e del Gabinetto di G. P. Vieusseux. Negli ambienti alto-borghesi e aristocratici della Firenze dell’epoca entrò in contatto con il gruppo dei liberali toscani, rimanendone profondamente influenzato. Nella stessa capitale del Granducato conobbe il romanziere Stendhal, in compagnia del quale nel 1841 iniziò un viaggio in Francia, alla scoperta del mondo intellettuale transalpino e della Parigi di Luigi Filippo. Continuò sempre l’attività forense, ritornando spesso nella villa di famiglia di Corniola, dove ospitava gli illustri amici. Svolse ampia attività pubblicistica, dando alle stampe una serie di saggi dal contenuto politico; nel 1847 pubblicò il discorso “Sullo stato politico della Toscana”, in cui auspicava la creazione di una federazione fra Granducato di Toscana, Regno di Sardegna e Stato Pontificio. Si ferma qui quella che vuole essere la prima puntata di un lungo viaggio celebrativo di uno fra i personaggi che più lustro hanno dato alla nostra città. Le ragioni del viaggio sono molto chiare. “Cencio” Salvagnoli fu uno dei protagonisti dell’Unità d’Italia, e fece appena in tempo a vedere l’unificazione nazionale sotto le insegne tricolori. Morì infatti il 21 marzo del 1861. E noi cominciamo a celebrarlo da oggi. (1-continua)

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA