Una perla etrusca. Artemide a Montereggi (Capraia e Limite)

Artemide di Montereggi
Artemide di Montereggi

CAPRAIA E LIMITE. Il ritrovamento archeologico più importante degli ultimi decenni in tutto il medio Valdarno ha un volto: è quello soave di Artemide, la dea greca della caccia, figlia nientemeno che di Zeus e Latona, nonché sorella di Apollo, signora della natura selvaggia, della vegetazione, degli animali, della luna, protettrice delle partorienti. La lastra in terracotta raffigurante una testa di donna velata, in altorilievo, incorniciata da foglie di acanto, fu rinvenuta il 22 settembre del 2010 durante lo scavo di una cisterna, a 7 metri e mezzo di profondità, in un’abitazione dell’insediamento etrusco di Montereggi, sulle alture dominanti la valle dell’Arno a Capraia e Limite. Autore del ritrovamento, il prof Pino Fenu dell’Università di Siena, coadiuvato dal gruppo archeologico di Montelupo e dai professionisti della Coop Ichnos in uno scavo coordinato dal Museo archeologico di Montelupo. L’immagine femminile ha i capelli raccolti sulla fronte, e possiamo notare in evidenza 2 orecchini e 1 collana, tipico dell’impostazione di terrecotte architettoniche realizzate secondo modelli già noti nel V secolo A.C. In realtà l’immagine di Montereggi sarebbe databile attorno alla metà del IV secolo A.C., come ebbe ad affermare il direttore del Sistema Museale di Montelupo Fausto Berti. «La lastra, che giaceva in fondo alla cisterna, collocata sopra un letto di ciottoli bianchi e protetta da pietre – affermava nella circostanza un raggiante Berti – era stata deposta secondo un rito propiziatorio che avrebbe avuto la funzione di proteggere l’acqua contenuta nella cisterna stessa. Le pietre hanno protetto il manufatto, ed è per questo che lo abbiamo rinvenuto pressoché integro. Un riscontro importantissimo lo abbiamo trovato nel Museo gregoriano etrusco, a Roma, dove è conservata una lastra simile a questa proveniente da un tempio di Cerveteri. Diverse indicazioni poi fanno pensare a un prodotto artistico della Magna Grecia; nel contesto di scavo sono state ritrovate brocche di età ellenistica, e il misterioso Olifante in terracotta. La lastra quadrangolare faceva parte di una decorazione più imponente fissata sull’architrave del tetto di un tempio e il fatto che il volto sia ruotato a sinistra chiarisce che era stata fabbricata per essere posta in posizione frontale». Da Artemide avrebbero preso il nome gli Artemini, gli etruschi di Artimino, nel cui territorio era compresa Montereggi. Sul colle di Montereggi, lo ricordiamo, furono riportati alla luce – attraverso 4 campagne di scavo fra 1982 e 1985 – i resti di un insediamento etrusco abitato almeno dall’epoca Arcaica (VI secolo a.C.) fino all’epoca Ellenistica (fine IV-II secolo a.C.), legato a strutture portuali situate in prossimità dell’Arno ed al centro di un imponente sistema viario. Le abitazioni erano dislocate sulle pendici dell’altura, mentre la spianata sulla cima del poggio era riservata ad edifici di culto, circostanza confermata in questi giorni dallo scavo in corso, iniziato nel 2004. «Abbiamo rinvenuto –  concludeva Berti – le poderose fondazioni di un tempio riferibile al periodo ellenistico, un edificio che aveva un tetto con spiovente di 10 metri. A quel tempio era destinata la decorazione in terracotta». Dopo 2.500 anni dunque l’Artemide di Montereggi subì il suo trasloco, e il Museo archeologico di Montelupo è divenuta la sua nuova casa. E lo scavo continua.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA