Egisto Lotti, il primo a destra
Egisto Lotti, il primo a destra

La ricorrenza del centenario dell’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale ha portato con sé tanti discorsi e tanta retorica, ma alla fine per ora, almeno a livello locale, – oltre a qualche copiaticcio che non è nemmeno il caso di menzionare – lavori di storia seri e di una certa importanza se ne sono visti ben pochi. Uno di questi è senz’altro il diario accompagnato da alcune lettere di Egisto Lotti, pubblicati con la cura di Giuliano Lastraioli dalla Fondazione Montanelli Bassi e grazie al contributo finanziario della Banca di Cambiano: “Un fucecchiese nella grande guerra. Il diario e le lettere di Egisto Lotti”. Si tratta di un volume molto interessante, con documenti inediti di prima mano pubblicati adesso integralmente seppur declinati per ovvi motivi in chiave memorialistica e corredati dalle preziose foto scattate dallo stesso Lotti che testimoniano la partecipazione in qualità di ufficiale dell’arma del Genio del giovanissimo fucecchiese (aveva allora 19 anni) alla prima guerra mondiale. Pur essendo stato presentato lo scorso 21 marzo, nessuno si è preoccupato neanche di recensire il pregevole lavoro, nemmeno in occasione del fatidico 24 maggio. Misteri della damnatio memoriae, che tutti ben conosciamo e alla quale purtroppo siamo avvezzi. “Egisto non era un guerriero per vocazione. – afferma Giuliano Lastraioli – Nato a Fucecchio il 4 maggio 1898 da genitori della piccola borghesia benestante, aveva appena terminato il liceo, era matricola di legge quando fu chiamato alle armi. Non risulta che fosse un bollente interventista ed anzi la sua cultura era più carducciana che dannunziana. Bravo figliolo di buona gente, aveva però il culto estremo del dovere e senza smargiassate, senza voli retorici, sempre con toni bassi e flebili, fu l’esatto contrario del miles gloriosus e soltanto per una volta, dopo la battaglia del Solstizio, si abbandonò a qualche entusiasmo, tosto sopito dalle delusioni subite al ritorno in licenza, come documentato da un amaro racconto che qui viene riportato a mo’ di appendice”. Già, il ritorno a Fucecchio in licenza, passando per Firenze, ormai nel giugno del 1918, dopo durissimi anni di guerra, si rivela per Egisto emblematico di un’intera epoca, per lui che la guerra l’aveva fatta e la stava facendo davvero in prima linea nella fame, fra gli orrori. A Firenze e a Fucecchio imboscati di ogni sorta, dal maggiore con la divisa fiammante che lo sanziona in strada per la divisa sporca, al cugino che si era inventato imprenditore calzaturiero per sfuggire al richiamo alle armi, all’amico forte come un toro che si finge pazzo tendendo tagliole ai piccioni in piazza della Signoria  per evitare la chiamata alle armi; salvo poi constatare amaramente che qualche anno dopo questi ultimi due lo stesso Egisto li ritroverà in camicia nera per Fucecchio a fare gli spavaldi e a tenere discorsi imbevuti di doveri e di amor di patria con spiccato fervore patriottico. Il libro si legge tutto d’un fiato, e pur essendo un diario dalla prosa scarna ed asciutta risulta anche avvincente, nonostante richieda la conoscenza dei fatti storici e dei movimenti dei reparti del nostro esercito nonché delle complesse vicende belliche soprattutto dell’ultimo anno di conflitto. Egisto è in prima linea a scavare trincee, sottotenente al comando di un plotone della 185esima compagnia genio zappatori, 73esimo battaglione. Sempre nel cuore della linea di fuoco, Egisto partecipa alle battaglie più epiche del nostro esercito, vive le drammatiche ore di Caporetto, poi Nervesa, Montello, il riscatto, e assiste a fatti tragici e gesti eroici; tanto per citarne uno osserva la caduta dell’aereo di Francesco Baracca presso “Busa delle Rane” il 19 giugno del 1918. Paura, fame, sete e sonno, come ricorda Lastraioli, sono le parole più ricorrenti. Fino alle partite decisive sul Grappa e sul Piave nel giugno del 1918. Fino all’epilogo, favorevole al Regio Esercito, sotto la guida del generale Diaz. Un’epopea ancora tutta da raccontare e da riscoprire senza le tare che hanno contraddistinto la ricostruzione storica e la riflessione storiografica del passato. Anche attraverso lavori come questo.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA