Squadristi empolesi
Squadristi empolesi

L’8 aprile 1944, come narrato da Libertario Guerrini nel suo “Il movimento operaio nell’Empolese”, quattro giovani partigiani armati raggiungevano la cappella del crocifisso di Streda, circa trecento metri prima del bivio, per tendere un agguato ad alcuni gerarchi del fascio repubblichino, fra i quali quel Lionello Marmugi, probabilmente, – sono sempre parole del Guerrini – fra gli autori qualche giorno prima dell’assassinio del cerretese Luigi Rossetti. Qualcuno li aveva informati che intorno alle tredici sarebbe transitata di lì un’automobile condotta dal Marmugi, noto esponente fascista empolese, con a bordo altri esponenti di punta del fascio locale come Paolinelli e Secchioni. Un contrattempo, secondo quanto narrato sempre dal Guerrini, avrebbe trattenuto tre esponenti per ordine del prefetto Manganiello. Solo il Marmugi dunque fu colpito a morte dai guerriglieri partigiani, che Guerrini definisce appartenenti ai Gruppi di Azione Partigiana (circostanza piuttosto improbabile comunque, in quanto non abbiamo notizie confermate di azioni di Gap in zona).  Un testimone, Uliviero Pasqualetti, nipote della vittima, classe 1927, ha riportato alcune impressioni di quei giorni. «Ricordo benissimo che il giorno precedente all’uccisione dello zio Luigi la gente vicina di casa commentava l’attentato mortale al fascista Marmugi avvenuto al bivio di Streda. Si facevano delle considerazioni sulle ritorsioni che i fascisti locali avrebbero potuto compiere contro gli antifascisti».  La famiglia Pasqualetti era antifascista fin dal 1921; era una famiglia numerosa, con cinque fratelli, spesso presi di mira con spedizioni punitive durante tutto il Ventennio. «Nel volgere di breve tempo – prosegue Uliviero Pasqualetti nella testimonianza rilasciata nel marzo 2009, di cui proponiamo alcuni stralci in attesa della pubblicazione del volume di Massimo Nardini “Pasqua 1944: Luigi Pasqualetti, martire antifascista” – venimmo a sapere da fonte bene informata che le due macchine della spedizione fascista contro lo zio Luigi, prima di trasferirsi all’Apparita passando per Cerreto Guidi, avevano fatto sosta a Lazzeretto per farsi vedere dai capi del fascio locale. Dopo una breve fermata le due macchine ripartirono per l’Apparita attraversando Mastromarco; poco dopo risuonarono gli spari che uccisero il povero zio. Si fecero diverse ipotesi sui motivi che avevano condotto all’uccisione dello zio, antifascista; ricordo ad esempio che nel 1943, dopo la caduta di Mussolini il 25 luglio, si era recato a Lazzeretto a far visita, non certo di cortesia, a una parte delle persone che nel 1921 avevano partecipato a spedizioni punitive contro la sua famiglia».

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA