L’oratorio di Santa Maria della Neve sul lungarno di Spicchio

Oratorio di Santa Maria della Neve, Spicchio
Oratorio di Santa Maria della Neve, Spicchio

I luoghi pericolosi erano spesso, fin dal Medioevo, segnati da tabernacoli ospitanti immagini sacre, collocate strategicamente proprio per proteggere il viandante dalle insidie del viaggio. In prossimità dei passi di nave sui fiumi o nei pressi dei ponti poi, la presenza di tali immagini assicurava in un certo qual modo il transito in sicurezza verso l’altra sponda. Almeno così si riteneva. Naturalmente il soggetto invocato più spesso era la Vergine Maria. Talvolta i tabernacoli, divenuti nel tempo oggetto di particolare devozione per episodi magari miracolosi avvenuti nei pressi dell’immagine sacra, venivano ampliati nelle forme architettoniche fino a diventare veri e propri oratori, talvolta santuari. A Spicchio ci sono due casi di questo genere. Di uno abbiamo già parlato, la Madonna dell’Erta, edificio situato in fondo ad una strada ripidissima che conduceva da Collegonzi alla pianura sottostante, spesso teatro di incidenti con i barrocci a causa del profondo declivio. Dell’altro caso parleremo oggi. L’oratorio in questione  sorge lungo il corso dell’Arno sulla Via Limitese (oggi Lungarno Gramsci) ed è così descritto nella Visita Pastorale dell’arcivescovo di Firenze del 1879: “Questo Oratorio non è grande, è isolato dalle altre fabbriche del borgo di Spicchio, ha palco a travicelli, un altare, una porta con due finestrine basse, due porticine ai lati dell’altare che mettono alla sacrestia, e una campanella”. Si tratta dell’oratorio della Madonna della Neve, intitolazione abbastanza inconsueta almeno da queste parti (in luoghi vicini, ne ritroviamo uno a Montevettolini tanto per fare un esempio, ed è singolarmente di leonardesca memoria…). “All’interno – proseguono i documenti descrivendo l’edificio – vi è un altare con sopra l’Immagine (una statua vestita) rappresentante Maria Vergine col Bambino Gesù, ed una sacrestia. Dista circa cinquecento metri dalla Chiesa parrocchiale”.

L’oratorio fu eretto nel 1633 dai fratelli Filippo e Giuseppe Del Frate e nello stesso anno fu benedetto l’altare da parte del proposto di Empoli, Raffaello Ciaperoni, circostanza testimoniata da un documento del 1655. Per un lungo periodo, nelle prime visite pastorali dei vescovi fiorentini, venne menzionato come “oratorium parvum”, a causa delle ridotte dimensioni dell’edificio. Nel 1684 “fu accresciuto e ridotto com’è di presente da Marco Del Frate”. Proprio a tale data risale una lapide celebrativa dell’avvenuto ampliamento, collocata all’interno ed adesso situata sulla parete destra dell’edificio appena a fianco dell’ingresso; testimonianze orali riportano che la lapide in origine, prima del restauro conseguente alle distruzioni belliche dell’ultima guerra, fosse collocata sull’edificio dal lato opposto. La lapide reca quest’iscrizione in latino in caratteri capitali piuttosto incerti: “Lucifero nescienti casum aurore mane surgenti titulo sanctemarie ad noves nivem sicut lanam danti marcus del frate et germani posuerunt donarium reparato ab orbe nonis augusti 1684”. All’esame del manufatto, il lapicida denota evidentemente una certa inesperienza e confonde alcune lettere, infarcendo di errori la lapide pur non inficiando con tali sviste il contenuto che si voleva trasmettere. L’oratorio venne costruito per uso privato della famiglia Del Frate, “per uso di lor famiglia”; “ha inteso – si legge in altro documento – che  vi è  l’obbligo di  tre messe  la settimana,  obbligo dicesi, che i Sigg. Del Frate fanno sodisfare a Palaia in Diocesi di San Miniato”. Le visite pastorali del 1655 e del 1879 ricordavano all’interno dell’oratorio una “tabulam cum imagine B.V. cum Puero Jesu ex terra cocta cum sipario vitreo”, un’immagine dunque raffigurante la Madonna con il Bambino in terracotta probabilmente invetriata, oggi scomparsa. Il fatto che nello stesso anno della costruzione dell’oratorio dedicato alla Madonna della Neve, la famiglia Del Frate edifichi a proprie spese anche un altare nella Chiesa parrocchiale dedicato alla Madonna di Loreto, sta ad indicare il desiderio di restar legati alla parrocchia, oltre a dimostrarne la prosperità economica. Vi si celebra ogni anno la festa della Madonna della Neve il 5 agosto, che in passato consisteva nella celebrazione “di messe sei piane e un’altra cantata”, con indulgenza di 40 giorni  per tutti i fedeli partecipanti. Nel 1695 viene dichiarato pubblico oratorio e il parroco vi deve celebrare ogni giorno una messa “ad formam Sti Petri Vannaccherens. Belga”. Non è certo fino a quando sia durata tale situazione, ma coi primi anni dell’Ottocento si era tornati alla situazione precedente: l’oratorio serviva di nuovo unicamente alla famiglia, eccettuata la festa annuale. Nella seconda guerra mondiale l’oratorio subì gravi danni e fu ricostruito dai proprietari negli anni seguenti, perdendo in parte il suo aspetto originario. Una lapide all’interno della chiesa riporta la seguente iscrizione: questa cappella dedicata alla Madonna della Neve apparteneva in antico alla famiglia Del Frate fu distrutta dalla seconda guerra mondiale e ricostruita nel MCMLXI dalle sorelle Clara Rina e Wanda in memoria dei loro genitori Angiolo Ricci Bardzky e Angelica Del Frate Ferrini.

Paolo Santini