San Martino in Campo, una delle “sorelle” di San Giusto

Abbazia di san Martino in Campo, abside
Abbazia di san Martino in Campo, abside

Dopo tanti luoghi dimenticati, ne presentiamo uno quasi salvato dall’oblio, sicuramente non dimenticato. Qui l’impegno, la solidarietà della gente e la caparbietà di un giovane parroco hanno giocato un ruolo fondamentale. E se non fosse per il fatto che mancano 250mila euro a raggiungere l’obiettivo, potremmo togliere anche quell’ultimo noioso “quasi” dal nostro discorso. Ma quel tempo arriverà presto, ne siamo convinti. Certo, dopo anni di lavori, scongiurati finalmente i pericoli di crollo, l’abbazia di San Martino in Campo rischia comunque di rimanere un’incompiuta per mancanza di fondi. In questo caso di pochi euro, tutto sommato guardando allo sforzo fatto. Il progetto di restauro del complesso, costituito dall’abbazia e dal convento, fu realizzato nel 2001. Negli anni precedenti si erano aperte pericolose e preoccupanti crepe nelle strutture del complesso, che denotavano fenomeni di cedimento strutturale in atto. L’indagine geologica evidenziò che negli strati di terreno sotto l’abbazia era come se scorresse un fiume d’acqua, ed i terreni argillosi sui quali era fondata favorivano alternativamente l’innalzamento e l’abbassamento delle strutture; tale oscillazione aveva causato le fenditure, che avevano interessato il convento, l’abbazia ed il meraviglioso chiostro interno. Il progetto di recupero prevedeva una serie di interventi per un importo di circa un milione e duecentomila euro. In una parrocchia di 17 anime questa cifra sembrò astronomica e difficile da mettere insieme.

Abbazia di san Martino in Campo, abside
Abbazia di san Martino in Campo, abside

Un giovane parroco innamorato … dell’arte. A quel punto entrò in gioco un giovane parroco, innamorato dell’abbazia e affascinato dalla spiritualità e dal raccoglimento evocati dal luogo; quel parroco era don Cristiano D’Angelo, titolare della parrocchia di Bonistallo, presso Poggio a Caiano.
In breve tempo, guidato dalla volontà e da uno spirito tenace, riuscì a far muovere idee e persone per salvare l’abbazia e il convento di San Martino in Campo; miracolosamente iniziò il restauro. “Sono conclusi i lavori di restauro alla Chiesa, alla parte centrale del convento, all´appartamento sul chiostro. Attualmente la struttura ha una capacità di accoglienza di 14 posti letto in 7 camere tutte dotate di bagno privato. La struttura inoltre mette a disposizione una sala riunioni di 30 posti. I lavori in progetto prevedono anche la ristrutturazione del lato est del convento per completare il restauro di tutto il complesso e recuperare altre 5 camere per altri 10 posti letto. Il costo preventivato per a conclusione dei lavori è di 250.000 €. Potremmo affermare che siamo ben oltre metà dell’opera: grazie ai consistenti contributi dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e della Cassa di Risparmio di Pistoia, siamo riusciti a consolidare le fondazioni dell’abbazia e del convento e a risistemare quasi tutti i tetti”, ha esclamato con soddisfazione don Cristiano. Ovviamente la parrocchia ha un mutuo che mensilmente deve essere pagato, e per questo si cercano soluzioni per poter avere qualche entrata. Le idee non mancano, e oggi a San Martino in Campo si può pernottare in uno straordinario e suggestivo ambiente monastico, così come si può decidere di far celebrare qui il proprio matrimonio. “Il sogno di completare il recupero in dieci anni si sta realizzando, ma adesso abbiamo bisogno degli altri duecentocinquantamila euro, indispensabili per salvare definitivamente San Martino e restituire il complesso all’originario splendore”. I lavori strutturali sulla chiesa sono terminati dunque, e questa è una sicurezza. Una volta completato il recupero, la struttura, che avrà una capacità di accoglienza di una trentina di posti letto, potrà ospitare ritiri spirituali, convegni o seminari di studio e aggiornamento su tematiche legate alla spiritualità e alla religione. Già adesso però tutto questo è possibile, seppur a regime ridotto. Inoltre, è previsto di fare del luogo un centro sugli studi biblici e sul vicino oriente antico; le prospettive sarebbero buone, considerato che il turismo spirituale e religioso è in costante aumento nella società di oggi, bisognosa di spazi adeguati per la meditazione. “San Martino è l’ideale per chi desidera vivere giorni di silenzio e di preghiera, o semplicemente vivere un tempo di riposo lontano dal caos delle città, immersi nella pace delle colline toscane e in un ambiente familiare ed accogliente”.

Per informazioni visitare il sito www.abbaziasanmartino.com.

La storia

Abbazia di san Martino in Campo, affresco
Abbazia di san Martino in Campo, affresco

L’abbazia di San Martino in Campo, nel territorio comunale di Capraia e Limite, in diocesi di Pistoia, è facilmente raggiungibile dal vicino borgo di Artimino. Si trova sul percorso di crinale che conduce da Artimino a San Baronto, in una posizione strategica. Il complesso abbaziale ha una storia antichissima. Basti pensare che già nel 1057 abbiamo notizia di un vescovo Martino, il quale istituì il ”Monastero di San Martino in luogo detto casa Nova”. Nel secolo successivo l’abbazia con Monastero di San Martino in Campo si identifica con il confine meridionale del territorio del distretto pistoiese. Il monastero, per la giurisdizione religiosa, era sottoposto alla vicina pieve di San Leonardo ad Artimino. Il convento è registrato nelle visite pastorali dei vescovi pistoiesi a partire da quella del 1383, ed è indicato generalmente come “Abbazia di San Martino in Campo dell’ordine agostiniano”. Soppressi il monastero e l’abbazia, il complesso passò nel 1592 all’Ospedale degli Innocenti di Firenze.

Per la visita. L’abbazia, con pianta ad aula e costituita in origine da tre navate e cinque campate, ha subito nei secoli notevoli trasformazioni, pur mantenendo ancora buona parte dei caratteri originari. Della chiesa originaria rimangono le fondazioni e i resti di una rara torre circolare visibili sul retro, nei pressi dell’abside. Attorno al 1100 la chiesa fu ricostruita in forme ridotte. Una navata e le campate più vicine all’ingresso di questo nuovo edificio crollarono probabilmente nel Quattrocento a causa di movimenti franosi del terreno (analoghi a quelli attuali). Oggi l’interno, a due navate e tre campate divise con archi a tutto sesto, conserva alcuni elementi romanici di rara bellezza: due capitelli decorati con motivi zoomorfi, alcune pietre recanti preziose iscrizioni in latino alto medievale, e infine, sulla parete in fondo alla navata destra, un grandioso affresco della fine del Trecento raffigurante “La Madonna in trono e Santi”. Notevole l’abside semicircolare, risalente al secolo XII, spartita da coppie di archetti pensili poggiati su semicolonne di fattura pisano lucchese. La chiesa romanica è stata modificata varie volte nel corso del Medioevo e l’ultimo restauro risale al 1951, quando furono restituite al complesso le forme romaniche originarie rimuovendo le aggiunte barocche.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA