Casa natale di Leonardo Da Vinci ad Anchiano
Casa natale di Leonardo Da Vinci ad Anchiano

“Alla ricerca di Piero di Malvolto. Note sui testimoni del battesimo di Leonardo da Vinci” è il titolo della ricerca che Alberto Malvolti, presidente della Fondazione Montanelli Bassi, ha appena consegnato alle stampe per Erba d’Arno. Una lettura avvincente che ci porta in viaggio in un Medioevo fatto di gente operosa e di episodi di vita assolutamente straordinari, in quel di Vinci, realtà sorprendentemente al centro di un mondo molto più allargato di quello che spesso siamo portati a pensare riferendoci a quel periodo. Eloquente il titolo ed evidenti da subito le assonanze familiari, anche se non mancano i colpi di scena, che quando parliamo di Leonardo chissà come mai sono sempre in agguato. In realtà lo studio è una miniera di riferimenti documentari che, c’è da giurarlo, daranno vita a tante altre ricerche, solleveranno nuovi interrogativi e nuove risposte. Un poderoso scavo archivistico che finora nessuno, nonostante i tentativi, aveva realizzato. Ma chi erano i testimoni – si chiede Malvolti – che quel giorno di primavera del 1452 accompagnarono il neonato al fonte battesimale? A questa domanda risponde con una ricerca circostanziata e dettagliatissima, che prende in esame non solo Piero di Malvolto, ma tutti i dieci testimoni presenti, cinque donne e cinque uomini. Un numero insolitamente alto di persone. «La prudenza imporrebbe all’autore di una ricerca storiografica, sia pure di interesse locale, di non assumere quale oggetto di studio un tema troppo coinvolgente sul piano personale. Faccio volentieri un’eccezione alla regola con questo lavoro, abbastanza anomalo rispetto a quanto ho pubblicato precedentemente», afferma Malvolti giunto ormai al termine della sua fatica. Interessanti i risultati dell’indagine. Innanzitutto le parentele. Poi la provenienza dei testimoni, molti residenti a Santa Lucia a Paterno, vicino ad Anchiano. Lo stesso Piero di Malvolto proveniva da Carbonaia, toponimo con casa tuttora esistente, ma la famiglia possedeva anche una casa ad Anchiano almeno dal 1412. Ed era una famiglia molto amica dei “da Vinci”. La vicinanza e l’amicizia con la famiglia di Leonardo, è provata anche dal fatto che nel 1426 il nostro Piero di Malvolto era stato testimone al battesimo del figlio di Antonio, al quale fu imposto il nome di Piero e che ventisei anni dopo sarebbe, guarda un po’, diventato padre del Genio universale. Un intreccio affascinante che si snoda tutto fra Vinci, Santa Lucia a Paterno, Santa Maria al Pruno di Orbignano, Sant’Amato, e che vede coinvolti contadini, fabbri, artigiani, piccoli mercanti, molti imparentati fra loro. Basti pensare che quattro dei testimoni citati sono fra loro parenti piuttosto stretti, quasi tutti proprietari di un’abitazione anche a Vinci. «I testimoni – dice Malvolti – formavano una piccola rappresentanza della società vinciana destinata ad accogliere (e a legittimare moralmente anche se non giuridicamente) il figlio naturale di Ser Piero».

Busto bronzeo di Leonardo Da Vinci, Anchiano
Busto bronzeo di Leonardo Da Vinci, Anchiano

Legittimazione morale quanto mai necessaria visto che il piccolo Leonardo, poi cresciuto nella casa paterna, era nato da un rapporto fra due persone non sposate, per di più di rango sociale completamente diverso. Sulla Caterina madre di Leonardo si sa, sono stati versati fiumi d’inchiostro, non arrivando per ora a risultati certi. Di certo c’è che andò in sposa all’Accattabriga (ovvero Antonio di Piero del Vacca), ma questa è un’altra storia. Poco o nulla sulla sua misteriosa provenienza. «Confesso di aver pensato e sperato che questo Piero – continua Malvolti – potesse essere addirittura il padre della misteriosa Caterina, madre di Leonardo. Egli era l’unico tra i testimoni di cui non si conosceva la famiglia e che poteva essere quindi accatastato altrove. E perciò perché non pensare che in un altro ‘popolo’ vicino a Vinci si sarebbe potuto trovare la sua portata e quindi la composizione della famiglia con la presenza della tanto ricercata Caterina? In fondo sarebbe stato ragionevole che al battesimo avesse partecipato anche il nonno materno del neonato. La soluzione del problema era invece un’altra: colui che per i vicini e gli amici era noto come Piero di Malvolto era stato invece registrato dagli ufficiali del catasto con il suo nome completo e senza far riferimento al soprannome paterno: Piero di Andrea di Bartolino (poi Bartolini, ovviamente)». Ed ecco svelato l’arcano. Il cognome Malvolti dunque, come spesso accade, deriva da un soprannome. Straordinario lo spaccato di vita medievale descritto nel saggio, da cui emerge fra le tante cose un mondo fatto di commerci fra vinciani e bolognesi, attraverso la strada transappenninica discendente dal Montalbano; dalla ricerca risulta come lo stesso Piero di Malvolto svolgesse attività di commercio di seta e di altri materiali proprio con altri mercanti di Bologna e nei loro confronti avesse relazioni strettissime. E anche debiti. Poi, nella seconda metà del Quattrocento la famiglia di Piero cresce a dismisura e progressivamente si impoverisce. Ai primi del Cinquecento non c’è più traccia dei discendenti di Piero di Malvolto a Vinci, e li troviamo emigrati a Santa Croce, a Fucecchio, a San Miniato e a Marti. E utilizzavano ormai il cognome Malvolti. Ai primi del Seicento poi si insediano definitivamente a Fucecchio.
Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA