La guerra, la pace e la poesia dei poeti in ottava rima

Roberto Benigni e Nello Landi
Roberto Benigni e Nello Landi

Se ben si osserva i quattro continenti
la logica di guerra e l’omicida
per il brutto dominio dei potenti
quanto mondo che soffre e pace grida
sete di sangue e di uomini incoscienti
di spirito malvagio e gente infida
dopo fan credere al mondo più ignorante
quasi il cento per cento, guerre sante.

Si esprimeva così Natale Masi, poeta estemporaneo in ottava rima, in un componimento declamato nel 1990. E purtroppo è di estrema attualità, viste le guerre che segnano il mondo con i loro orrori e le loro distruzioni. In realtà la poesia estemporanea è stata nel tempo sempre espressione autentica di una cultura di pace, una cultura che veniva dalla terra, dal duro lavoro e da quel senso della famiglia e della fatica quotidiana che forgiava veri uomini e vere donne. E in un contrasto in ottava rima tenutosi a Lamporecchio nel 1991, quando ormai era scoppiata la guerra del Golfo, si rinnovava il grido di pace che solo la poesia può proclamare. Anche a Lamporecchio, nella terra del grande Francesco Berni, i poeti particolarmente ispirati furono Nello Landi di Buti, Florio Londi di Carmignano e Natale Masi di Vinci. Ancora il Masi:

E a me mi sembra si soffi in nella brace
Invece di attenua’ prende la via
Ormai la guerra han detto non più tace

E poi ancora Natale Masi che rispondendo ad una rima che invitava a spendere il denaro invece che in armi “in attrezzi da lavoro”:

Altamante Logli e Roberto Benigni a Carmignano nel 1983
Altamante Logli e Roberto Benigni a Carmignano nel 1983

Caro collega non si spetta a loro,
io te lo voglio dir ci son misteri
ormai sì, lo sappiam bene e che gli è un coro,
la farebban la guerra di mestieri

E in chiusura il Masi proclamava dei versi che ancor oggi fanno venire i brividi per la loro bellezza:
“… questo deve pensarlo il cittadino,
e vorrebbero di’ gl’òmini strutti
che la guerra è venuta per destino”.

Era il 1991, a Lamporecchio.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA