Ecco la seconda puntata della biografia di Alessandro Martelli, un vinciano ministro dell’economia di Mussolini.

Il Nazionalismo a Empoli. Enrico Corradini, Alessandro Martelli, Corrado Masi e Alberto Castellani

Villa Martelli a Vinci. Coppedè per il ministro
Villa Martelli a Vinci. Coppedè per il ministro

Alessandro Martelli ( cliccando questo link potrai rileggerti la prima puntata, l’atto primo) aderì subito, insieme al cugino Alberto Castellani ed a Corrado Masi , entrambi empolesi, al movimento nazionalista di Enrico Corradini, anche lui originario della zona, di Samminiatello presso Montelupo Fiorentino. Non finiscono qui le analogie con la vita di quello che diverrà un altro esponente di primo piano del Regime, il nazionalista Luigi Federzoni , il grande mediatore fra le due anime del fascismo, la moderata e l’estremista, fondatore con Corradini ed Arcari dell’Associazione Nazionalista Italiana nel 1910. Ma torniamo un passo indietro. Proprio a Empoli sorse, su impulso della classe borghese, il secondo circolo nazionalista in Italia, fondato nei locali del Teatro Salvini il 25 luglio 1909. Era stato Enrico Corradini che, recatosi a Empoli ai primi di luglio dello stesso anno, aveva gettato le basi per la fondazione del gruppo nazionalista; tre anni prima, il 22 luglio del 1906 era nato per volontà dei futuri nazionalisti e a dar loro voce, anche un giornale settimanale, “Il Piccolo Corriere del Valdarno e della Valdelsa”. Tra i primi fondatori ritroviamo gli amici del Martelli, Masi e Castellani. Nel 1911-12 Martelli parteciperà da volontario alla guerra italo-turca e sempre da volontario prenderà parte, come ufficiale del Genio, alla Grande Guerra. Conseguì sul campo, dal 1915 al 1918, due promozioni per meriti di guerra e la croce di guerra. Partito come tenente, fu promosso capitano e fu impegnato nelle battaglie dell’Isonzo e nella zona di Gorizia. Alla fine del 1917 fu richiamato dal fronte per essere comandato nell’ufficio invenzioni e ricerche del ministero per le Armi e munizioni. La struttura, diretta da Federico Millosevich, maestro del Martelli presso l’Istituto forestale di Firenze nonché successivamente suo biografo, si occupava dell’approvvigionamento di materie prime per la siderurgia di guerra.

L’astro nascente del fascismo toscano. A Firenze, fra il 1919 ed il 1920, fu fra i fondatori dell’Unione Politica Nazionale e fu tra i primissimi nazionalisti aderenti al fascismo; fu l’inizio di una folgorante carriera politica. Il 1º ottobre 1922, s’iscrisse al Partito Nazionale Fascista, presso il fascio di Firenze; fu tra i protagonisti della marcia su Roma al comando della colonna Ceccherini. Nel 1923, fu eletto consigliere provinciale, nell’aprile del 1924 deputato al Parlamento Nazionale; nel marzo del 1929, sarà eletto nuovamente deputato nella XXVIII legislatura, dopo il “primo plebiscito” del regime. Memorabile il discorso tenuto al Teatro Salvini ai primi di aprile del 1924. Il candidato fu acclamato per decine di minuti da una folla entusiasta. Il discorso, lunghissimo e intriso di roboante retorica, terminava in questo modo: «Il popolo nostro dovrà esprimere col suo voto se deve rimanere al governo d’Italia l’Uomo che l’ha salvata dal baratro e dalla rovina e che ha dimostrato di saperla condurre alla riconquista della gloria di Roma, o se pure le falangi fasciste dovranno riprendere la rivoluzione interrotta e dare al Duce della nuova Italia più assoluto potere. Voglia il destino che il popolo tutto, in un responso vibrante di concordia e di passione, possa affermare la propria fede e la propria speranza nell’opera di Benito Mussolini, benedicendo col poeta quanti per l’Italia morirono, quanti per l’Italia vivranno» . Vedremo che qualche anno dopo tornerà su alcune di quelle valutazioni. (2-continua)

Paolo Santini