Alessandro Martelli un vinciano ministro del Duce
Alessandro Martelli un vinciano ministro del Duce

Dal vertice dell’AGIP a ministro dell’Economia nazionale

La carriera del vinciano Alessandro Martelli fu fulminea; da sottosegretario di Stato per le Comunicazioni dal 5 novembre 1926 al 9 luglio 1928 arrivò, già dal 1926, ai vertici dell’Azienda Generale Italiana Petroli, l’Agip, nominato direttamente da Mussolini, sulla scia delle prime fortunate ricerche petrolifere condotte con successo in Albania. Ottenne per l’AGIP uno stanziamento, per espressa volontà del Duce, di 90 milioni di lire destinati a finanziare una grandiosa campagna di ricerche petrolifere sul suolo italiano. Approntato un imponente piano di trivellazioni, ottenuta l’approvazione del Consiglio Superiore delle Miniere, vide con soddisfazione iniziare le prime ricerche sul campo. Fu, se vogliamo, uno dei principali maestri di Enrico Mattei, il futuro presidente dell’ENI . Le ricerche petrolifere avviate su larga scala dal Martelli, possono essere considerate l’inizio delle campagne, interrotte durante la guerra, che fin dal 1945 porteranno Enrico Mattei, nominato commissario dell’AGIP, ente di cui era stata prevista la liquidazione, a riprendere l’esplorazione del sottosuolo italiano. Tale campagna esplorativa, naturale ed evidente prosecuzione delle ricerche volute dal Martelli, condurrà poi alla scoperta dei grandi giacimenti di metano nella Val Padana e ad alcuni giacimenti petroliferi, uno su tutti, quello di Gela in Sicilia. La vita del nazionalista vinciano fu da uomo di prim’ordine del cosiddetto “fascismo in doppiopetto”: brillante, colto, preparato, abile e incisivo oratore, elegante frequentatore dei salotti buoni prima a Firenze e poi a Roma. Il 9 luglio del 1928, fu nominato ministro dell’Economia Nazionale, carica che ricoprirà fino al 12 settembre 1929. Era la consacrazione definitiva. L’11 giugno del 1929, pronunciò un discorso alla Camera che avrebbe potuto segnare uno spartiacque nella politica economica fascista, ma il 12 settembre il governo fu modificato in larga parte, e il Ministero dell’Economia Nazionale fu trasformato nel Ministero dell’Agricoltura e Foreste; a presiederlo sarà chiamato Giacomo Acerbo. Lo stesso Mussolini spiega tale modifica giustificandola con il fatto che, mentre l’agricoltura necessita ancora di un unico centro propulsivo, considerati i grandi progetti in corso come la bonifica integrale e la battaglia del grano, gli interessi dell’industria sono ormai affidati ai ministeri delle corporazioni e delle finanze. Quella del Duce sarà, a nostro avviso, una scelta miope, considerando il programma proposto dal Martelli; probabilmente quel programma di politica economica, proposto da una tale personalità con una tale preparazione, era troppo lungimirante, e la rivoluzione fascista ormai era già lontana. Sarebbe ingenuo però pensare soltanto ad un errore. Anche altri fattori giocarono probabilmente a sfavore del Martelli; non ultima, la sua grande intelligenza, e la forse eccessiva caratura professionale e politica, doti che lo portavano ad essere ostile nei confronti di servilismi d’ogni genere, anche nei confronti del Duce, anche nei confronti dei poteri forti. Scomodamente evidenti del resto, nel campo della politica economica, le divergenze profonde fra le idee del Martelli e quelle dello stesso Mussolini. E una frase pronunciata da Vitruvio Cinelli, podestà di Empoli, ci riporta un aneddoto proprio relativo ai rapporti con Mussolini. Durante un’accesa discussione sulla politica economica, il Martelli sarebbe uscito dalla stanza del Duce a Palazzo Venezia sbattendo violentemente la porta. Il programma di politica economica, proposto dal Martelli, era stato troppo lungimirante. (5-continua)

Paolo Santini

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