Uliveto, foto di Paolo Santini
Uliveto, foto di Paolo Santini

“Allora Noè rilasciò la colomba, per vedere se le acque fossero scemate sulla superficie del suolo; ma la colomba non trovò un riposo per la pianta del piede e tornò a lui nell’arca, perché c’erano acque sulla superficie di tutta la terra. Ed egli stese la mano, la prese  e la portò con sé dentro l’arca. Attese ancora altri sette giorni e di nuovo rilasciò la colomba fuori dell’arca, e la colomba tornò a lui sul far della sera; ed ecco, essa aveva una foglia di ulivo, che aveva strappata con il suo becco; così Noè comprese che le acque erano scemate sopra la terra. Aspettò tuttavia ancora sette giorni, poi rilasciò la colomba; ma essa non ritornò più da lui (Genesi 8,8-8,12)”. Il passo della Genesi, da leggere come buon augurio oggi giorno di Pasqua, ci racconta una parte importante della straordinaria storia dell’ulivo. A Vitolini, un borgo come tanti nella campagna toscana, da sempre si tramandano tante leggende; e da sempre è stato ammirato con grande rispetto un ulivo millenario, più volte offeso dalle intemperie ma sempre rinato dalla sua antichissima ceppaia: l’ulivo di Borberi. Ecco, oggi raccontiamo una leggenda popolare che affonda le sue radici nella notte dei tempi. Borberi è un luogo detto, situato a circa un chilometro dal paese, e l’ulivo in questione si trova immerso in una magnifica campagna coperta di altri ulivi. E come mai da sempre questa pianta è stata considerata sacra? Perché si ritiene che da questo misterioso ulivo la colomba di Noè abbia tratto la foglia che indicò all’uomo la fine del diluvio! L’ulivo, albero misterioso da sempre sacro e da sempre temuto e rispettato per la sua forza, la sua vitalità e la  ricchezza del suo frutto. Buona Pasqua a tutti voi!

Paolo Santini