Leonardo e il fiume Arno
Leonardo e il fiume Arno

L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente”. Ci sarebbe poco altro da dire, dopo questa riflessione di Leonardo da Vinci, se il Genio non avesse avuto origine qui, e soprattutto non avesse trascorso nel suo luogo natale gli anni più importanti della sua vita, quelli della formazione, della scuola d’abaco, dell’apprendimento dei primi rudimenti dell’osservazione e dell’analisi scientifica. Percorrendo gli impervi sentieri che si arrampicano sul Montalbano, osservando l’acqua dei numerosi rii che solcano il monte, e i mulini con le loro ruote e i ritrecini mossi da quell’esile filo di energia a testimoniare un ingegno dalle origini antiche, Leonardo ha vissuto a Vinci le sue prime esperienze sul campo; le riflessioni di quel fanciullo si tradurranno in pensieri, progetti, macchine, tutta la sua vita sarà testimonianza e rielaborazione. In quest’ottica, Leonardo e l’Arno è un tema quanto mai suggestivo e tutto sommato – aldilà delle grandi speculazioni scientifiche e politiche sul grandioso progetto di deviazione del fiume – poco frequentato, nonostante la sterminata bibliografia esistente sul Vinciano. Un tema di grande respiro che travalica la figura leonardesca e investe la storia stessa della Toscana in età medievale prima, rinascimentale poi, e quindi una parte importante dell’Europa dell’epoca. Storia economica, principalmente, e storia della tecnologia e dell’innovazione. L’Arno è stato per secoli la spina dorsale di questo territorio, via di comunicazione velocissima per le attività commerciali e inesauribile fonte di energia idraulica in grado di muovere le straordinarie macchine di quegli opifici dove venivano prodotti i “panni” di lana, attraverso il commercio dei quali si sviluppò la grandezza della città di Firenze, fino a farla divenire la capitale di un’Europa che molto guardava al Mediterraneo considerandolo il fulcro di un sistema commerciale vivo e dinamico.

Vinci di Leonardo
Vinci di Leonardo

Il perno di quel mondo. Dell’Arno in Toscana se ne occuparono tutti i governi, dalla Repubblica ai Medici fino ai Lorena, mettendo in campo, seppur a fasi alterne, politiche di sviluppo fondate proprio sulla risorsa dell’acqua. Risorsa di vita per le città che vi si affacciavano, ma anche di lavoro. Arno amico, e non fiume maledetto come siamo purtroppo abituati a vederlo ultimamente da queste parti, almeno dal 1966 in poi; e di certo la colpa non è dell’Arno. Questo volume, con una serie di interventi firmati da autorevoli studiosi di Leonardo e da abili conoscitori delle relazioni dell’artista con il territorio toscano, viene finalmente a colmare una lacuna piuttosto evidente. C’è da sperare soltanto che questo libro sia il primo di una lunga serie, sempre nel segno di Leonardo.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA