La fontana lato collegiata
La fontana lato collegiata

La fontana in piazza Farinata degli Uberti fu realizzata nel 1828; l’acqua necessaria ad alimentare la fontana, come abbiamo visto, proveniva dalle celebri sorgenti di Sammontana, donate al comune dai padri della basilica di San Lorenzo. Il lungo acquedotto progettato da Giuseppe Martelli, era stato costruito in modo tale da poter trasportare molta più acqua di quella che scaturiva dalle sia pur pregiate fonti donate alla comunità empolese; e di acqua, negli anni seguenti, ne arriverà molta. Quando fu raccolta l’acqua anche dalle sorgenti di “Tomba di Berto”, fu posta sul basamento della fontana la seguente epigrafe, dettata dall’illustre avvocato Ettore Chiarugi:

Sappiano i presenti ed i futuri che a tempo del sindaco comm. grand’ufficiale tenente generale Giuseppe Casuccini-Bonci i marchesi Giuseppe e Dino de’ Frescobaldi patrizi fiorentini ed il sacerdote Giuseppe Bonardi rettore della chiesa di Botinaccio con atto pubblico 22 marzo 1886 gratuitamente ed in perpetuo cedevano al comune di Empoli le sorgenti di acqua potabile dei loro terreni in luogo detto “Tomba di Berto” in comune di Montespertoli. Il municipio di Empoli riconoscente”.

Fontana lato Collegiata particolare
Fontana lato Collegiata particolare

L’iscrizione, in lingua italiana e non in latino come le altre due, fu incisa direttamente sul marmo del basamento; infatti, al tempo della costruzione dell’opera, non era stato progettato un altro spazio destinato ad accogliere ulteriori iscrizioni, oltre a quelle collocate nel 1827 sui lati settentrionale e meridionale della fontana. Anche per rispettare l’edificio sacro della Collegiata, nel 1828 si era ritenuto più corretto e dignitoso non collocare epigrafi proprio di fronte alla facciata di Sant’Andrea. Invece, quasi sessant’anni dopo, nel 1886, i tempi erano cambiati, tanto da consentire la collocazione di quest’epigrafe addirittura sul lato della fontana di fronte alla pieve. Ormai la presenza della fontana al centro della piazza, con quelle tre figure femminili nude e un po’ tentatrici in bella mostra, era stata evidentemente accettata, e digerita loro malgrado, dai canonici empolesi, i cui animi si erano placati dopo tanto discutere. Ripercorrendo brevemente le vicende vissute da questa zona della piazza prima della costruzione della fontana, vediamo che nel Medioevo al centro della piazza si trovava l’albero della giustizia, in genere un olmo; infatti, all’ombra di tale pianta sulla pubblica piazza erano sottoposti a giudizio, ed eventualmente condannati, coloro che avevano commesso reati nei confronti della comunità. Poi, con la dominazione fiorentina, arrivò al centro della piazza una colonna in pietra che sorreggeva il Marzocco, l’emblema con il leone, fiero simbolo della città dominante, Firenze. Quando arrivarono i francesi ai primi dell’Ottocento, abbattuto il glorioso leone gigliato, innalzarono l’albero della Libertà, in pratica un nuovo simbolo d’oppressione, questa volta addirittura straniera. Finalmente, con il ritorno dei granduchi lorenesi in Toscana, dopo il 1814, ad Empoli s’iniziò a pensare ad un nuovo simbolo da collocare in mezzo alla piazza, davanti all’edificio cittadino più importante, la Collegiata di Sant’Andrea. In ogni caso il nuovo simbolo doveva essere un simbolo “laico”, vista la posizione strategica. E gli empolesi, già dal 1817, cominceranno a pensare ad un segno sfarzoso e ricco in grado di dimostrare a tutti il vero valore della città e dei suoi abitanti: nascerà così la lussuosa fontana.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA