Il 23 novembre 2019, l’Associazione Turistica Pro Empoli  in collaborazione con il CAM – Centro Attività Musicali presentava nell’ambito delle iniziative organizzate per i novecento anni della fondazione della città, la conferenza del sottoscritto: “Empoli, più di un secolo in musica. Dal centenario della Filarmonica Verdi ai 25 anni di vita del CAM”. Si trattò di una conferenza concerto molto partecipata, tenutasi nel magnifico scenario del cenacolo degli Agostiniani, e fu anche l’occasione per ripercorrere molte tappe della storia della Filarmonica Verdi e celebrare degnamente il sodalizio che ne ereditò le funzioni, il CAM appunto, oggi una delle scuole di musica più frequentate della Toscana. In quell’occasione riproponemmo l’esecuzione di un pezzo che, parlando della storia di Empoli non sarebbe potuto certamente mancare: La Zia Monaca di Giuseppe Cecchi. Il pezzo viene eseguito tutti gli anni durante la solenne processione per il Corpus Domini. In questo caso invece, si tratta di un’occasione celebrativa, per sottolineare il fatto che da alcuni anni ormai, le note della Zia Monaca risuonano per le vie cittadine proprio per mano di musicisti empolesi. Infatti, la banda del CAM, centro attività musicali, esegue annualmente il pezzo in occasione del Corpus Domini. Nell’esecuzione che proponiamo, – la ripresa non è delel migliori ma è l’unica a disposizione – viene eseguita da parte di una formazione ristretta del CAM Empoli proprio nel cenacolo degli Agostiniani. Tuttavia, la storia della celebre marcia è storia travagliata, e cogliamo l’occasione in questo difficile anno in cui la processione non si terrà a causa dell’emergenza Covid19, per ripercorrere le vicende che videro la non esecuzione della marcia per la prima volta dopo decenni. Correva l’anno 1985.

«Era nata nel 1881 e ha cessato di vivere il 16 giugno 1985. A dire il vero, la “zia” aveva già dato segni di cattiva salute l’anno scorso, ma oggi è morta definitivamente. La “zia” di cui si parla è la celebre marcia “La Zia Monaca”, scritta dall’illustre concittadino empolese Giuseppe Cecchi nel 1881 e che ogni anno veniva suonata alla processione del Corpus Domini dalla banda municipale di Empoli, tanto da assumere, nell’uso comune, il nome di “Marcia del Corpus Domini”. Tale ricorrenza era stata fino ad ora considerata da tutti come un’istituzione che faceva parte delle tradizioni locali. L’anno scorso la marcia non fu suonata dalla banda municipale di Empoli: pare che essa, dopo essersi presentata alla processione, abbia dovuto far ritorno in sede, per motivi non del tutto chiariti. Il Corpus Domini 1985 è stato festeggiato senza la consueta partecipazione di alcuna banda, quantunque manifesti murali affissi in precedenza avessero annunciato un po’ confusamente che almeno la banda cittadina avrebbe prestato servizio. Non vogliamo qui entrare in polemica con chicchessia, riteniamo tuttavia che rimuovere tradizioni, usi e costumi non è né bello né simpatico. Ci auguriamo che nei prossimi anni questa tradizione così cara agli empolesi, venga ripristinata».  Si esprimeva così, in una lettera aperta, Mario Baragatti, all’indomani della decisione di non invitare la gloriosa filarmonica cittadina Giuseppe Verdi alla processione del Corpus Domini. Furono molte, in quell’assolato giugno di 35 anni fa, le lettere di questo tenore inviate ai giornali. Gli empolesi attendevano tutto l’anno quella festa durante la quale le note della banda si diffondevano in tutte le vie della città e tutti aspettavano di sentir risuonare le note della tanto amata Zia Monaca. Era qualche anno però che tirava vento di bufera fra i vari sodalizi cittadini. I rancori, si sa, covano, e prima o poi si manifestano. L’anno prima, nel 1984, nonostante gli screzi verificatisi fra la “Verdi” e la filarmonica ospite, il comitato empolese dei festeggiamenti per il Corpus Domini era tornato a invitare, sebbene a malincuore, ancora una volta la filarmonica empolese raccomandando puntualità («che al Vostro organico è sempre mancata») e avvertendo che il numero dei musicanti avrebbe dovuto superare i 35 elementi «che suonano, e non comparse come già in altre circostanze è accaduto».  Il presidente di allora, Remo Corti, rispondeva nella circostanza per le rime ricordando la longeva e gloriosa storia della Filarmonica e la serietà del sodalizio. Riguardo alle “comparse”, Corti ribadiva la serietà del gruppo e di tutti i musicanti. Ma la contesa non era ancora finita. Il 27 giugno 1984, il commendatore Martini tornava nuovamente a lamentarsi della condotta dei musicanti della Filarmonica empolese; il compenso pattuito veniva inoltre decurtato di lire 150 mila «perché – sono parole dei membri del comitato per i festeggiamenti – 1º al ricevimento della Filarmonica di Montelupo Vi fermaste (senza giustificato motivo) in Piazza Farinata senza compiere il percorso stabilito e senza prendere parte al rinfresco alla Misericordia che questo Comitato aveva preparato anche per tutto il vostro Complesso. Immaginammo la ragione del Vostro comportamento, che però fra colleghi non è affatto piacevole né tanto meno scusabile. 2º Per esservi allontanati dalla processione senza giustificato motivo». I musicisti empolesi, evidentemente, mal sopportavano la presenza di un’altra banda per le vie della città. Stavolta era toccato alla “Nardini” di Montelupo. 

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA