L’abbazia di San Giusto al Pinone (seconda e ultima puntata)

La facciata dell’abbazia. Si osservi l’eleganza della policromia e la monumentalità del portale con architrave monolitico in pietra arenaria
La facciata dell’abbazia. Si osservi l’eleganza della policromia e la monumentalità del portale con architrave monolitico in pietra arenaria

In questa settimana di Ferragosto possiamo considerarla una meta da visitare in tutta calma, lontano dalle preoccupazioni quotidiane, collocata com’è in un luogo fresco e tranquillo. Ne abbiamo parlato ieri per la prima volta (clicca qui per leggere l’articolo introduttivo), e oggi completiamo la visita. Per arrivare a San Giusto, provenendo da Empoli si sale fino a Vitolini e si prosegue dopo il borgo per circa 5 chilometri sulla provinciale 43 di Pietramarina. Il complesso abbaziale si trova sulla destra, oltrepassata di poco la piscina Pietramarina Riviera. Provenendo da Carmignano invece, percorsa la provinciale 10, si trova sulla sinistra appena oltrepassato il bivio per Castra. Il viaggio merita davvero.

L’abbazia fortificata di San Giusto sul Montalbano in realtà fu fondata dai monaci dell’ordine cluniacense – che osservavano la regola benedettina “Ora et Labora” – nel secolo X a presidio della strada utilizzata dai pellegrini che, passato l’Arno presso Camaioni, salivano alla badia di San Martino in Campo – altra emergenza architettonica della quale ci occuperemo prossimamente – e proseguivano il loro itinerario “per montem” incontrando l’abbazia di San Giusto e, sempre seguendo la strada di crinale, potevano contare sulla presenza dell’ospedale fortificato di Sant’Alluccio e poco oltre dell’abbazia di San Baronto (per inciso, l’itinerario è ancora oggi percorribile a piedi e ricchissimo di suggestioni storiche, naturalistiche e paesaggistiche). La posizione strategica dell’abbazia di San Giusto è confermata dal fatto che ivi convergevano le strade provenienti dal passo di nave di Limite, attraverso un itinerario che toccava le chiese romaniche di San Bartolo sul colle di Limite e Sant’Andrea a Conio ancora esistenti, come l’altra direttrice che dall’Arno toccava l’importantissimo insediamento fortificato della Castellina di Greti, situato sul poggio di San Biagio (dove si trovava l’omonima chiesa), e lambiva la chiesa di San Jacopo a Pulignano per tornare anch’essa ad incontrare la via di crinale presso San Giusto appunto. L’abbazia di San Giusto “al Pinone” è una delle testimonianze architettoniche di stile romanico più pregevoli di questa parte di Toscana. L’edificio, con pianta a croce latina, presenta una semplice facciata a capanna sulla quale si apre il portale d’ingresso, sormontato da un enorme blocco di arenaria che funge da architrave; costruita interamente in bozze di arenaria locale cavata sul luogo, sempre sulla facciata presenta, al di sopra del portale d’ingresso, un’elegante lunetta policroma realizzata in bozze di serpentino verde e in marmo bianco; al di sopra della lunetta si apre una bifora, scandita da una colonnina centrale lavorata in arenaria e sormontata dagli archi che richiamano la bicromia della lunetta. La torre campanaria, possente e inaccessibile (non presenta aperture esterne, ad eccezione di una piccola “luce”) alloggiava in origine la “sperduta”, la campana il cui suono era punto di riferimento per i pellegrini ed i viandanti sorpresi dal calar delle tenebre negli oscuri boschi del Montalbano. Di eccezionale importanza la cripta di quest’abbazia; sulla chiesa originaria risalente al X secolo, la cui testimonianza principale è costituita proprio dalla cripta, venne edificata, poco dopo l’anno Mille, la chiesa attuale. La cripta presenta piccole volte a crociera impostate sulle basse colonne centrali o direttamente sui muri esterni; notevoli le mezze colonne di sostegno degli archi delle tre feritoie che illuminano debolmente l’interno, con decorazioni a rilievo davvero interessanti. L’unica navata della chiesa superiore culmina nelle tre absidi semicircolari, perfettamente conservate nella loro impostazione originaria. L’abbazia era affiancata nel Medioevo da un monastero, del quale rimangono poche tracce nell’abitazione a fianco.

Un fianco dell’abbazia coperto dalla vegetazione, rimossa soltanto pochi mesi fa.
Un fianco dell’abbazia coperto dalla vegetazione, rimossa soltanto pochi mesi fa.

Oggi sembra si stia avvicinando l’epilogo di tutta quest’intricata vicenda che riguarda San Giusto. Dopo la raccolta di quasi settecento firme ad opera del comitato istituito per salvare l’abbazia, firme che sono state inviate anche al Fai, è arrivato nei mesi scorsi il primo intervento d’urgenza da parte della Soprintendenza per i beni architettonici. Lavori di messa in sicurezza della struttura, – niente di più, ma essenziali – che hanno comportato l’investimento di circa 50mila euro. Ma i lavori di restauro dei quali necessiterebbe il complesso sono ormai improcrastinabili, e le somme necessarie potrebbero aggirarsi intorno al milione di euro. E, inutile dirlo, attualmente, questi finanziamenti non ci sono. E pensare che siamo davvero di fronte ad una delle testimonianze architettoniche di stile romanico più interessanti della Toscana.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA