Tabernacolo della Madonna del Latte a Cerreto Guidi
Tabernacolo della Madonna del Latte a Cerreto Guidi

Ci sono luoghi che potremmo definire “naturali” per un pellegrinaggio, soprattutto quando parliamo di future mamme. Almeno un tempo era comune, durante la gravidanza e dopo, con il puerperio, affidarsi alle cure della Vergine Maria, vigile protettrice della maternità. Celeberrime la Madonna dei bimbi nella vicina Cigoli, la Madonna del latte di Piteglio o ancora di più – per il pregio artistico dell’immagine – la Madonna del parto di Piero della Francesca a Monterchi, ma moltissime altre immagini, anche nelle nostre zone, assursero nel tempo a veri e propri centri di devozione popolare. In pochi però conoscono la Madonna del latte di Cerreto Guidi. Oggi ne racconteremo la storia. Partendo, come facciamo spesso, da un’epigrafe incisa su di una lapide murata in uno degli angoli più suggestivi del borgo cerretese, nei pressi, praticamente alla base, del grandioso e monumentale scalone d’accesso di  buontalentiana memoria alla villa medicea.  “Qui dove il 12 gennaio 1930 – recita l’epigrafe –  improvvisa frana paurosa balenò morte e sterminio questa venerata imagine della Madonna del latte rimasta vigile scolta incolume sulle macerie salvò prodigiosamente il suo popolo in un materno sguardo radioso di misericordia e di amore”. Quale fatto racconta l’iscrizione? In realtà, pur esistendo ancora qualche testimone diretto dell’accaduto, è soprattutto la memoria popolare ad averci tramandato, ed a tramandarci al presente, intatto il “miracolo”. Era una domenica d’inverno, il paese era animato da gruppi festanti di ragazzi e di persone giunte come sempre dalle campagne circostanti, nella piazza sottostante la chiesa i banchi con i “chicchi”. All’improvviso, cinque minuti prima di mezzogiorno, un boato impressionante fece tremare le case del paese, e una enorme quantità di macerie si riversò impetuosa in mezzo alla piazza. Il muro di sostegno della “strada nuova”, accessorio alle strutture dello scalone mediceo (rimasto intatto), era crollato. La franosità del colle di Cerreto – minaccia da sempre incombente sulle case dei cerretesi proprio a causa della composizione argillosa della collina – si era di nuovo manifestata, terrorizzando gli astanti scampati alla tragedia. Ecco, era avvenuto il miracolo. A mezzogiorno in punto sarebbero uscite dalla Santa Messa – in corso di celebrazione nella pieve di San Leonardo al momento della frana – centinaia di persone e avrebbero percorso la strada appena rovinata. Se la frana fosse avvenuta in quel momento, soltanto cinque minuti dopo, sarebbe stata una strage. E invece, nessuno riportò un graffio, nemmeno i venditori ambulanti posizionati a poca distanza in attesa dell’uscita della funzione. I cumuli di macerie giunsero a pochi metri dal tabernacolo che ospitava l’antica e già miracolosa Madonna del Latte, tanto cara alle madri allattanti. Nel luogo dove poi sorgerà il tabernacolo attuale doveva essere presente un’edicola ospitante un affresco già ai primi del Cinquecento. L’iconografia popolarissima della Madonna del latte, lo ricordiamo, fu pesantemente ridimensionata in seno alla chiesa dopo il concilio di Trento. Tanto che le rappresentazioni più celebri sono tutte abbondantemente preconciliari (ad esempio ricordiamo la Madonna del Latte del senese Ambrogio Lorenzetti, risalente al 1324, o le figure fra fine Quattrocento ed i primi del secolo successivo, come la stessa Madonna Litta di Leonardo Da Vinci). Con la riforma tridentina (metà del Cinquecento) infatti alcune immagini furono definite sconvenienti e fra queste furono incluse naturalmente le rappresentazioni di Maria a seno nudo, rappresentazioni che in qualche modo, secondo il dettato del concilio, avrebbero potuto distogliere il fedele dalla preghiera. Fu compito dei vescovi valutare nel comprensorio della loro diocesi la presenza e l’idoneità delle varie immagini devozionali e decidere sulla loro rimozione o su eventuali ritocchi con panneggiamenti vari. Ma la devozione popolare nei confronti di queste immagini non cessò di aumentare, anzi, spesso laddove erano presenti dei semplici tabernacoli sorsero nel tempo oratori e poi veri e propri santuari. Resta poi il fatto che in molti casi, ne sono ricche le cronache, questi tabernacoli vengono ancora oggi considerati dalle “aspiranti” madri luoghi nei quali recarsi in preghiera per rivolgersi alla Madonna.

I tabernacoli in Toscana. Le nostre campagne sono caratterizzate dalla presenza di immagini sacre custodite in tabernacoli, nicchie, piccoli oratori, testimonianza diretta della pietà religiosa e della spiritualità di un mondo contadino ormai perduto. La presenza di un’immagine sacra assicurava la protezione del luogo da parte del santo o della Madonna raffigurati nel tabernacolo, e ciò spiega perché, già nel Medioevo, sulle piazze dove si svolgeva il mercato si ponesse un’immagine sacra a protezione di chi vi si recava e contro le frequenti risse che scoppiavano in occasione dei mercati settimanali. È anche il caso di Cerreto e di questa Madonna del latte, collocata proprio sulla piazza del mercato settimanale. L’ubicazione dei tabernacoli in aperta campagna era invece legata alla loro originaria funzione di proteggere i luoghi dove sorgevano a salvaguardia del cammino dei viandanti. La presenza di un tabernacolo o di una croce era necessaria in luoghi naturali pericolosi, vicino ai burroni come in prossimità di bivi, trivi o quadrivi, aree di intersezione, ponti: lì si concentrava la paura e la pericolosità dell’ignoto e lì si doveva provvedere alla protezione del luogo mediante immagini devozionali.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA