Cappella della villa di Celle
Cappella della villa di Celle

“La Cappella della Villa di Celle ha un unico difetto, gli mancano le ruote. Chiunque la vede vorrebbe portarla via con sé!” Così sembra che avesse detto lo storico dell’arte Bernard Berenson in visita a Celle un giorno degli anni ’30 del Novecento. La bella cappella gentilizia della Villa di Celle, fatta costruire dal cardinale Carlo Agostino Fabroni nel 1703, è l’emblema della storia di questo luogo straordinario, conosciuto in tutto il mondo per la collezione di arte ambientale realizzata da Giuliano Gori a partire dagli anni  Settanta del Novecento, che oggi conta 80 opere di dimensioni monumentali.

Dopo due anni di restauri e di ricerche storiche che hanno riguardato la parte architettonica, le opere d’arte e gli arredi della Cappella della Villa di Celle, il 15 ottobre, dalle ore 15.00, sarà inaugurato al pubblico il magnifico portale di bronzo, opera permanente di Daniele Lombardi, con le note scolpite dell’ultimo brano per violino della sua composizione Divina.com. Nella stessa giornata saranno presentate al pubblico anche le opere permanentiResidenza a Cascina Terrarossa di Stefano ArientiEcho dell’artista turca Hera Büyüktaşçıyan e le esposizioni temporanee Foresta orizzontale di Fabrizio Plessi e Musica Virtuale 22 di Daniele Lombardi. Per l’occasione saranno realizzati tre volumi per Gli Ori Editori contemporanei. La musica, sia strumentale che visiva, fa parte della storia degli ultimi cinquant’anni di attività della Fattoria di Celle, per questo Giuliano Gori ha invitato il compositore, pianista e artista visivo Daniele Lombardi – che per Celle aveva già composto un’opera nel 1992, l’Ora Alata – a presentare un progetto per il portale della cappella. Un giorno “la folgorazione”, come la chiama Gori:  l’idea di realizzare una Porta Sonora di bronzo con scolpita una musica che può essere udita ogni qualvolta la porta sarà aperta. La scelta della musica è poi caduta sull’ultimo spartito, dal titoloVergine Madre, della composizione Divina.com che Lombardi ha scritto nel 2004 ispirandosi alle 34 lapidi, con frasi della Divina Commedia, collocate nel 1907 nei luoghi danteschi di Firenze. Il brano finale della composizione, affidato a un assolo di violino, è connesso all’epigrafe ”VERGINE MADRE, FIGLIA DEL TUO FIGLIO…” le cui parole sono tratte dall’ultimo canto del Paradiso di Dante. Per l’inaugurazione al pubblico, alle ore 15.30, il famosoviolinistFrancesco D’Orazio eseguirà il brano scolpito sul portale della Cappella di Celle e in futuro altri musicisti saranno chiamati a farlo; è un ritorno a Celle anche quello di Stefano Arienti, che venti anni fa aveva realizzato una memorabile mostra temporanea nella Cascina Terrarossa, nello stesso spazio dove oggi ha creato l’opera permanente dal titoloResidenza a Terrarossa. Oggi, come allora, l’allestimento delle tre stanze può essere considerato un unico e coerente discorso. Arienti ha attraversato il parco di Celle scattando fotografie, archiviandole poi in cartelle, come i disegni di un taccuino raccolto en plein air. Alcune di queste fotografie sono state impiegate nelle tre stanze, stampate su pannelli di grande formato e sottoposte a un processo di trasformazione. “Arienti ha svolto un’ampia e articolata esplorazione di Celle – scrive Mattia Patti – offrendo al visitatore, allo stesso momento, una sorta di retrospettiva, o, meglio, di rilettura del proprio lavoro, incentrata su alcune tipologie di opere da lungo tempo praticate. A Celle dopo vent’anni Arienti è tornato per rimanere, con opere che catturano la storia profonda di questo luogo e al medesimo tempo svelano in maniera limpida il segreto dell’artista: attraverso un minimo intervento, in modo quasi invisibile, caricare di senso poetico gli oggetti più comuni, le immagini più note e familiari”.

Nel 2015 Giuliano Gori e Adelina von Fürstenberg, legati da un decennale rapporto di stima e amicizia, hanno deciso di dar vita a un progetto comune di arte contemporanea, “Quattro Mani”, scegliendo per iniziare due artiste, una delle quali è Hera Büyüktaşçıyan. Hera, che ha partecipato all’ultima Biennale di Venezia nel Padiglione armeno, ha realizzato per la Fattoria di Celle l‘opera permanente Echo (“eco” in italiano). In uno dei luoghi più raccolti del parco, tra gli ulivi e le erbe dei prati incolti, Hera ha “piantato” per terra quattordici elementi convergenti in acciaio, alti 2 metri e 50 centimetri, suddivisi in due file, a formare una specie di tunnel a cielo aperto che trae nutrimento dalla luce e dal vento.  “Mentre mi incamminavo lungo i sentieri dell’oliveto a Celle – afferma Hera Büyüktaşçıyan – mi sono sentita come se stessi attraversando gli echi del tempo che risuonano… è stato come essere testimoni di un dialogo tra gli alberi, un dialogo senza fine con la storia. Mentre guardavo uno di questi sentieri ho cominciato a immaginare una forma per queste eco invisibili, una forma che assomiglia sia a una creatura antica sia al fantasma di uno scheletro di animale”.

Fabrizio Plessi è dedicata la mostra temporanea “Foresta orizzontale” nello spazio di Casapeppe, nello otto stanze dove, nel 2004, Sol LeWitt ha realizzato l’opera Pencil Lines in Four Directions and All of their Variations on Black Squares.  I grandi quadranti neri alle pareti di Sol LeWitt sfidano la geometria esatta e arcaica delle 8 strutture in corten, dei tavoli, uno per ogni stanza, di Plessi. “Una natura sdraiata, afferma Plessi, che all’interno convive con la verticalità bianca degli spazi attorno. Dialogo muto, silenzioso, solenne. Ogni quadrato nero sembra, ma solo sembra, uguale all’altro. Ogni tronco-tavolo sembra, ma solo sembra, uguale all’altro. Identità apparenti, ma solo apparenti. In questa casa di Celle gli elementi vivono una loro vita intensa e profonda ritrovando il filo d’Arianna di un discorso ancestrale perduto nel tempo, nell’arte e nella storia”. Tra le numerose opere grafiche e pittoriche realizzate da Daniele Lombardi, Giuliano Gori ha scelto di esporre nell’edifico ottocentesco del Bowling “Musica Virtuale 22”, una tela di ben venticinque metri di lunghezza che, oltre ad avvolgere quasi interamente lo spazio, riconferma la vocazione di Lombardi a coniugare la musica con l’arte visiva. L’opera, già esposta in altra occasione, è degna di confrontarsi con quelle dedicate da Kandinsky alla musica, in modo particolare a quelle riferite al compositore Schönberg.