Cominciamo oggi un viaggio alla scoperta di un territorio straordinario, situato fra il corso del fiume Arno e il Montalbano; siamo nel territorio di Greti, e qui scopriremo gli edifici sacri, i castelli, i paesaggi, i luoghi misteriosi. Iniziamo con una delle chiese poste più a sud nella diocesi di Pistoia, al confine con la diocesi di Firenze, la chiesa di San Donato in Greti. Dedicheremo alla chiesa diversi articoli, tratti prevalentemente da lavori che abbiamo condotto sul campo e in vari archivi diversi anni fa, confluiti nella pubblicazione digitale su Cd rom “Le Terre del Rinascimento” (2000) e in seguito in parte nella prestigiosa pubblicazione a stampa edita dalla Società Storica della Valdelsa “Il popolo di Dio e le sue paure” (2003). La Ecclesia S. Donati de greti compare negli elenchi delle Decime del 1276-77 compresa nel plebato di S. Giovanni (poi S. Ansano) in Greti; viene citata nel contratto di cessione del territorio di Greti da parte dei Guidi al comune di Firenze nel 1254 e poi regolarmente registrata nei verbali delle visite pastorali, a partire da quella del vescovo Franchi del 1383; già nel 1660 la chiesa, di “patronato del popolo”, risulta sottoposta alla pieve di S. Maria a Limite. Dal 1674 è menzionata nelle visite dei vescovi come Prioria.

La Chiesa di San Donato in Greti (Vinci)
La Chiesa di San Donato in Greti (Vinci)

La chiesa attuale è stata ricostruita nel XIX° sec. , come attesta la lapide apposta sulla facciata dove si legge: “QUESTO TEMPIO FU RIEDIFICATO/ IL PARROCO LORENZO PICCHIOTTI NELL’ANNO 1838/ COADIUVATO DAI POPOLANI”. Si tratta di un edificio rettangolare, con facciata semplice e portale d’ingresso in pietra serena lavorata. La costruzione si presenta con pianta ad aula, a navata unica coperta a capriate lignee, culminante nella zona absidale con la tribuna delimitata in altezza da una piccola cupola. A completare lo stile neoclassico dell’interno troviamo le due colonne laterali di ordine ionico, appoggiate sui gradini d’accesso al presbiterio, sorreggenti l’arco che divide la copertura del corpo di fabbrica dalla cupola. Un’altra lapide all’interno indica:”COLONNE, ARCO, E VOLTA/ERIGEVA SUL CORO/GIACOMO COMPARINI/1839″. L’edificio è sormontato da un piccolo campanile a vela, all’interno del quale sono custodite due campane in bronzo con larga gonna a forma di ‘pera’; le proporzioni accentuatamente slanciate e le iscrizioni gotiche che vi figurano vicino ai margini superiori portano a collocarle nell’ambito di un artigianato toscano del sec. XIV°.

La costruzione è ben proporzionata e riceve illuminazione da sei finestrelle semicircolari collocate in una fascia di raccordo fra la copertura e le pareti laterali. All’interno sono presenti tre altari costituiti dalla sola mensa, di recente fattura.

Sull’altare di destra, dedicato al Crocifisso, è collocata una tela ad uso devozionale raffigurante la Crocifissione e santi di ignoto pittore del XVIII° sec. Tornando qualche secolo indietro, troviamo che nel 1756 il vescovo Federigo Alamanni negli atti della visita pastorale di quell’anno annotava:

“…Si noti che sull’altar maggiore di detta chiesa di legno tinto, all’interno del quale è un ornato di architettura dipinto nel muro, ed ha un quadro di ottima mano che rappresenta la Vergin Santa col bambino Gesù in grembo sedenti sotto un baldacchino; da un lato S. Antonio abate, dall’altro un santo pontefice”; ancora oggi nel coro è presente la tavola, definita già nella “visita” del 1674 ‘Pulcherrimam iconam’, raffigurante la Madonna col bambino tra i santi Donato e Antonio abate.

Sull’altare maggiore è posto un crocifisso ottocentesco in legno intagliato a tutto tondo, di scuola fiorentina. Della reliquia di S. Donato, sempre descritta nelle ‘Visite’ dal 1679 in poi, non rimane traccia. All’altare di sinistra, dedicato al SS. Rosario, era aggregata l’omonima Compagnia, con capitoli approvati il 20 Marzo 1665.         

Lungo le pareti laterali osserviamo la famosa serie di incisioni raffiguranti le Stazioni della Via Crucis di Luigi Sabatelli. Al di sopra del portale d’ingresso si trova una tela, copia moderna dall’originale di Andrea del Sarto custodita alla Galleria Palatina di Firenze, che rappresenta l’Annunciazione. A questo punto finisce la visita all’edificio sacro: uscendo possiamo ammirare il magnifico susseguirsi di filari di viti che fanno da scenario ai numerosi oratori e ville private che punteggiano il territorio circostante la chiesa e lo sguardo corre alle vicine Dianella, Campocollese, Collegonzi, per qualche istante immerso in un’atmosfera fuori dal tempo, a testimonianza di come questo paesaggio disegnato dall’uomo abbia come elementi centrali proprio gli edifici sacri.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA