Ermafrodito di Bacchereto
Ermafrodito di Bacchereto

Arrivare a Bacchereto è già di per sé un’avventura ricca di suggestione. Il borgo, da ovunque tu possa provenire, ti si para davanti quando meno te lo aspetti, e l’occhio corre subito alla sommità del colle che ospita i resti del castello medievale e alla torre campanaria della chiesa di Santa Maria Assunta. Suggestioni antiche, evocate da tanti indizi. Qui Leonardo da Vinci giovinetto era di casa, visto che vi abitavano la nonna e altri parenti. E qui Leonardo ha sicuramente frequentato le botteghe dei ceramisti baccheretani, ha visto le tante fornaci, ha osservato quei disegni così caratteristici, come quello del volatile con la bacca nel becco- e non è un indovinello scioglilingua leonardesco -, a evocare Bacchereto appunto. Da pochi giorni nei locali del complesso parrocchiale di Santa Maria Assunta restituiti all’antico splendore e ricavati praticamente al livello della fondazione dell’antica chiesa è possibile ammirare una serie di esempi della straordinaria produzione di maiolica baccheretana realizzata a cavallo fra Medioevo e Rinascimento. A Bacchereto infatti, fra gli ultimi decenni del Trecento e la fine del Cinquecento, si sviluppò una fiorente produzione di maioliche, anche di alta qualità, esportate nei maggiori centri della Toscana. Fonti archivistiche e scavi archeologici ne sono testimonianza.

La bacca nel becco
La bacca nel becco

Le ceramiche in esposizione provengono dallo scavo di una discarica di fornace situata in località Novelleto, effettuato nel 1974 dall’allora Soprintendenza alle Antichità d’Etruria su segnalazione del signor Mario Pasquini. Le indagini hanno restituito diversi manufatti ceramici di maiolica arcaica, prodotta in Toscana dalla metà del 1200 e realizzata fino alla seconda metà del secolo XIV. Si tratta di una ceramica caratterizzata dal colore rosso mattone dell’impasto e dal rivestimento di smalto bianco a base di stagno decorato con verde ramina e bruno manganese, con ritocchi in giallo nella cosiddetta famiglia verde. Tra i materiali rinvenuti nella discarica predominano le forme aperte, quali catini, rinfrescatoi, scodelle, scodelloni, ciotole e piattelli. La forma più caratteristica e distintiva delle botteghe locali è la cosiddetta ciotola tipo Bacchereto, che continuerà ad essere realizzata mantenendosi inalterata anche nelle produzioni successive. I motivi ornamentali più ricorrenti sono di tipo geometrico e vegetale, ma non mancano le raffigurazioni di animali.

La bacca nel becco ancora
La bacca nel becco in un frammento ceramico rinvenuto a Novelleto

Tra queste ultime si distingue per vivacità e accuratezza un volatile, con il becco dischiuso che trattiene una bacca, dipinto all’interno di un catino della cosiddetta famiglia verde. Numerosi poi sono gli esempi di ceramica italo moresca, la prima maiolica italiana nata nei primi decenni del secolo XV come imitazione locale delle ceramiche d’importazione ispano moresche. Questo tipo di maiolica fu prodotta in grandi quantità proprio nel medio Valdarno, e Bacchereto insieme a Firenze e Montelupo fu tra i primi centri di produzione. È caratterizzata da un impasto chiaro, molto depurato, coperto con smalto bianco e decorato in blu associato, in una fase più avanzata della produzione, al bruno, al giallo o all’arancio e talvolta al verde. Anche in questo caso la maggior parte dei recipienti rinvenuti nella discarica è di forma aperta (scodelle, scodelloni e scodellini, vecchi e nuovi tipi di ciotole, piatti, bacini, rinfrescatoi) anche se aumenta notevolmente la presenza di forme chiuse, boccali e piccole brocche. Resta comunque dominante la piccola ciotola tipo Bacchereto. Agli elementi decorativi vegetali e geometrici si aggiungono con frequenza sempre maggiore le figure di animali (pesci e volatili), quelle umane, le lettere e i motivi araldici come il giglio fiorentino.

Le sale
Le sale

Alcune di queste ceramiche recano i marchi di fabbrica, che in taluni casi sembrano riconducibili alle sigle degli artigiani di Bacchereto che le hanno realizzate. E un dilemma mai affrontato finora sembra affacciarsi sulla scena dell’esposizione. A ben osservare infatti, uno dei frammenti decorati più belli della italo moresca in esposizione, pare raffigurare una figura con attributi femminili e maschili al contempo. Un ermafrodito? Il consiglio è quello di visitare la magnifica esposizione lasciandosi trasportare dalle suggestioni dei colori unici di pezzi unici fra le luci di un ambiente davvero stupendo.

Il Giglio fiorentino nella ispano moresca
Il Giglio fiorentino nella italo moresca

 

La mostra è aperta dal 23 aprile 2016 all’8 ottobre 2017 ed è visitabile il sabato e la domenica dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 19 e su richiesta negli altri giorni telefonando al numero 3395970050.

 

La pagina facebook dedicata è all’indirizzo https://www.facebook.com/esposizionemaiolichebacchereto/

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA