Complesso degli Agostiniani, Empoli
Complesso degli Agostiniani, Empoli

A metà di via dei Neri (per gli empolesi via Sant’Agostino), sulla facciata della chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani, fra il portale d’ingresso dell’edificio sacro prospiciente via Santo Stefano e l’ingresso del cenacolo, troviamo una delle lapidi più antiche rimaste nella città di Empoli, datata 1745. La lastra in pietra serena, che presenta diverse sfaldature, è collocata in posizione ben visibile ad oltre due metri d’altezza e reca incisa in caratteri capitali d’incerta ed insicura mano un’epigrafe, contenente varie abbreviazioni, che riporta il seguente bando:

“D’ordine degli illustrissimi Signori Otto di Balia di Firenze del dì 14 giugno 1745 si proibisce a qualunque persona il giocare a palla pallottole o a quant’altro gioco intorno a questo monastero e chiesa dei Reverendi Padri di Santo Stefano per braccia cinquanta da ogni parte alla pena della cattura, carcere ed altri rigorosi arbitri”. Si tratta di una prescrizione obbligatoria sancita da un bando, una di quelle “leggi di pietra” disseminate un tempo negli spazi pubblici più frequentati delle nostre città. Uno dei primi bandi fra quelli relativi ai giochi era stato molti anni prima il “Bando che non si giuochi per le strade e piazze”, pubblicato su disposizione degli “Otto di guardia e balia” nell’agosto del 1566.

Lapide Otto di Guardia e Balia, Empoli via dei Neri
Lapide Otto di Guardia e Balia, Empoli via dei Neri

La necessità di tutelare l’incolumità delle persone vietava all’epoca di giocare al “pallon grosso” o ad altri giochi tumultuosi nelle vie cittadine più frequentate; spesso, infatti, questi giochi divenivano l’occasione e il pretesto per sfogare il malcontento popolare. L’altra esigenza, da salvaguardare a tutti i costi, era quella della tutela dell’ordine pubblico; per questo era necessario, in particolare per prevenire risse o tumulti, determinare con appositi bandi ad esempio le aree cittadine destinate ad accogliere gli ebrei, le meretrici, i mercati e i giochi di squadra violenti o rumorosi. In questa zona del castello empolese il divieto fu imposto dalla magistratura fiorentina per garantire ai padri agostiniani, raccolti nella Chiesa e nell’attiguo Monastero, il silenzio assoluto; l’epigrafe parla di un divieto di giocare a palla, o altri giochi, esteso fino alla distanza di quasi trenta metri (il braccio fiorentino misurava circa 58 centimetri) dal complesso agostiniano. La pena prevista nel bando per i trasgressori era addirittura quella dell’arresto, del carcere e d’altre severe e convincenti pene corporali. Il supporto lapideo che recava incisa la legge, garantiva una durevolezza nel tempo ben maggiore della carta, ed affiggere un bando scolpito su una lastra di pietra assolveva nel miglior modo al compito di rendere pubblici certi obblighi. La pubblicità in quel tempo, dal momento che non esistevano altri mezzi di comunicazione, era affidata da una parte ai messi che diffondevano a gran voce i bandi nei luoghi pubblici, e dall’altra a questi strumenti “da affiggere”, un po’ rudimentali ma certamente efficaci, che dovevano rimanere per lungo tempo a testimoniare le disposizioni della pubblica autorità. Solo per la città di Empoli, basti pensare che un bando dal contenuto analogo era situato in via Del Papa di fronte al canto pretorio, murato su un’abitazione fino ai primi del Novecento; molte altre poi le lapidi contenenti bandi andate perdute. Curiose anche dal punto di vista linguistico queste leggi lapidarie; addirittura qualche anno fa l’Accademia della Crusca si occupò di studiare il lessico giuridico contenuto nei bandi degli Otto, in particolare nei bandi a stampa ma anche in quelli “di pietra”, le lapidi che riportano le epigrafi.

Chi erano dunque gli “Otto”? Il magistrato dei “Signori Otto di Guardia e Balia”, era una magistratura istituita a Firenze il 2 settembre 1378 per tutelare gli ordinamenti repubblicani e l’ordine pubblico. Si trasformò poi nei secoli successivi in una sorta di polizia urbana. Rileggendo l’iscrizione empolese tornano in mente i bandi emanati dalla stessa magistratura e dal contenuto analogo, relativi al gioco, collocati nelle vie di Firenze, da piazza Santo Spirito a via Maffia, da piazza della Calza a via Guelfa, e così in via Taddea, in via Laura, in via Alfani, in Borgo Pinti e di fronte alla casa di Dante: peccato che gran parte della popolazione allora fosse analfabeta!

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA