Lapide dedicata a Felice Cavallotti
Lapide dedicata a Felice Cavallotti

Su una grande lapide in marmo collocata sulla facciata dell’antico palazzo Bezzi in piazza Farinata degli Uberti, troviamo scolpita questa iscrizione: “Rammenti questo marmo che la democrazia empolese, onorando Felice Cavallotti poeta dell’ideale milite della patria e della carità caduto restaurando il senso morale negli uffici della cosa pubblica, volle ricordare che virtù, dovere, sacrificio non sono nomi vani. Sei marzo 1904”. L’ingresso principale di palazzo Bezzi è in via Giuseppe del Papa, già via Ferdinanda. In quel palazzo era stanziata la loggia massonica Humanitas del Grande Oriente, alla quale aderivano i Bezzi, i Chianini, i Martelli di Vinci e Alberto Castellani. In quella loggia fu iniziato Domizio Torrigiani, che ascese al grado di gran maestro dell’istituzione massonica. Si spiega così il culto per il Cavallotti. Felice Carlo Emanuele Cavallotti nacque a Milano il 6 dicembre 1842. A 17 anni iniziò le sue prime collaborazioni giornalistiche; nello stesso periodo si legherà ad ambienti politici moderati. A causa della giovane età non riuscirà ad imbarcarsi a Quarto con i “Mille” di Garibaldi, anche se riuscirà ad arruolarsi nelle spedizioni successive che gli consentiranno di combattere a Milazzo ed al Volturno. Diverrà corrispondente da Milano per il giornale napoletano “L’Indipendente” diretto da Dumas. Inizia così la sua lunga carriera giornalistica che lo vedrà collaborare a “La Lince”, alla “Gazzetta di Milano, e a giornali radicali come “Il Regno d’Italia”. Dirigerà poi il “Gazzettino Rosa”, giornale politico e letterario repubblicano e anticlericale che farà sue le tesi di Bakunin. Il giornale, a causa delle posizioni espresse, subirà frequenti sequestri ed i redattori subiranno feroci persecuzioni giudiziarie. Lo stesso Cavallotti nel 1869 sarà costretto a rifugiarsi in Svizzera. Poco dopo fondò il giornale “Il Lombardo”. Dalle colonne del “Lombardo” sostenne le idee che rimarranno per lui basilari: il concetto di libertà come bene da difendere ad ogni costo, il culto per la libertà di stampa e per la sua moralità. In questo periodo matura la convinzione di dover “assalire il sistema politico nelle sue trincee”, circostanza che lo porterà ad essere eletto come deputato nelle file dei radicali. Eletto per la prima volta nel 1873, durante il suo giuramento al Re e allo Statuto, formula alcune considerazioni personali polemiche nei confronti di tali istituzioni; quelle dichiarazioni desteranno grande scalpore in tutta Italia. Farà parte di quel gruppo di deputati radicali della cosiddetta “Estrema sinistra”, divenendo nel 1886 il capo riconosciuto dei radicali. Nonostante le continue polemiche con esponenti socialisti, sarà lui, campione del radicalismo borghese, a battersi per un’alleanza con il partito socialista per promuovere una battaglia costruttiva tesa a realizzare le riforme democratiche contro l’immoralità del sistema politico. Anche l’epigrafe ricorda tale lotta per ristabilire la moralità nel costume pubblico. Il Cavallotti si batterà sempre per i diritti di libertà e soprattutto per i diritti delle minoranze. Egli morì a Roma il 6 marzo del 1898; la lapide empolese fra l’altro, fu posta nell’anniversario della sua morte, il sesto per l’esattezza. La morte sopraggiunse a causa di una ferita riportata in un duello (il trentaduesimo sostenuto dal Cavallotti) con il direttore della “Gazzetta di Venezia”, il deputato Ferruccio Macola. Con la sua morte si chiude un periodo storico, e nessuno dopo di lui avrà il coraggio di riprendere l’attuazione del suo ambizioso disegno politico. Moriva per sempre il simbolo della lotta contro l’autoritarismo, sostenuta disinteressatamente per la libertà di tutti. Molti italiani avevano amato quel personaggio generoso e romantico, e alla sua morte fin da subito furono intitolate a Cavallotti vie e piazze, e furono innalzati monumenti e lapidi celebrative come quella sulla piazza empolese. Questa lapide inoltre, come molte altre, andò distrutta negli ultimi giorni di guerra nell’agosto del 1944; ma nel 1949, tornò sulla piazza un marmo recante una copia della vecchia epigrafe, con l’aggiunta che leggiamo di seguito: “ Nel tragico agosto 1944 la tremenda furia nazifascista, saccheggiata, incendiata e distrutta la nostra città, spezzò cieca d’odio e lorda di sangue il marmo ricordante Felice Cavallotti, poeta dell’ideale caduto restaurando il senso morale negli uffici della cosa pubblica. Risorta la patria a libertà, auspice il comune il 22 luglio 1949 la democrazia empolese riparò allo scempio, ammonendo che virtù, dovere, sacrificio, non possono essere frantumati da nessuna tirannide”. Gli empolesi non avevano dimenticato Felice Cavallotti, e nemmeno i valori per i quali aveva lottato (5-continua).

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA