Squadra di tamburello, Bassa 1935
Squadra di tamburello, Bassa 1935

In principio fu il bracciale, un gioco praticato fin dal Medioevo, ideato da nobili per tenersi in forma. Celebri alcune partite divenute nel tempo memorabili nella Firenze di Lorenzo il Magnifico. Nel Rinascimento fra i giochi più praticati c’era anche la “palla con la paletta”, antenata del tamburello. Nel tempo l’attrezzo si è modificato fino a divenire un telaio di legno su cui era tesa una pelle animale. Ma è intorno alla metà dell’Ottocento che il tamburello inizia la sua storia agonistica. Nel 1910, fu creato l’Ente per l’organizzazione di tutti gli sport italiani che si occupano del Pallone. Da tale ente, con successive trasformazioni, ha preso vita, nel 1927, l’attuale Federazione Tamburello, inserita dal 1929 nell’Opera nazionale dopolavoro, con la motivazione che il tamburello, tipico gioco italiano, sarebbe stato – sono parole del segretario del Pnf Augusto Turati – fra le discipline che avrebbero dovuto “tendere non tanto alla creazione del Campione per schierarlo nelle competizioni internazionali, bensì a contribuire al miglioramento etico e morale della razza”.

«Come può cadere nella smemoratezza – si domanda Carlo Bagnoli, storico dirigente della squadra del Bassa – uno sport che ha alle spalle una straordinaria storia italiana e che è stato proprio in questa zona una grande passione?». Proprio l’oblio, che sembra aver avvolto i passati fasti sportivi delle squadre locali di tamburello, lo ha spinto a raccogliere materiali e ricordi e ad approfondire la bibliografia per farne un libro. Carlo Bagnoli, in realtà, possiede una solida base fatta di documentazione e ricordi personali, visti i suoi trascorsi di presidente, per diversi anni, della squadra di tamburello di Bassa. «I campionati di tamburello, – ha affermato Bagnoli – fino ad arrivare ai massimi livelli nazionali, sono stati per la squadra di Bassa una grande epopea. Dai giochi della gioventù per le squadre dei ragazzi fino alla vittoria del campionato nazionale di serie B, con una delle nostre migliori squadre di sempre, il tamburello a Bassa è stato uno sport popolare, uno sport che ha creato momenti d’unità e d’identificazione collettiva di un paese». Ma andiamo per gradi. Il tamburello conosce la sua grande stagione di sviluppo e si diffonde capillarmente, dalle città fino alle piccole frazioni, negli anni Venti e Trenta del Novecento. Complice la spinta che il regime fascista fornisce all’esaltazione del gioco, considerato esempio autoctono di pratica sportiva da contrapporre all’anglosassone football, il tamburello conosce anni di fulgore e vede sorgere un po’ ovunque nuove squadre. Il primo campionato nazionale fu disputato nel 1896, e lo vinse l’Udinese. La prima squadra toscana a vincere lo “scudetto” fu il Petrarca Arezzo, nel 1901; poi, per veder tornare il tricolore in Toscana si dovrà attendere il 1922, con il Pisa, che bisserà il titolo l’anno seguente, e, per lavare l’onta dei pisani vincitori, finalmente anche a Firenze, dove nel frattempo era stata allestita una squadra competitiva, ecco giungere il titolo nazionale nel 1924. Ma la grande sorpresa arriva nel 1931, anno in cui sarà l’Empolese Tamburello a vincere il campionato assoluto di serie A, riconfermandosi campione d’Italia anche nell’anno successivo. Ebbene sì, anche a Empoli si erano dati da fare e un bel gruppo di sportivi, capitanati da Carlo Rigatti (successivamente, a cavallo degli anni Quaranta e Cinquanta, indimenticato presidente dell’Empoli Calcio per nove stagioni), aveva allestito una squadra straordinaria, in grado di competere con le grandi delle città più blasonate. A Empoli si giocava prima in piazza della Vittoria, poi sul Piaggione (nell’area dell’attuale palazzo delle Esposizioni). Arriveranno nella cittadina empolese giocatori dai luoghi dove più forte era la tradizione del tamburello, nel nord Italia, gente come Zago, Toffoli e Barlottini. A Bassa, comunque, non si scherzava, ed i primi allori arriveranno con le forti squadre proprio negli anni Trenta, con i tornei disputati a Roma e i piazzamenti dietro le società più forti dell’epoca. A Bassa, si giocava lungo l’Arno, ma nel 1926 fu realizzato un autentico campo – tuttora esistente – vicino alla strada principale, in un terreno donato dalla fattoria di Colle Alberti. I semi erano stati gettati e daranno i loro preziosi frutti qualche anno dopo. Il Bassa otterrà tanti prestigiosi piazzamenti, vincerà due campionati di C e, nel 1979, arriverà in bacheca una coppa fra le più ambite, il campionato nazionale assoluto di serie B. Un successo straordinario, che vide primeggiare la Bassese, formata da Luciano Trere, Paolo Montresor, Vladimiro Poggi, Vaiano Vitale, Tino Rossetti, Fabio Maccanti. Ma l’artefice dello sviluppo agonistico dei giocatori di tamburello a Bassa, era stato senza dubbio “Ginetto”, al secolo Gino Brachetti, grande giocatore giunto direttamente dal quartiere fiorentino di San Frediano e memore della battaglie sportive nella città gigliata. Un bel pezzo di storia, che merita d’essere ricordato da tutti.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA