Annunziata Macchi all'epoca dei fatti
Annunziata Macchi all’epoca dei fatti

Chi vive a lungo si porta sulle spalle tanti ricordi, e spesso ha l’onere e il compito di raccontare a chi viene dopo le tante storie vissute. Alcune di quelle storie hanno un valore intimo, familiare, e vengono custodite all’interno dei focolari domestici; altre invece debbono essere trasmesse a tutti e rimangono nel patrimonio della Memoria di un’intera comunità. È il caso della storia di Annunziata Macchi, venuta a mancare nella propria abitazione di Gavena nelle prime ore del giorno 17 gennaio 2013 alla veneranda età di novantanove anni e qualche mese. Annunziata era nata infatti il 23 ottobre del 1913 a Santa Maria a Monte, ma aveva trascorso in quel di Gavena, dove si sposerà nel 1949 con Raffaello Vallesi, praticamente tutta la sua vita. Sfogliando l’album dei ricordi stavolta emerge una storia che non ha né vincitori né vinti, una storia amara, difficile da raccontare. Una storia di guerra, di violenze, ma anche inaspettatamente di speranza, raccontata da Carlo Bagnoli nel suo libro “Bassa, le lunghe vacanze del 1944”, pubblicato nel 2005. «Intervistai Annunziata – ha esordito commosso Bagnoli –  in occasione delle ricerche effettuate per la realizzazione del libro sul passaggio della seconda guerra mondiale a Bassa; i suoi ricordi erano lucidissimi, ancora ben definiti, indelebilmente impressi nella sua memoria nonostante l’età. Furono molte le testimonianze raccolte, e quella di Annunziata era una di quelle importanti per la ricostruzione di fatti che avevano portato alla scomparsa di diverse persone». Il racconto in presa diretta di Annunziata è ben tratteggiato nel libro. Era l’agosto del 1944, la ritirata dell’esercito tedesco in piena evoluzione, il fronte che ancora per un mese avrebbe insistito sulla linea dell’Arno martoriando le popolazioni inermi. Pochi giorni prima era arrivato l’ordine dello sfollamento dalla linea del fiume, e molte persone avevano trovato rifugio in zone riparate, in case più nascoste e all’interno di chiese e canoniche. Tante persone si erano sistemate anche dentro la chiesetta di San Bartolomeo a Gavena, confidando invano nell’inviolabilità del luogo sacro. Nella notte fra il tre ed il quattro agosto alcuni militari tedeschi irruppero in chiesa urlando e facendo allineare le persone al muro sotto la minaccia delle armi. Attimi terribili, nei quali i vecchi vengono separati dagli altri, poi la scelta nel gruppo che resta, privilegiando le donne giovani e le persone apparentemente più distinte; evidenti i motivi della scelta. Vengono scelti  Turino Mazzei e la moglie Miranda, le sorelle Annunziata ed Ada Macchi, Ottorina Rovini, Fiorina di Nena Giunti, Agostino Vallesi, Licurgo Bagnoli e la moglie Brunetta. Il figlio dei Bagnoli, Alessandro viene separato dai genitori. I prescelti vengono incolonnati e avviati verso il paese, ed è qui che si compie il miracolo per Annunziata Macchi. Alla fine della “scesina” lei e la sorella Ada si trovavano in fondo al gruppo, sorvegliate da un solo tedesco. Lo riconobbero, perché nei giorni precedenti gli avevano offerto da mangiare. Il militare girò di proposito la testa da un’altra parte, per non vedere la fuga delle due sorelle che intanto avevano approfittato di una di quelle circostanze che la vita inspiegabilmente offre anche nei momenti più difficili. Fuggirono attraverso i campi correndo a perdifiato.  Si salvarono. Poco più in là anche Ottorina e Fiorina si salvano, gettandosi in una fossa approfittando dell’oscurità. Degli altri, che non figurano nemmeno nelle liste dei deportati,  nessuno ha saputo più niente. Niente è stato ritrovato di loro, ad eccezione di una valigia appartenuta ad Agostino crivellata di colpi. E Annunziata e la sorella hanno sempre convissuto con quei ricordi da raccontare, portando nel loro cuore le atrocità della guerra, ma anche la speranza conosciuta in quell’ultimo attimo di pietà dell’uomo tedesco che si girò dall’altra parte.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA