IN VIAGGIO SULLA VIA SALAIOLA. DOGANE, CANOVE E MAGAZZINI DEL SALE, IL CASO EMPOLESE

Il magazzino del sale a Empoli
Il magazzino del sale a Empoli

«Poiché il comune di Empoli è tenuto ed obbligato, su richiesta del comune di Firenze, a far fare una canova del sale e salina nel castello e vendere sale a chi lo vuole acquistare […] piace al consiglio ed ai consiglieri provvedere, stanziare e deliberare che detta canova sia fatta in modo da non incorrere nella pena stabilita per i contravventori». È questo l’atto di nascita del magazzino del sale di Empoli, 6 aprile del 1365; l’estratto del verbale di adunanza del consiglio generale cittadino fu pubblicato nel 2011 sulla rivista Quaderni d’Archivio da una grande archivista e studiosa, già vice direttrice dell’archivio di stato di Firenze, Vanna Arrighi, che si occupò di tracciare nel saggio correlato la storia completa del commercio del sale a Empoli. Cerchiamo di ripercorrerla anche noi, seppur molto sommariamente. Fra la fine del Duecento e l’età moderna il sale diventa uno dei cespiti di tassazione principali e la tassa del sale pian piano venne a costituire una delle principali fonti d’entrata nei bilanci pubblici, almeno nell’Italia centro settentrionale. Non solo fattore economico però; la gabella del sale divenne la manifestazione del controllo della città dominante sul contado. Nei patti di sottomissione dei comuni minori alla dominante una parte era sempre dedicata alle clausole relative al sale. Mentre i poteri signorili andavano esaurendosi, i comuni, con l’imposizione del sale e con una posizione assolutamente monopolistica ed esclusiva nell’area di riferimento soggetta, cominciarono a controllare in maniera sempre più stretta l’economia delle comunità soggette e la capacità impositiva sui singoli contribuenti divenne progressivamente sempre aumentando. Il comune di Firenze con una provvisione del 24 marzo del 1298stabiliva che nessun abitante della città e contado potesse acquistare il sale se non da incaricati del comune di Firenze e ne fissava il prezzo a soldi 12 lo staio. Da allora in poi i provvedimenti relativi a questa materia divennero numerosissimi e fra questi rientra anche la costruzione del magazzino del sale di Empoli. Il comune di Firenze dunque obbligava le comunità soggette a costruire un apposito locale in cui immagazzinare il sale, sale che avrebbe dovuto comprare nella quantità e nei prezzi stabiliti dalla dominante. Una quantità prestabilita doveva essere acquistata da ogni comunità del contado, calcolata annualmente in base al numero di abitanti e alla quota di estimo: sei staia di sale per ogni centinaio di lire di estimo. Dal 1396 in poi però fu cambiato il sistema di imposizione e ogni abitante con più di tre anni“di qualunque sesso e condizione, anco ecclesiastici di qualsiasi dignità”, doveva acquistare un quantitativo consistente in un quarto di staio, da pagarsi al prezzo di lire 6 lo staio. Naturalmente Firenze manteneva alto il prezzo del sale al consumo rispetto al costo di produzione in modo tale da coprire con l’aggio sulla sua vendita le spese delle dissanguate casse comunali. La differenziazione del prezzo del sale progressivamente fu stabilita anche in base a generici livelli di reddito stabiliti dal centro ed applicati a livello locale su ogni contribuente (i contribuenti furono suddivisi in “benestanti”, “comodi”,“miserabili”).

Monterappoli dall'alto, il castello sulla via salaiola
Monterappoli dall’alto, il castello sulla via salaiola

Il sale, merce costosa e ricercata … Senza considerare poi che il sale non costava in tutte le comunità lo stesso prezzo. Empoli divenne una tappa fondamentale nel trasporto e nello stoccaggio del sale soprattutto dopo l’acquisto di Pisa nel 1406 e l’assoggettamento di Volterra nel 1472; Volterra con le sue “moie” sorgenti di acqua salsa dalle quali si ricavava la preziosa sostanza, costituiva il luogo privilegiato per l’approvvigionamento del sale da parte di Firenze. Il sale partiva da Volterra e attraverso la via Salaiola (o Volterrana) passava per S. Ottaviano e Gambassi, dove si innestava sulla Francigena (che poi abbandonava nuovamente per salire verso Monterappoli). In ognuna di queste tappe il sale veniva controllato e pesato per evitare le frodi; arrivava a Empoli e veniva distribuito in sacchi sigillati e bollati, accompagnato da polizze e quaderni contabili per il riscontro del numero e del peso. Nelle dogane del sale e lungo i percorsi i controlli erano continui. Da Empoli naturalmente il sale veniva inviato in tutta la Toscana attraverso il trasporto fluviale.

Il complesso francescano di Santa Maria a Ripa alle porte di Empoli
Il complesso francescano di Santa Maria a Ripa alle porte di Empoli

Il sale rosso per contrastare le frodi. Anche quelle dei frati. Dalla fine del secolo XVII cominciò a diffondersi l’uso del sale colorato e anche a Empoli fu necessario allestire un altro magazzino, in via del Giglio, fra via degli asini (attuale via Ridolfi) e l’attuale piazza della Vittoria, come deposito per il sale rosso. Dalla decima granducale del 1776 si evince la localizzazione del magazzino, appartenente a Mariano Andrea Rossetti di Leonardo, gonfalone del Leon bianco. Come spesso accade, fu una legge approvata il 27 novembre 1664 per contrastare le frodi a far cominciare la produzione del sale rosso. La fabbricazione del sale rosso sfruttava un metodo scoperto dall’accademico del Cimento Antonio Oliva (1624-1689); per colorare il sale durante il processo di estrazione si aggiungeva una sostanza vegetale, detta “verzino” o “fernabucco”, e l’allume. La vendita illegale di sale era diffusissima a causa delle differenze di prezzo esistenti fra una zona e l’altra del granducato di Toscana e fra quest’ultimo ed il confinante stato pontificio. Il contrabbando era praticato nonostante i minuziosi controlli, l’attenta regolamentazione della materia e la severità delle pene previste per i contravventori. Fu stabilito che nelle zone di confine si consumasse solo sale rosso, in modo da poter riconoscere subito le eventuali frodi; successivamente, e per lo stesso motivo, si distribuì esclusivamente sale rosso agli enti religiosi ed assistenziali che usufruivano di prezzi ridotti o addirittura di distribuzioni di sale gratis. Evidentemente anche i fraticelli non disdegnavano il lucro su una merce così diffusa e costosa, anche se loro l’avevano ricevuta in dono.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA