L’olivo e il notaio

Il castello di Vitolini, Leonardo Da Vinci 1503
Il castello di Vitolini, Leonardo Da Vinci 1503

Nello statuto di Vitolini del 1387 esiste una rubrica che non ritroviamo in nessuno fra quelli dei comuni vicini, dal titolo – in latino, così come tutto il testo statutario – “Ex custos dapnorum datium gerat die Kalendis maii unam olivam super campanile Comunis”. Questa previsione stabilisce le modalità di un rito propiziatorio dalle origini evidentemente antichissime, come sembra risultare dalla formulazione inserita nel testo “bona campestrue”: si stabilisce che ogni anno, nel primo giorno del mese di maggio, il notaio dei “danni dati” nel territorio comunale, indipendentemente dall’epoca della sua elezione, sia tenuto e debba portare e porre un ramoscello di olivo sul campanile del castello di Vitolini e quivi fermarlo stabilmente. Inoltre esso dovrà porre un ramoscello di quercia o di altro albero nel palazzo del Comune, fermo restando che, se sarà inadempiente, pagherà la pena di venti fiorini che verranno tolti dal suo salario. Torna alla mente, dall’esame di tale singolare disposizione, la leggenda popolare vitolinese, che narra dell’ ulivo di Borberi, pianta millenaria da cui una colomba di pace avrebbe tolto un ramoscello per riportarlo nientemeno che a Noè dopo il diluvio universale, in segno di rinascita. Questa disposizione rimane veramente particolare ed è un segno identificativo forte dello statuto dell’antico comune vitolinese. Insomma l’olivo, da sempre pianta sacra, a Vitolini è la pianta più degna di rispetto già nel Medioevo. Una rarità.

Paolo Santini