Il ponte sull'Arno a Empoli dopo il cedimento del 1966
Il ponte sull’Arno a Empoli dopo il cedimento del 1966

“Eccolo, il ponte dodicenne, qui ritratto il 4 novembre 1966: pare si compiaccia di questa sua esibizione in gran tenuta e addirittura sembra sfidare il pienone che gli sale fino al collo e glielo cinge come un collier di stretta misura: ma è un ponte nato sotto cattiva stella, col piede nell’argilla e, forse, visto che ha subito bisogno di una cura a base di iniezioni di cemento, con le ossa “decalcificate”. Di fatto fu quella la sua ultima baldanzosa apparizione: tredici giorni dopo si inginocchiò tutt’a un tratto e continuò a sprofondare fino al punto da rendersi necessario il suo imbrigliamento mediante una impalcatura metallica. Era stato aperto al transito nel gennaio del 1954, e già allora fu largamente criticato per la sua angusta sede stradale. Tale, in effetti, da causare ben presto una stenosi nella circolazione degli automezzi, costretti di conseguenza in lunghe file sull’una e sull’altra sponda del fiume”. Si esprimeva così il giornalista chiamato a descrivere, pochi giorni dopo l’alluvione del 4 novembre del 1966, la situazione del ponte sull’Arno. Si capisce bene che non aveva avuto molti estimatori fin da subito. E il giornalista continuava con la sua cronaca.

La grande opera di recupero del pilone del ponte ceduto
La grande opera di recupero del pilone del ponte ceduto

“Quasi non fosse bastata la tragica serie di danni che l’inondazione aveva portato alla comunità empolese, quando già si pensava a riprendere tante attività, il ponte sull’Arno avvallò improvvisamente, alle 16,30 del 17 novembre, per il cedimento della pigna destra. Fu subito dato l’allarme; il traffico venne deviato verso Montelupo e il Ponte alla Motta; il ponte fu posto sotto il controllo dei tecnici del Comune di Empoli. IL primo cedimento fu di 56 centimetri, ma andò aumentando così rapidamente da far pensare che il ponte sarebbe completamente crollato, come un pubblico vaticinio da tempo aveva pronosticato, alla prima piena di un certo rilievo. Fu un duro colpo per gli empolesi, già tanto provati, costretti anche a restare divisi dai parenti, dalle fabbriche, come le popolazioni di Vinci, Cerreto Guidi, Limite sull’Ano e principalmente di Spicchio o Sovigliana. I sindaci dei suddetti comuni, godendo dell’adesione di tutti i gruppi politici, interessarono la prefettura di Firenze, l’Amministrazione Provinciale, il Genio Civile e Militare, in una lotta contro il tempo per ovviare al disagio delle popolazioni e porre fine al notevole danno per l’economia della zona. Non appena fu possibile consolidare il terreno delle sponde, approntare due pontili e convenienti attracchi, le amministrazioni dei comuni interessati provvidero a installare un traghetto all’altezza di via Barzino, che, consentendo il transito ai pedoni, alleviò almeno in parte il disagio. Frattanto si faceva sentire l’esigenza di gettare un ponte in ferro, o su galleggianti, che potesse permettere anche ai veicoli di attraversare il fiume. Fu deciso per la seconda soluzione e per molti giorni si lavorò a monte del ponte danneggiato per costruire le vie d’accesso e le opportune apparecchiature di segnalazione. Il ponte fu portato a Empoli dal II Reggimento Genio Pontieri di Piacenza, per un periodo limitatissimo e con una scorta di qualche decina di militari addetti alla sorveglianza e alla manutenzione delle barche. Fu aperto al traffico il 20 dicembre, e il Natale portò così agli empolesi la sensazione di un bene finalmente riacquistato. Intanto l’Amministrazione provinciale appaltava alla ditta Geosonda di Roma i lavori di ancoraggio del ponte danneggiato, che si prevede sarà di nuovo in funzione nel prossimo autunno. Per l’interessamento dei comuni della zona e di numerosi parlamentari, il ponte di barche è stato lasciato a Empoli più del previsto, mentre il consiglio comunale della città metteva in evidenza la necessità di un secondo ponte sull’Arno a Empoli, all’altezza del nuovo mercato ortofrutticolo”.

Paolo Santini