Monastero dei santi Tommaso e Giorgio a Capraia
Monastero dei santi Tommaso e Giorgio a Capraia

Siamo ritornati con la nostra attenzione, per merito di Roberto Taviani che ringraziamo per averci segnalato lo straordinario dipinto di Joseph Turner qui a fianco riprodotto, su quella enigmatica costruzione che spesso, utilizzando il treno per recarci da Empoli verso Firenze e sbirciando in maniera curiosa fuori dal finestrino, abbiamo intravisto sulla sponda dell’Arno opposta a quella della ferrovia, oltrepassata di poco la stazione di Capraia e Montelupo; e osservando la sagoma elegante di una torre, circondata da diversi fabbricati, spesso ci siamo domandati la funzione di quelle costruzioni. Quali arcani nascondeva la loro storia? Il mistero è presto svelato: era, in origine, l’antichissima abbazia con monastero femminile di Capraia. Le strutture dell’abbazia, uno dei gioielli romanici più interessanti di tutta la zona, si trovano in località La Badia e purtroppo versano in condizioni precarie di leggibilità. Il monastero dei santi Tommaso e Giorgio è adagiato sulla riva destra dell’Arno, a monte del Castello di Capraia, sul versante orientale del Monte Albano. In realtà esso era parte di una costruzione più ampia, l’abbazia di Capraia, situata su una via importantissima verso Firenze, costituita dal fiume. Ha origini antichissime, probabilmente longobarde, e la prima notizia sulla costruzione risale all’anno 740. Il monastero femminile passò sotto il patronato dei conti Alberti nel momento in cui questi divennero signori di Capraia. Il complesso era guidato da una badessa; numerosi sono i documenti che attestano liti con il vescovo di Pistoia che ne reclamava continuamente ed invano il controllo politico. Alla fine del secolo XIV il monastero perse la sua autonomia e le monache furono trasferite al monastero di Sant’Agata a Firenze. In pochi anni il complesso fu trasformato in fattoria, funzione alla quale sarà destinato per secoli. Oggi sono riconoscibili alcune strutture appartenute all’abbazia, come la facciata della chiesa e la torre, databili entrambe alla prima metà del secolo XIII. Nella facciata da notare il portale con ampio archivolto. La torre, vicina alla chiesa, presenta un paramento murario analogo di notevoli dimensioni regolarmente disposti in ricorsi orizzontali, elementi che contribuiscono alla corretta datazione del complesso.

Perché questo complesso è così importante per l’intera architettura romanica in Toscana e non solo?

Il portale dell'abbazia di Capraia
Il portale dell’abbazia di Capraia

Nel corso di uno studio molto approfondito condotto da alcuni storici dell’architettura di livello internazionale, fra i quali l’architetto Marco Frati di Empoli, è stata individuata nell’abbazia di San Giorgio a Capraia una cripta probabilmente intatta ancora tutta da riportare alla luce. «Durante un’approfondita ricerca sull’abbazia di Sant’Antimo, ho avuto modo di individuare alcune correlazioni esistenti fra la celebre abbazia senese e l’abbazia di San Giorgio a Capraia; i risultati sono stati sorprendenti anche per me», ebbe ad affermare all’indomani della scoperta l’architetto Marco Frati, autorevole studioso empolese coinvolto nell’indagine ed impegnato da molti anni in importanti progetti di ricerca sull’architettura romanica in Toscana nonché autore di una serie di pubblicazioni a carattere scientifico sul tema. «Un motivo d’interesse notevole in questa struttura – proseguiva – è proprio la presenza della cripta. Nell’intera zona del Montalbano e dell’Empolese Valdelsa è raro trovare chiese romaniche dotate fin dalla costruzione di una cripta; molto più raro poi trovare delle cripte esistenti ed in buone condizioni, come potrebbe essere questa qualora potesse essere riportata alla luce. Quando la cripta c’è, è sempre una sorpresa; oltretutto questa, con accesso esterno, pone la struttura in relazione proprio con l’abbazia di Sant’Antimo, fondata in età longobarda e ricostruita più volte in età carolingia (VIII-IX secolo), ottoniana (X-XI secolo), romanica (XII secolo) e gotica (XIV secolo)». L’accesso esterno alla cripta, nella quale di solito invece si entrava dall’interno della chiesa, è dunque un’autentica rarità; sul Montalbano lo ritroviamo ad esempio soltanto nell’abbazia di San Giusto al Pinone (XI-XII secolo). La cripta, inesplorata, appare pienamente riempita di macerie, ma l’ingresso individuato da Frati, situato sulla parte di paramento murario più antico (d’epoca romanica), è visibilmente ben conservato; addirittura si nota un pilastro ancora intatto nei pressi dell’entrata. «La speranza è che si possano attivare in tempi brevi indagini archeologiche e di superficie adeguate, per salvaguardare il bene», concludeva lo studioso.

Il complesso abbaziale della Badia di Capraia Fiorentina oggi
Il complesso abbaziale della Badia di Capraia Fiorentina oggi

Il filone di ricerca che ha portato lo studioso all’individuazione delle relazioni di Sant’Antimo con l’abbazia di San Giorgio a Capraia, ha indagato quella che può essere definita una “territorialità dell’architettura”. In altri termini, Frati ha dimostrato che alcuni modelli architettonici proposti a Sant’Antimo sono stati a loro volta matrice di proposte in luoghi spesso anche lontani dall’abbazia senese, ma sottoposti alla signoria monastica della stessa. I modelli costruttivi dunque si sarebbero propagati sul territorio sotto l’influsso signorile di Sant’Antimo in maniera uniforme e proporzionalmente alla distanza dal centro. Una prova che ha contribuito ad avvalorare questa tesi è proprio l’esistenza di una cripta con accesso esterno, modello coincidente con la soluzione antimiana, in una struttura facente parte del dominio signorile di Sant’Antimo seppur ad una distanza considerevole come Capraia.

Paolo SANTINI © RIPRODUZIONE RISERVATA