Il giardino della villa di Castello
Il giardino della villa di Castello

Alla fine nelle stanze dell’accademia della Crusca alle peripezie si sono abituati. Anche perché qualcuno arriva sempre in soccorso della prestigiosa istituzione. Stavolta, dopo una mobilitazione straordinaria di personalità di alta cultura, è arrivato l’interlocutore naturale, il Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo guidato dal ministro Franceschini.”Questi fondi – ha affermato il ministro riferendosi ai quasi 300mila euro stanziati in aggiunta al contributo ordinario annuale- sono un primo sostegno ad una delle più importanti e antiche istituzioni d’Italia e serviranno a finanziare progetti di elevato valore culturale. Stiamo anche ragionando insieme al ministero dell’Economia e delle finanze su come aumentare il più possibile lo stanziamento annuale all’Accademia della Crusca”. Certo fa un po’ rabbia pensare che un’istituzione come la Crusca sia costretta ad elemosinare di continuo ciò che gli spetterebbe di diritto. Comunque, anche per stavolta è andata. Noi, dopo aver dato la buona notizia, ne approfittiamo per proseguire il nostro servizio sull’accademia, iniziato un po’ di tempo fa. Ecco la seconda puntata.

I primordi dell’Accademia della Crusca risalgono al decennio 1570-1580 e alle riunioni di un gruppo di amici che si dettero il nome di “brigata dei crusconi”. Già con la scelta di questo nome manifestarono la volontà di differenziarsi dalle pedanterie dell’Accademia fiorentina, alle quali contrapponevano le cruscate, cioè discorsi giocosi e conversazioni di poca importanza. Già da questi primissimi anni di attività non erano comunque del tutto assenti intenzioni letterarie, con dispute e letture di un certo impegno culturale, rivolte in particolar modo verso opere e autori volgari. Vengono tradizionalmente indicati come i fondatori della Crusca Giovan Battista Detiil SolloAnton Francesco Grazziniil LascaBernardo Canigianiil GramolatoBernardo Zanchiniil MaceratoBastiano de’ Rossil’Inferigno, cui si aggiunse nell’ottobre 1582 Lionardo Salviatil’Infarinato, che dette la spinta decisiva verso la trasformazione degli intenti dell’Accademia e indicò il ruolo normativo che da quel momento in poi avrebbe assunto. Lo stesso Salviati dette nuovo significato al nome di Crusca, fissando l’uso della simbologia relativa alla farina e attribuendo all’Accademia lo scopo di separare il fior di farina (la buona lingua) dalla crusca, secondo il modello di lingua già promulgato dal Bembo (1525) e ripresi poi dallo stesso Salviati che prevedeva il primato del volgare fiorentino, modellato sugli autori del Trecento. La prima adunanza in cui si cominciò a parlare di leggi e statuti dell’Accademia avvenne il 25 gennaio 1583, ma la cerimonia inaugurale dell’Accademia si svolse due anni dopo, il 25 marzo del 1585. Nel 1589, anno della morte del Salviati, furono istituite le attribuzioni dell’arciconsolo, dei consiglieri, dei censori, del castaldo, del massaio e del segretario e nel 1590 si scelse come simbolo dell’Accademia il frullone, lo strumento che si adoperava per separare il fior di farina dalla crusca, e come motto il verso del Petrarca “il più bel fior ne coglie”.

Pala di Bastiano de' Rossi, Inferigno
Pala di Bastiano de’ Rossi, Inferigno

Si stabilì anche che tutti gli oggetti e la mobilia dell’Accademia dovessero avere nomi attinenti al grano, alla crusca, al pane, compresi gli stemmi personali degli accademici, pale di legno in cui era dipinta un’immagine simbolica accompagnata dal nome accademico e dal motto scelto. (2-continua)

Paolo Santini