Giusto Utens, Belvedere con Pitti
Giusto Utens, Belvedere con Pitti

Inaugurato oggi, nell’ala meridionale di Palazzo Pitti, il recupero di uno degli ambienti più curiosi – e meno noti – dell’antica reggia: il cosiddetto “cucinone”. Il restauro dell’area, posta al piano nobile dell’edificio, è frutto dalla collaborazione tra le Direzioni della Galleria Palatina e dell’Ufficio Tecnico della ex-Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze che ha sostenuto il progetto che oggi giunge a buon fine. A breve realizzeremo anche una galleria fotografica.

Il rinato “cucinone”, che entrerà a far parte del percorso museale della Galleria Palatina, sarà visibile solo attraverso visite accompagnate, a cura della Direzione del museo, che presenteranno l’ambiente così come si è sedimentato nel tempo, quindi con “testimonianze” storico-artistiche, architettoniche e perfino cromatiche proprie dell’età medicea, di quella lorenese e, infine, di quella dei Savoia, che fecero di Palazzo Pitti la reggia della capitale del Regno d’Italia tra il 1865 e il 1870. Per il completo recupero dell’ambiente, capace oggi di regalare notevoli suggestioni, sono occorsi circa tre mesi di lavoro, per una spesa totale di circa 100mila euro. Per il patrimonio culturale italiano, e in particolare per il sistema museale statale di Firenze, si tratta di un importante recupero che avviene proprio nel periodo di svolgimento dell’“Expo” di Milano, dedicata al cibo, proprio come fu lo storico “cucinone” di Palazzo Pitti. “La riapertura e l’inserimento nel percorso museale della Galleria Palatina di un primo lotto degli spazi utilizzati per la preparazione del cibo è qualcosa che non solo suscita una giusta curiosità nell’uomo d’oggi, ma anche integra perfettamente la conoscenza storica che noi possiamo farci di quella vita e di questa fabbrica – ha detto Paola Grifoni, Segretario regionale del Mibact per la Toscana -. La direzione della Galleria Palatina e l’ufficio tecnico dell’ex-Soprintendenza per il Polo Museale Fiorentino, decisi a profittare per questo restauro dell’interesse che le tematiche del cibo in tutte le sue accezioni hanno suscitato nell’anno dell’Expo, hanno potuto contare sul sostegno determinante dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Grazie ad esso la kermesse nazionale lascerà anche a Pitti un frutto duraturo, la riapertura di una sala che permette la scoperta di un aspetto un aspetto inedito, ed affascinante, della vita del palazzo”. “Palazzo Pitti è un organismo architettonico straordinario e anche di una straordinaria complessità dal punto di vista storico immediata – ha affermato Matteo Ceriana, Direttore della Galleria Palatina -; aprire al pubblico la cucina vuol dire mettere a disposizione del pubblico una parte della vita quotidiana del palazzo che completa, con il giusto contraltare, le grandi sale di rappresentanza e gli appartamenti monumentali dimostrando che l’organizzazione della corte era un sistema sofisticato. Le antiche consuetudini di vita a Pitti acquistano, per noi in simili spazi una verità ed un’evidenza”.

Il cucinone di Pitti
Il cucinone di Pitti

Oggi finalmente, con il restauro e l’apertura al pubblico del cucinone di Ferdinando I, il percorso museale di Pitti si arricchisce di un tassello importante. Il palazzo può mostrare una delle sue tante facce nascoste, che incuriosiscono e affascinano chi della reggia vuol conoscere, al di là dei musei che essa ospita e degli splendori che vi si conservano, anche le testimonianze legate alla sua funzione di residenza regale; di fronte agli enormi camini, ai forni, ai lavabi, ai lucenti utensili in rame sarà facile immaginare il lavorìo che ferveva in questi luoghi durante i pranzi che si preparavano per il Granduca e i personaggi in visita o i rinfreschi che si offrivano agli ospiti fra un ballo nella “Sala delle Fighure” (poi Sala delle Nicchie) e una recita nel Salone delle Commedie. Presso la corte medicea, soprattutto al tempo di Ferdinando I e di Cosimo II, feste, spettacoli e banchetti si susseguivano con grande frequenza, proseguendo spesso fino a notte fonda; in queste occasioni, non v’è dubbio, il cucinone di Pitti ebbe certo un ruolo da protagonista.

Oggi l’ambiente si presenta completamente risanato e recuperato, un antro dove pare ancora di sentire la permanenza dell’odore della fatica dell’uomo, del sacrificio animale e del trasformato vegetale.

Dispense principesche
Dispense principesche

La musealizzazione dell’antico “cucinone” – con il progetto museografico dello stesso Matteo Ceriana insieme a Maurizio Catolfi – permetterà non solo di percepire l’ambiente dal punto di vista architettonico, ma anche di ammirare una selezione di oggetti che un tempo furono d’uso comune durante i secoli del suo funzionamento e che provengono da vari depositi, tra cui quella della Guardaroba di Palazzo Pitti curata da Rosanna Morozzi, così come dallo stesso “cucinone” dove erano rimasti per decenni. Infine all’angolo formato da due antichi tavoli da lavoro della “cucina comune”, sarà visibile Natura morta con fiasco, dipinto del XVII secolo attribuito al Pensionante di Saraceni.

La storia

Acquistato nel 1549 da Cosimo I de’ Medici e Eleonora di Toledo, insieme al terreno retrostante, destinato a divenire il Giardino di Boboli, per ordine di Ferdinando I Palazzo Pitti fu dotato di nuove cucine, ovvero un complesso di stanze, stanzini, corridoi e cortili, separato dall’edificio principale e collegato a esso da un ponte coperto, come appare chiaro nella “lunetta” dipinta da Giusto Utens dedicata proprio a Palazzo Pitti e a Boboli. Le notizie documentarie sui lavori alle nuove cucine, iniziati intorno al 1588, terminano nel 1599; è probabile quindi che si sia voluto concluderne la costruzione in tempo utile per esser pronti ad accogliere degnamente i numerosi invitati che, nell’autunno dell’anno successivo, affollarono la reggia durante i festeggiamenti per le nozze di Maria de’ Medici con Enrico IV di Francia. In quel momento il nuovo spazio funzionale risponde perfettamente alle prescrizioni che la trattatistica contemporanea detta per tali spazi: “siano spaciose, e di buona altezza; acciò che non si riscaldino facilmente, né acciechi il fumo, o del foco, o delle cose che si cuoceno: si facciano in volto per assicurarle da gli incendi e per il bagnare, e perché non rendino rumore; oltre che saranno anco più fresche”. Nel mezzo secolo successivo, e in particolare tra il 1631 e il 1640, le cucine furono inglobate nel palazzo che si estese verso Porta Romana, e quando fu costruita la Spezieria medicea, con quel particolare orientamento obliquo dovuto al suo assestarsi lungo il confine che separava la proprietà granducale da quelle di privati cittadini, la zona fu saturata. Nel periodo lorenese l’area delle cucine subì numerose e sostanziali trasformazioni architettoniche. Leopoldo II di Lorena e, dopo di lui, i Savoia, preferirono abitare nella moderna e ariosa palazzina della Meridiana piuttosto che nei sontuosi appartamenti granducali. Anche dopo il passaggio del palazzo allo Stato italiano (1919) e fino agli anni Quaranta alcuni esponenti del ramo cadetto degli Aosta ebbero i loro appartamenti a Pitti; a Emanuele Filiberto fu riservato il quartiere posto all’estremità sud della Meridiana, che da lui prese il nome di Quartiere del Conte di Torino. In seguito il “cucinone” fu praticamente abbandonato e trasformato in deposito permanente degli arredi dismessi della Galleria Palatina.

Il restauro

Allestimenti ferdinandei
Allestimenti ferdinandei

Iniziato nei primi mesi del 2015, il restauro del “cucinone” di Palazzo Pitti ha preso il via dalla limitata sola ripulitura delle superfici procedendo successivamente con la rimozione degli strati incoerenti,  scoprendo tutti  quegli stupendi dettagli che trasformano il sito  da luogo di lavoro a raffinato ambiente che riserva continue scoperte di manufatti artistici destinati esclusivamente ai ceti più abbienti vissuti nelle passate stagioni. La scoperta di sgargianti colori rinvenuti sotto le più recenti tinteggiature confermano la “stoffa” del grande apparato.

L’elemento di maggior spicco evidenziato proprio dal restauro – e sopravvissuto alla prima fase di costruzione del “cucinone” – è senza dubbio il camino sulla parete meridionale, il primo e il maggiore dei tre esistenti, costituito da una gran cappa centrale che doveva accogliere fuochi, e fornelli più o meno stabili e nelle ali laterali da due forni circolari; tali forni, che possiamo immaginarci continuamente in opera, sono purtroppo spariti in epoche posteriori ma sono documentati nelle planimetrie di questi locali. La grande cappa era completamente dipinta di un rosso cupo e si stagliava così sulle pareti più chiare della cucina. La sua struttura, probabilmente, è frutto dell’ingegno del “vecchio” Bernardo Buontalenti (mai troppo amato da Ferdinando I) che proprio in quel “cucinone” – secondo il Direttore Ceriana – “volle realizzare un camino che nelle dimensioni, nella natura disegnativa dei conci, capziosi e potenti insieme, e nel vuoto conturbante della grande cappa buia, sembra ancora impregnato del terribile spirito michelangiolesco alla Sagrestia Nuova”.

Durante le varie fasi dell’intervento di restauro sono ritornate in luce le colonne in pietra, perfetti cilindri, che sorreggono alte mensole sempre in pietra con terminale stondato quasi a quarto di cerchio; quindi è stato intrapreso un restauro filologico che ha riportato il locale alla dignità di un luogo di lavoro in cui l’eleganza delle architetture e dei cromatismi ben si sposano con l’equilibrato decoro dell’ambiente. Inoltre la parete sopra i forni del camino lorenese posto dinanzi all’ingresso conservava ancora alcune piastrelle bianche con motivo azzurro a disegno floreale stellare in parte spezzate o sbrecciate. Queste sono state recuperate e ripulite, alcune in loco, altre , staccatesi perché  mal fissate , rimesse in sede dopo la ripulitura. Per dare un’idea dello stato originale della parete piastrellata si è pensato di ricostruirla realizzando, sul modello originale, nuove piastrelle rispettandone il disegno, la forma e le misure. Un leggero stacco tra di esse evidenzia le vecchie dalle nuove. Tutte le griglie in ferro, le grate per cuocere i cibi, gli sportelli dei forni e dei fornetti sono stati restaurati e ripuliti e, dove mancavano, integrati da altri appositamente realizzati su modello degli esistenti.

I pianali in legno dei banconi sui quali venivano preparati i cibi sono stati realizzati ex  novo in modo da restituire l’immagine della cucina nel suo stato di massima funzionalità. Interventi di restauro e ripulitura sono stati effettuati anche sugli infissi dei finestroni e sulle finestre presenti nella lanterna quadrangolare.

Passa vivande
Passa vivande

Si è pensato poi di conservare tutta la cavetteria elettrica e le varie tubature, risalenti al secolo scorso, poste esternamente lungo le pareti in modo da dare una testimonianza delle trasformazioni che ha subito la cucina in funzione delle necessità del momento.

In ultimo si è provveduto a mettere in opera una serie di apparecchi illuminanti a led ancorati alle catene esistenti in modo da inondare l’immenso ambiente di una luce diffusa e costante, ma allo stesso tempo finalizzata alla valorizzazione degli elementi architettonici presenti. Tutto l’ambiente è stato dotato di un impianto rilevazione fumi e di un impianto antintrusione.

L’accessibilità

Il “cucinone” di Palazzo Pitti – le fasi del cui recupero sono testimoniate nelle pagine del Quaderno realizzato per l’occasione, curato da Matteo Ceriana e Maurizio Catolfi, edito da Sillabe e ricchissimo di documenti e fotografie – sarà visitabile con accompagnamento del personale della Galleria Palatina dal martedì alla domenica: al mattino alle 10.30 e alle 11.30; nel pomeriggio alle 15.30 e alle 16.30; il ritrovo è fissato al desk del museo, qualche minuto prima dell’inizio della visita. L’ingresso è compreso nel prezzo del biglietto del circuito museale Galleria Palatina-Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti.