La lapide dedicata ai Volontari per la Libertà empolesi, Empoli, piazza del Popolo
La lapide dedicata ai Volontari per la Libertà empolesi, Empoli, piazza del Popolo

Tredici febbraio 1945; da piazza del Popolo partono 530 giovani del Corpo volontari per la Libertà per andare ad unirsi alle formazioni alleate impegnate sul fronte, sull’Appennino fra Emilia Romagna e Toscana. La linea dell’Arno era stata superata dagli alleati nei primi giorni di settembre del 1944, i fatidici giorni della Liberazione di una città ormai allo stremo, e la guerra per gli empolesi, nel febbraio successivo, sembrava già lontana; ma molti non avevano dimenticato né i terribili bombardamenti degli americani né la ferocia dell’invasore nazista. Ormai erano stati seppelliti i morti, e pian piano si tentava di tornare ad una vita normale; ma sulla Linea Gotica, a pochi chilometri a nord di Prato e di Firenze, si stavano svolgendo combattimenti fra i più aspri e sanguinosi di tutta la seconda guerra mondiale in Italia. La partenza dei volontari empolesi s’inquadra in un fenomeno piuttosto ampio, che vide all’inizio l’ostilità degli stessi alleati, restii ad appoggiare la formazione di truppe regolari composte con italiani; partirono molti combattenti esperti, spesso militari che avevano combattuto fino all’8 settembre del 1943 sui teatri di guerra dove erano state impegnate le truppe italiane, in Russia come in Africa; partirono però anche tanti giovanissimi, alcuni nemmeno diciottenni, digiuni di ogni tipo d’addestramento militare.

Empoli, Piazza del Littorio (oggi Piazza del Popolo) 1933
Empoli, Piazza del Littorio (oggi Piazza del Popolo) 1933

Dopo un breve periodo d’addestramento presso il centro d’istruzione militare di Cesano (Roma), iniziò la partenza dei contingenti nei gruppi di combattimento Cremona, Legnano, Folgore, Mantova e Piceno. Questi gruppi furono impegnati prevalentemente in azioni di sostegno e supporto all’offensiva sulla Linea Gotica, e parteciparono all’insurrezione generale del 23 e 24 aprile del 1945. A Empoli quei giovano furono ricordati con una lapide collocata trentacinque anni dopo la partenza sulla facciata di quella che era stata la casa del fascio e oggi ospita uffici comunali; in piazza del Popolo, già piazza del Littorio e poi della Repubblica (sociale). Un segno tangibile dei tempi che cambiano. In realtà la lapide è dettata in un italiano asciutto ed efficace soprattutto nel definire i concetti che furono alla base di quelle scelte. Non avendo riscontri documentari, sulla scorta di testimonianze del periodo, riteniamo utile azzardare l’ipotesi che sia stata dettata dal professor Sergio Gensini. In effetti, in quelle poche righe c’è tutto lo spirito di questa grande figura di studioso.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA