Vincenzo Chiarugi principe dei frenologi

Lapide sulla casa Chiarugi in via Chiarugi a Empoli
Lapide sulla casa Chiarugi in via Chiarugi a Empoli

“Sorgeva qui di fronte, fra le case distrutte dalla guerra, la dimora dei Chiarugi. Perché non ne andasse perduto il ricordo, il municipio ne volle qui riprodotta la lapide commemorativa 17.02.1959. In questa casa degli avi suoi, il 17 febbraio 1759, ebbe i natali Vincenzo Chiarugi, principe dei frenologi.  Nel primo centenario della istituzione del manicomio fiorentino miracolo di scienza e di pietà il municipio empolese all’autore dell’opera immortale sulla pazzia decretò questo marmo. 1888”. Fino al passaggio della seconda guerra mondiale, murata sulle abitazioni di proprietà dei Vannucci, situate sul lato destro (in uscita da Empoli) dell’attuale via Chiarugi, si trovava una lapide commemorativa che ricordava uno dei vecchi proprietari di quelle abitazioni, il più celebre: Vincenzo Chiarugi. La lapide in oggetto andò distrutta dai bombardamenti, ma nel 1959, nel giorno del bicentenario della nascita del medico empolese, fu collocata una nuova epigrafe, questa volta su un edificio situato di fronte alle case un tempo di proprietà dei Chiarugi; la nuova iscrizione riporta il testo – che sopra proponiamo – di quella andata perduta, anche se con alcune variazioni. Ma a quali eventi notevoli della vita del Chiarugi fa riferimento la lapide? Cerchiamo di scoprirlo.

Vincenzo Chiarugi, busto marmoreo
Vincenzo Chiarugi, busto marmoreo

Vincenzo Chiarugi nacque ad Empoli il 17 febbraio del 1759 dal medico Anton Gregorio, d’origini pratesi; la madre, Margherita Conti, morì durante il parto. S’iscrisse alla facoltà di medicina di Pisa, dove si laureò giovanissimo, a soli vent’anni. Nel 1780
ottenne l’abilitazione all’esercizio della professione dopo un periodo di pratica presso l’ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova; restò nello stesso ospedale, dove due anni dopo fu nominato medico straordinario e, poco più tardi, sovrintendente per il reparto maschile. Nel 1785 fu aggregato a Santa Maria Nuova anche l’ospedale di Santa Dorotea, riservato ai malati di mente, dove il Chiarugi fu distaccato; vi trovò, com’era prassi all’epoca, un reclusorio in cui i degenti erano tenuti in cella in condizioni spaventose che determinavano un tasso di mortalità altissimo. Intanto il Chiarugi, con la fiducia del Granduca Pietro Leopoldo, partecipava all’allestimento del nuovo ospedale Bonifazio; nel 1788, evento cui fa riferimento anche l’epigrafe, il medico empolese assunse la direzione dell’”Ospedale della carità per dementi”, il Bonifazio appunto, destinato a “pazzi e inguaribili”, categoria eterogenea che comprendeva malati mentali ma anche pazienti cronici ritenuti incurabili con i mezzi dell’epoca. Con cinque persone il medico empolese doveva gestire 150 pazienti, ma aveva a disposizione locali spaziosi e più salubri, con ampi spazi verdi esterni da poter utilizzare. Il Chiarugi compilò, su richiesta governativa, il “Regolamento dei Regi Spedali di Santa Maria Nuova e di Bonifazio”; nel testo egli afferma la necessità di rispettare il malato, fisicamente e psicologicamente, con la conseguente eliminazione delle pene corporali e dello sfruttamento lavorativo dei degenti. Nello stesso tempo eliminò pratiche barbare quali l’immersione in acqua fredda, pur mantenendo tutti i pazienti legati a letto durante le ore notturne. Per la prima volta fu il Chiarugi a suddividere i pazienti in gruppi con sintomatologia affine, collocandoli in reparti distinti; poi tentò di dare un assetto sistematico alla sua esperienza maturata all’interno del “Bonifazio”, nei tre volumi dell’opera “Della pazzia in genere e in specie”, pubblicata a Firenze nel 1793-94. L’opera (definita nell’epigrafe “immortale”) può essere considerata il primo trattato di psichiatria modernamente inteso. Molte furono le pubblicazioni in campo medico, compreso uno dei primissimi manuali italiani di medicina. La sua ascesa professionale fu rapida. Fu membro ordinario dei Georgofili, della Colombaria, dell’Accademia Fiorentina, fu ammesso nel Collegio medico fiorentino ed ottenne docenze e letture universitarie. Sarà anche medico personale di Elisa Bonaparte, la sorella di Napoleone, granduchessa di Toscana dal 1809. Con il ritorno del Granduca Ferdinando III, dal quale era stimatissimo, continuerà a dirigere l’ospedale di Santa Maria Nuova fino al giorno della morte, avvenuta a Firenze il 22 dicembre 1820.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA