La Bandiera toscana da aprile 1848 a maggio 1849
La Bandiera toscana da aprile 1848 a maggio 1849

Esiste una data precisa che mette fine alla millenaria navigazione per scopi commerciali sul fiume Arno. Questa data, per Empoli, è il 20 giugno del 1847, giorno dell’inaugurazione della terza sezione della strada ferrata, la Pontedera – Empoli. Poi, il 10 giugno 1848 verrà inaugurato il tratto Empoli – Firenze, a completamento della linea. Finivano il mestiere del navicellaio e del bardotto, ma anche tutte le professioni legate alla produzione ed alla manutenzione degli scafi, dai maestri d’ascia ai calafati. In seguito alle sommosse ed ai sabotaggi ed incendi ripetuti della ferrovia e della stazione empolese, susseguitisi dopo il 1847, molte furono le proposte – provenienti da uomini di governo e intellettuali – per risolvere il conflitto sociale che stava assumendo proporzioni preoccupanti.

Vincenzo Salvagnoli, giurista empolese padre della patria
Vincenzo Salvagnoli, giurista empolese padre della patria

Assunse le difese dei navicellai rimasti senza lavoro Vincenzo Salvagnoli, autore del promemoria “Pe’ navicellai espropriati dalla Società Leopolda”, datato 4 novembre 1850. «Intiere popolazioni poste tra Firenze e Pisa, – esordisce nel documento – lungo le due rive dell’Arno, vivevano esercitando unicamente il mestiere di navicellaio. Tutto ad un tratto la Società della Strada Ferrata Leopolda prese a trasportare ancora le mercanzie con nuove tariffe. I vantaggi che offre agli spedizionieri questo ribasso produsse la cessazione quasi repentina, assoluta, perpetua d’ogni altro lavoro vetturiero di merci per terra e per acqua dalla Capitale al Porto […] perpetua, poiché i vantaggi offerti dalla strada ferrata durano e cresceranno sempre, quindi sempre assicureranno alla Società l’esclusiva monopolistica industria dei trasporti. Il mestiero del navicellaio, in Arno specialmente, è finito a un tratto, compiutamente e per sempre. Pei navicellai non v’è che la miseria o per meglio dire la lunga e tremenda agonia del morire di fame. Mille famiglie son condannate a questo crudele supplizio, il quale è pur tremendo danno e pericolo pubblico». Il Salvagnoli imposta tutta la sua difesa su una tesi nuova: il risarcimento del danno subito dai navicellai avrebbe dovuto esser previsto dal governo granducale nel momento stesso in cui aveva messo mano alla concessione per la costruzione della strada ferrata. Il Salvagnoli introduce un concetto importante, accorgendosi, fra i primi in Toscana, che il nuovo sistema di produzione industriale che stava sviluppandosi, basato sulla fabbrica e sulla meccanizzazione, avrebbe generato enormi disuguaglianze sociali. Si era accorto del fatto che la sua epoca avrebbe dovuto confrontarsi con le sfide della modernizzazione.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA