000096   Dall’aprile del 1934 sono trascorsi ottant’anni tondi tondi. Il convoglio trainato dal locomotore E 428 degli anni Trenta formato da carrozze d’epoca come “la centoporte”, con gli interni completamente ristrutturati mantenendo la divisione fra prima e seconda classe caratterizzata dalle poltrone in legno, è arrivato a Vernio alle ore 11 e 22, proveniente da Bologna. A Prato poi, un concerto della banda Chiti, la stessa che suonò il giorno dell’ inaugurazione nel 1934, ha salutato il treno con i suoi trecento passeggeri. Questa è storia di celebrazioni attuali, con una torta recante ottanta candeline da spengere. Ma la storia della ferrovia più importante d’Italia, chi la ricorda? Proviamo, anche se lo abbiamo fatto altre volte altrove, a ripercorrerla per l’occasione. E ci accorgeremo che è una storia di occasioni perdute, soprattutto per Empoli. La storia però la pubblicheremo, su questo sito, a puntate. Ecco la prima.

La storia. Provate a tracciare il prolungamento naturale del tracciato della direttissima proveniente da Bologna fino ad incontrare la strada ferrata Leopolda, da Firenze a Livorno e Pisa e indovinate un po’ quale località appare sulla carta geografica: Empoli naturalmente! Ci sono stati dei periodi nella storia d’Italia nei quali le grandi opere si progettavano e poi, come dovrebbe accadere normalmente, si costruivano. Velocemente, con pochi mezzi, ma con tanto ingegno e volontà di fare. Oggi questo nostro paese sembra aver smarrito la principale capacità che aveva e che lo ha contraddistinto nella sua storia. In Italia si sono costruite ferrovie all’avanguardia nella prima metà del Novecento, premessa indispensabile per uno sviluppo vero del paese. E pensare che ci sono state due guerre mondiali in mezzo! Nel secondo dopoguerra poi, in un paese distrutto gli italiani costruirono l’autostrada del sole (755 chilometri su uno dei percorsi più accidentati del mondo in 8 anni!). Chiaro no?

  Paolo Santini  ©RIPRODUZIONE RISERVATA