Gaetano Fabiani
Gaetano Fabiani

Parlare della musica bandistica a Empoli senza parlare di Gaetano Fabiani significherebbe escludere dalla scena il padre di tutti i musicisti empolesi fra tutta la seconda metà dell’Ottocento e il primo Novecento. Nacque a Empoli il 20 gennaio del 1841 da Niccolò ed Erminia Alderotti, in una famiglia benestante e dalle solide tradizioni musicali. Fin da giovanissimo si avvicinò al clarinetto, poi studiò pianoforte, composizione e strumentazione per banda con Anichini a Firenze. Divenne ben presto direttore della Banda cittadina empolese, ottenendo in seguito moltissimi incarichi in corpi musicali della zona. Dal 1875 sarà direttore della Banda e della scuola di musica di Empoli, dopo aver trascorso un periodo come insegnante di musica a Rosignano marittimo. Rimarrà alla guida del sodalizio empolese, traghettandolo attraverso mille peripezie, fino alla morte. Si era diplomato (in clarinetto) nel 1868. Fu compositore prolifico e versatile, autore di musica religiosa, in particolare messe per voci, organo e grande orchestra, inni, preghiere, marce di ogni genere, ouvertures, ma soprattutto pezzi per banda, romanze per voce e pianoforte, ballabili, operette e pezzi per pianoforte. Da ricordare la magnifica marcia funebre composta per la morte del Re d’Italia, intitolata “Alla memoria del gran Re”, come la sinfonia per grande orchestra “L’abbandonata nella selva”. Tra le diverse operette da menzionare “Fiammetta”, preceduta da un’Ouverture, rappresentata con grande successo di pubblico al teatro Salvini di Empoli nel novembre del 1893. Fu anche un abile orchestratore, e come non ricordare in questa sede il “Concerto per quartino, clarino, tromba e bombardino” dal titolo “I quattro amici”, in cui seppe dosare con maestria le sonorità dei vari strumenti, ottenendo effetti di particolare suggestione del tutto insoliti in quel genere di opere. Famoso l’episodio della prima esecuzione pubblica del quartetto citato. Sembra che i musicisti che avevano appena eseguito l’opera, pur onorati dall’aver tenuto a battesimo il concerto, cominciassero per un nonnulla a discutere, circostanza peraltro molto frequente nelle bande di allora, finché volarono schiaffi e cazzotti e alla fine imbracciando a mo’ di randello gli stessi strumenti se le suonarono di santa ragione ( da notare che tale circostanza è confermata da alcuni danni riportati agli strumenti menzionati in alcuni documenti e da alcune lettere di scuse e di supplica di alcuni musicanti). E il maestro Fabiani, impassibile, ebbe ad esclamare: «Meno male li ho chiamati gli amici, sennò chissà come sarebbe andata a finire!». I maggiori successi il Fabiani li ottenne con la composizione di musica per complessi bandistici. Compose per lo più marce militari (Venezia, l’Ottobrata, Campidoglio, Lo scozzese, Vittoria, L’ussaro, L’amicizia, e tante altre). Da giovanissimo, ottenne un grande successo popolare con la composizione di un Trio, che fu inserito nell’Inno garibaldino musicato da A. Olivieri.

Il Fabiani vinse diversi concorsi, molti con bande da lui dirette, altri con le sue composizioni. Si distinse in vari concorsi regionali e nazionali; uno dei più importanti fu quello bandito a Firenze dall’Accademia Musicale Fiorentina nel luglio del 1880, vinto dal Fabiani con il salmo 116, Laudate Dominum, per otto voci reali, divise in due cori, con basso ad libitum, una composizione di stile classico (in cui l’influenza della scuola dell’Anichini è evidente), ispirata alla produzione sacra di Benedetto Marcello. Fabiani si dedicò anche all’insegnamento ed ebbe fra i suoi allievi Giuseppe Cecchi e Fanfulla Lari, il grande violinista. Fu lui infine ad individuare l’innato talento nel piccolo Ferruccio Busoni. Morì a Empoli il 15 ottobre 1904.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA