Francesco Carega, il livornese che amava Empoli e le empolesi

Il buen retiro del Carega, Villa Bellosguardo a Spicchio
Il buen retiro del Carega, Villa Bellosguardo a Spicchio

Francesco Carega era un livornese che aveva partecipato ai moti risorgimentali aderendo alla corrente unitaria che tenne il Governo Provvisorio Toscano nel 1859. Con l’annessione al Regno d’Italia del Granducato, fu eletto, nel 1860, deputato. Di mestiere però faceva il tecnico agronomo. Di grande perizia, tanto è vero che i piemontesi lo chiamarono a ricoprire incarichi prestigiosi a livello diremmo oggi, di “consulenza tecnica al governo”.  Al tempo di Firenze capitale, data anche la vicinanza e la facile raggiungibilità della zona empolese dalla città del giglio, – era già da tempo in funzione la strada ferrata – molti fra i collaboratori nel governo e tanti onorevoli pensarono bene di albergare nelle amene e tranquille terre circostanti la città. E Francesco Carega stabilì la sua residenza in uno dei  luoghi più belli della zona, la Villa Bellosguardo di Spicchio, dalla quale si domina tutta la piana empolese e si gode di una veduta panoramica sul corso dell’Arno. Aveva un’idea fissa, quella che Empoli, della quale si era innamorato a prima vista, diventasse “un quartiere suburbano” della Capitale Firenze. Da questo amore, che non era solo platonicamente rivolto alla città, ma anche a certe signore di cui talvolta descrive le virtù, nacque un volumetto, dato alle stampe nel 1869, dal titolo “Empoli e il suo avvenire” e dedicato per l’appunto “ alle gentili e culte signore empolesi”. L’opera aveva lo scopo di tracciare alcune idee per aiutare la città a trovare il modo e l’energia necessaria ad uscire dall’arretratezza nella quale si trovava. La nostra idea invece, è quella di pubblicare ampi stralci del  volumetto a puntate. Ci pare interessante, cominceremo presto.

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA