Ferruccio Benvenuto Busoni, principe dei pianisti moderni. Ma la lapide nuova è diversa

Ferruccio Benvenuto Busoni, il pianista per eccellenza
Ferruccio Benvenuto Busoni, il pianista per eccellenza

«Colui per la cui anima non è passata una vita, non dominerà mai il linguaggio dell’arte». Volessimo riassumere l’arte di Ferruccio Busoni, potremmo farlo con queste sue parole. Recentemente, sulla porta dell’abitazione che vide nascere il grande genio musicale, affacciata sull’attuale piazza della Vittoria, è stata ricollocata una lapide, – l’originale è andata distrutta a causa di una rovinosa caduta a terra un po’ di tempo fa – recante questa epigrafe: “Ferruccio Benvenuto Busoni nato in questa casa il 1 aprile MDCCCLXVI musicista insigne principe dei pianisti moderni soggiogò commosse stupì con la grande arte sua le genti di tutto il mondo civile recando gloriosamente dovunque il nome d’Italia. Il Municipio e l’Accademia di Scienze a dì MCMXXV Arnaldo Bonaventura”. In realtà ci sarebbe un appunto. Come mai nella nuova non è stata inserita l’abbreviazione “pp.” che faceva bella mostra di sé sulla vecchia lapide, inserita com’era dopo la data della collocazione e prima della firma? Non era un’offesa pubblica, semplicemente stava a significare “posuerunt”. Un autentico mistero, anche se di solito, la colpa si dà al lapicida. Si vede non piaceva quel pp., ma sarebbe stato più corretto indicare l’omissione.

Ferruccio Benvenuto Busoni, da Empoli al mondo
Ferruccio Benvenuto Busoni, da Empoli al mondo

Ferruccio Busoni nacque a Empoli il 1 aprile del 1866 da Ferdinando, empolese di origine corsa e clarinettista di buon livello e da Anna Weiss, triestina di famiglia bavarese, pianista colta e sensibile, nota negli ambienti musicali italiani per la sua attività concertistica, svolta sia in duo col marito che da solista. La madre intuì subito le straordinarie attitudini musicali del piccolo Ferruccio, e nonostante gli impegni e le peregrinazioni in giro per l’Italia, riuscì ad avviarlo allo studio della musica e dei capolavori della tradizione classica. Busoni si dedicò dunque fin da precoce età allo studio del pianoforte, e rivelò ben presto il suo talento. La sua prima esibizione pubblica fu nel 1873, a soli 7 anni, nell’ambiente musicale triestino, frequentato dai genitori di Ferruccio dal 1871 al 1878 in relazione alla loro attività professionale. I due musicisti intuirono le possibilità che si sarebbero potute aprire di fronte al loro enfant prodige della tastiera, e non esitarono a spingerlo verso un’intensa attività concertistica da solista. L’anno seguente, a soli 8 anni di età, il piccolo Busoni iniziava la sua straordinaria carriera solistica. Nel 1876, a Vienna, nel tempio della musica europea, riscosse il suo primo grande successo e fu consacrato ufficialmente dalla critica più autorevole. Il periodo austriaco vide il giovanissimo pianista applicarsi anche allo studio dell’arte della composizione. Già nel 1878, poté iniziare, a Graz, lo studio sistematico dell’armonia, del contrappunto e della strumentazione sotto la guida di Wilhelm Mayer. Il maestro austriaco lo avviò allo studio di Bach e Mozart, e nello stesso tempo allo studio dei grandi compositori romantici. Dopo soli quindici mesi di intensa applicazione la genialità creativa di Busoni si manifestò attraverso la composizione di alcuni pezzi sacri, come i cinque pezzi per pianoforte op. 3 e una messa a 6 voci a cappella. Nel 1881, terminati gli studi, riprese l’attività concertistica fra Italia a Austria. Grandi onori gli furono tributati a Bologna, dove fu nominato accademico pianista. L’anno dopo, a Vienna, conobbe Rubinstein e Brahms, ai quali dedicò alcuni studi per pianoforte. Oltre all’attività concertistica, cominciò a dedicarsi alla produzione teatrale.  Nel 1886 lo troviamo a Lipsia, dove stringe sodalizi professionali con Cajcovskij, Mahler, Delius e Riemann. Poi, sarà nominato insegnante di pianoforte in Finlandia, dove conoscerà Sibelius; nel 1890 lo troviamo a Mosca, dove conoscerà la futura moglie Gerda e vincerà il premio Rubinstein. Dal 1891 al 1894 risiederà a Boston negli Stati Uniti, chiamato dalla Steinway. Si stavano aprendo per Busoni gli scenari concertistici dei più grandi teatri del mondo. Nel 1895 tornò in Europa stabilendosi a Berlino, dove rimase fino al 1913 e dove dirigerà anche l’orchestra filarmonica, pur assentandosi di volta in volta per le varie tournées di concerti in giro per il mondo. Pur essendo un interprete eccelso del pianoforte, amava oltremodo dedicarsi alla composizione, e il periodo berlinese resta uno dei più fecondi da tale punto di vista. Sono di questi anni il Concerto in re maggiore per violino e orchestra op. 35 e il grandioso Concerto op. 39 per pianoforte, coro e orchestra. Nel 1913, in collaborazione con Gabriele D’Annunzio, concepì il progetto di un’opera ispirata alla figura di Leonardo Da Vinci, ma il sodalizio si interruppe, pur dopo vari tentativi documentati anche da un fitto epistolario. Non c’era fra loro alcuna affinità spirituale. A Berlino sarà riconosciuto da tutti come il Maestro per eccellenza, e la sua stella brillerà nell’intero panorama musicale europeo per diversi anni. Era considerato il trait d’union fra la tradizione classica e la proiezione verso il futuro della più alta espressione musicale. In Italia invece ebbe poca riconoscenza, e percepiva con amarezza di essere poco amato nel suo paese. Nel 1917 furono rappresentate a Zurigo le opere Arlecchino e Turandot e nel settembre dello stesso anno intraprese la composizione del Doktor Faust, il suo progetto più ambizioso, che rimarrà purtroppo incompiuto. Durante uno dei suoi giri di concerti in Europa in qualità di direttore d’orchestra e di solista, nel 1922 fece tappa a Roma, dove riceverà l’onorificenza di Commendatore della Corona d’Italia. Moriva a Berlino il 27 luglio 1924, a causa di un’infezione renale che si trascinava dietro da tempo, ma il suo fisico era provato dai sacrifici di una carriera intensissima iniziata, come abbiamo visto, in età infantile. Il Doktor Faust fu completato dall’allievo Philip Jarnach e fu rappresentato all’Opera di Dresda per la prima volta il 21 maggio del 1925. A Empoli, nel 1925 saranno tributate a Busoni solenni onoranze nel Teatro Salvini; il professor Arnaldo Bonaventura detterà l’epigrafe da collocare sulla porta della casa natale del grande musicista.

Visita Il Museo di casa Busoni a Empoli

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA