Terzina dantesca decimo canto dell'Inferno
Terzina dantesca decimo canto dell’Inferno

“Ma fu’ io sol colà dove sofferto fu per ciascun di tòrre via Fiorenza colui che la difesi a viso aperto”. Con questi versi Dante Alighieri nella Divina Commedia, nel canto decimo dell’Inferno, onora la figura epica di Farinata degli Uberti, il nobile capo fiorentino dei ghibellini che aveva cacciato i guelfi da Firenze una prima volta nel 1248 e poi (dopo la cacciata del 1258) li aveva sconfitti di nuovo a Montaperti nel 1260; l’episodio che la storia e la sempre viva tradizione orale vogliono si sia svolto proprio a Empoli – e proprio nel palazzo ghibellino- è quello del convegno ghibellino, celebrato in tempi moderni attraverso l’apposizione di una lapide con incisa questa terzina dantesca sulla facciata dello stesso palazzo e soprattutto attraverso l’intitolazione della piazza più importante della città (così chiamata dal secolo XIV) alla figura storica di Manente degli Uberti, il nostro Farinata. Durante il convegno ghibellino di Empoli, in cui si erano riuniti tutti gli alleati avversi ai fiorentini per decidere le sorti della città, rocca difensiva dei Guelfi, Farinata, di fronte alla volontà espressa dalla maggioranza dei convenuti di radere al suolo Firenze, si erse a difesa della città gigliata minacciando addirittura di difenderla con le armi se necessario. Farinata è il simbolo degli spiriti energici, magnanimi e capaci di azioni nobili e disinteressate, il simbolo di chi crede in ideali da difendere a tutti i costi sacrificando personalismi ed egoismi. La piazza in origine era appellata semplicemente Piazza del mercato, o anche piazza della pieve; la stessa pieve che vi si affacciava volgarmente era chiamata pieve al mercato; si trattava di uno dei mercati più importanti della Toscana anche nel Medioevo, e si svolgeva, ieri come oggi, settimanalmente nel giorno di giovedì. Successivamente fu chiamata piazza dell’Olmo, a causa della presenza di uno di questi alberi al centro della piazza, sotto al quale avvenivano i giudizi popolari relativamente ai reati commessi in danno della comunità; poi piazza della Collegiata. Quando arrivarono i francesi, sostituirono la colonna che sorreggeva il marzocco fiorentino al centro della piazza con l’albero della libertà: ma durò poco. Nel 1828 la piazza, a testimonianza delle nuove ambizioni della città, si arricchì della fontana in marmo realizzata dal Pampaloni; ma a colpire le fantasie degli empolesi dal punto di vista toponomastico non fu certo la grazia delle tre naiadi che sorreggevano la fontana: furono i possenti e un po’ goffi leoni scolpiti dal Giovannozzi e collocati alla base del manufatto. E gli empolesi chiamarono la piazza “dei leoni”, quasi a voler rimarcare la titolarità del popolo in materia di nomi di luoghi.Infine, nel 1881, ecco l’intitolazione al fiorentino Farinata. Storicamente la piazza è stata testimone dei più importanti avvenimenti che hanno riguardato Empoli e, come abbiamo visto, non solo; su di essa si affacciavano i palazzi più importanti della città, i palazzi del potere; il palazzo dei Conti Guidi, feudatari e signori cittadini fino al 1254, il palazzo del Comune, quello del Podestà fiorentino, la pieve. (2-continua)

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA