Quando a scuola si cantava “Faccetta nera”. Anno XIV E.F.

Pagella scolastica dell'anno XIV dell'Era Fascista
Pagella scolastica dell’anno XIV dell’Era Fascista

Il 3 ottobre del 1935 le truppe italiane comandate dal generale Emilio De Bono, maresciallo d’Italia, governatore dell’Eritrea, invasero l’Etiopia. In pochi giorni occuparono le città di Adua e di Axum. Era iniziata la campagna d’Abissinia, l’evento che condurrà Mussolini all’apice del consenso in Italia. Manifestazioni di giubilo si susseguirono in ogni angolo del paese, anche nei borghi più piccoli. Si, perché volenti o nolenti l’Italia in quel periodo era autenticamente fascista, e almeno nella stragrande maggioranza della popolazione si guardava con favore alle azioni dell’uomo che aveva restituito all’Italia medesima un ruolo centrale nello scacchiere politico europeo. Nel giornale delle classi miste di seconda e quarta della piccola scuola di Vitolini, come in quello di tutte le scuole italiane, anno 1935-36, la maestra annotava giorno per giorno la cronaca degli avvenimenti, restituendoci uno spaccato di vita quotidiana straordinario. Il 4 ottobre scriveva: «Le legioni d’Italia di Mussolini hanno iniziato l’avanzata in Abissinia. Sono cinquantanove anni che aneliamo la rivincita. La rivendicazione avverrà indubitatamente anche a dispetto di tutti i nostri nemici, presenti e futuri. L’Italia ha bisogno del suo posto al sole, di un grande posto: e lo avrà». Dopo qualche mese, la notizia più importante. «6 maggio. La desiderata ora è venuta! Non è più una cosa incerta, ma realtà l’occupazione completa dell’Abissinia. Ce l’ha annunziato a gran voce il Duce, egli ci ha detto: “alle 16 di questo fatidico 5 maggio il maresciallo Badoglio è entrato in Addis Abeba, alla testa dei suoi soldati”. Ho pianto di commozione a queste parole! Avrei voluto essere nella capitale etiopica; essere a Roma nello stesso momento non saprei dirlo neppure io. So che terminata l’adunata ho girato il paese unita ai miei scolari, e al popolo, ho cantato, ho gridato con esso, ho assistito con piacere all’accensione del falò nella piazza centrale del paese ed al girotondo che la gioventù fascista compiva intorno a quel fuoco per dare sfogo alla sua grande gioia. Oggi in classe la scolaresca è stata di una vivacità insolita. Tutti i bambini, si può dire, hanno voluto parlare e dire il proprio parere, sul bel fatto compiuto. Li ho lasciati esprimere come potevano i loro pensieri, dopo ho cercato riassumere in una conversazione, le loro espressioni sulla gloriosa conclusione della guerra in Africa orientale. Ho letto il discorso pronunziato dal Duce; al termine di questa lettera, gli alunni si sono alzati in piedi; hanno cantato “Faccetta nera” ed altre canzoni occasionali e hanno fatto il saluto al Re e al Duce. Fatto il saluto, si sono messi a lavorare ed hanno tracciato sull’apposito quaderno dell’Africa la più viva e la più vibrante pagina fra quelle scrittevi fino ad allora».

Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA