Piazza Farinata degli Uberti, fontana lato Canto Pretorio
Piazza Farinata degli Uberti, fontana lato Canto Pretorio

Sul basamento della fontana in piazza Farinata degli Uberti, dal lato che guarda il canto Pretorio (il lato verso sud), fa bella mostra di sé una lapide con un’iscrizione in latino che potremmo riassumere in questo modo: “Il granduca di Toscana Ferdinando III, per gran comodo degli empolesi, su richiesta del magistrato fece trarre generosamente dal patrimonio del Monte di Pietà il necessario per incanalare le acque più salubri; sotto gli auspici del figlio, l’ottimo principe granduca Leopoldo II, furono incanalate, e quest’opera cominciata nell’anno 1824 veniva condotta felicemente a termine nell’anno 1828”. Quest’iscrizione ci fornisce una serie di notizie importanti relative alla fontana: il periodo della costruzione, l’avvicendarsi al trono dei granduchi, il reperimento dei soldi necessari per l’esecuzione dei lavori. L’epigrafe ci racconta che il finanziamento dell’opera fu a totale carico del Monte di Pietà del Comune di Empoli, un istituto di prestito voluto nel 1570 dal granduca Cosimo I per contrastare l’egemonia, assoluta fino allora, dei banchi di prestito gestiti dagli ebrei. Alla fine il costo della fontana e dell’acquedotto raggiungerà la cifra, astronomica per l’epoca, di quasi 120 mila lire toscane, pagate interamente dall’amministrazione del Monte Pio. L’epigrafe correttamente narra che la costruzione della fontana, iniziata nel 1824 sotto il granducato di Ferdinando III (venuto a mancare nello stesso anno), terminò nel 1828 regnante il figlio Leopoldo II, l’ultimo granduca di Toscana.

Fontana di Luigi Pampaloni lato Canto Pretorio particolare
Fontana di Luigi Pampaloni lato Canto Pretorio particolare

L’iscrizione che stiamo commentando, come quella gemella sul lato opposto, fu redatta da Giovan Battista Zannoni, illustre scrittore e antiquario regio, con l’approvazione diretta del sovrano. Le epigrafi scritte in latino furono poste sul basamento centrale della fontana nel 1827, dopo aver ricevuto l’autorizzazione della Camera di Soprintendenza fiorentina. Per quanto concerne la fontana, mentre Luigi Pampaloni realizzò le tre naiadi che sorreggono la tazza, i quattro leoni (all’inizio ne erano previsti addirittura otto) alla base dell’opera furono realizzati da Luigi ed Ottavio Giovannozzi, scultori fiorentini al seguito del Pampaloni. I leoni un po’ grossolani e impacciati, contrapposti alla grazia ed alla leggiadria delle ninfe, colpirono immediatamente l’arguta fantasia degli empolesi; infatti, sarà allora che inizierà a diffondersi, per il luogo pubblico più significativo della città, l’appellativo un po’ burlesco e canzonatorio di “Piazza dei leoni”. Il Monte di Pietà comunque non aveva badato a spese: all’epoca il Pampaloni era ritenuto un artista di grido; basti ricordare l’incarico affidatogli per l’esecuzione delle statue raffiguranti Arnolfo di Cambio e Filippo Brunelleschi per i nuovi edifici canonicali in piazza del duomo a Firenze, vera consacrazione dell’artista, o ancora quello relativo alla statua di Leonardo Da Vinci nel portico vasariano degli uffizi. Per quanto riguarda i materiali usati, i blocchi di marmo bianco necessari furono forniti da Carlo Rocchi di Carrara e la pietra serena per le scalinate arrivò dalle cave fiesolane. Non fu casuale: furono utilizzati dei materiali compatibili con l’armoniosità cromatica della facciata della Pieve di Sant’Andrea, e con l’allora recente (1812) pavimentazione della piazza (la piazza fino al 1812 era pavimentata in cotto, sostituito poi con la pietra serena della “Gonfolina”). In conclusione però, torna alla mente ciò che ebbe a scrivere nell’Ottocento, invero con un po’ di superficialità, il celebre scrittore francese in viaggio in Italia Francis Wey, commentando i legami fra Firenze ed Empoli: “In un’oscura borgata della Toscana si trovano i più drammatici ricordi di Firenze; ed in una piccola piazza si scorgono i maestri del Rinascimento, al suo sorgere; e Dante, che fu loro amico, descrive egli stesso nella sua divina epopea i fatti e gli eroi, che operarono su questa scena”. Il letterato francese, a quanto pare, non aveva capito molto della storia di Empoli.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA