Il grande giornalista Corrado Alvaro arriva a Empoli alla vigilia della guerra. Era il 1940. Seconda puntata.

Corrado Alvaro, un grande giornalista
Corrado Alvaro, un grande giornalista

Corrado Alvaro nasce nel 1895 a San Luca, un piccolo paese sul versante ionico calabrese, ai piedi dell’Aspromonte in provincia di Reggio Calabria. Dopo gli studi liceali, nel 1915 si arruolò nel Regio Esercito combattendo poi nella prima guerra mondiale; fu ferito a San Michele del Carso, e già nel 1916 è a Roma, dove comincia la collaborazione con Il Resto del Carlino. È l’inizio di una fulgida carriera giornalistica che lo porterà da inviato a collaborare con i più importanti quotidiani italiani come il Corriere della Sera e La Stampa. Nel 1925 è fra i firmatari del manifesto degli intellettuali di Benedetto Croce. All’attività di inviato per i quotidiani dalle più grandi capitali europee, affianca quella di critico teatrale per diverse riviste. Collaborerà per le più importanti riviste della sua epoca come Omnibus di Longanesi. La definitiva consacrazione da scrittore avverrà con il premio Strega ottenuto nel 1951 per “Quasi una vita”. Nel 1940 era passato da Empoli per ammirare l’operosità delle vetrerie e le condizioni di vita degli operai, molti fra i quali erano arrivati qui in seguito alla prima ondata migratoria. A zonzo per le vie cittadine , le descriveva così.

«E poi le merci sulla strada, questo mercato quotidiano che ricorda da vicino la vita, la sua lotta, il contado, i mercati. C’è un modo di disporre e di mostrare le cose del vivere che ha della composizione. Perfino i prodotti a serie dei magazzini sembrano appesi a un albero di cuccagna, e riacquistano il vecchio prestigio dell’infanzia. E che dire di quest’insegna che  porta scritto “Bazar fantastico”? » Corrado Alvaro era venuto a Empoli per vedere altro, voleva vedere la Empoli industriale.  «Empoli è in piano. I fuori porta si vedono dalle sue strade dritte tra balenii di biciclette che si confondono con quelli delle foglie degli olmi prese da un lungo tremito come se pullulassero, e la polvere, gli steccati gialli di qualche campo sportivo, i manifesti che laggiù sono più larghi e coloriti, come se tutto questo fosse l’annunzio d’una fiera e d’un luna park.  Si dilungano laggiù i quartieri degli operai, perché Empoli ha almeno una quindicina di fabbriche di vetri». Ecco la ragione vera della visita empolese di Alvaro. Voleva vedere le vetrerie, i vetrai, parlare con loro, descriverne l’intimità e l’anima. Ne parleremo nella prossima puntata. «I carrettini dei fiaschi da impagliare sono fermi davanti alle porte. Ci s’imbatte a un certo punto nell’Arno, con lo stesso colore verde che ha a Firenze. Il tramonto rosso e il perdersi del fiume nel piano ricordano il mare». Bella, Empoli. (2-continua)

Paolo Santini