La piazza
La piazza

Cominciammo nel gennaio del 2007, e le chiamammo allora le memorie di pietra. Con tanto di testatina, ad ammonire che si sarebbe trattato di una lunga serie. Non eravamo i primi e ben lo sapevamo. Il nostro primo punto di riferimento fu il mitico Olinto Pogni, canonico empolese, autore di un compendio sulle epigrafi cittadine, ormai superato dai tempi ma certamente utilissimo e meritorio. E lo dicemmo subito. Ma la nostra intenzione era di proporre un lungo viaggio alla scoperta della città più nascosta, anche perché dagli anni del Pogni (era il 1910) di lapidi in città tante ne erano arrivate e tante erano scomparse. Rileggetele, quelle memorie, e troverete che il nostro viaggio cominciò da piazza Farinata degli Uberti, con la sua straordinaria fontana e i suoi loggiati. Le uscite non le abbiamo contate, ma sono state diverse decine, pubblicate negli anni e con pazienza, oggi tutte naturalmente on line, come si conviene. Debitamente datate e sottoscritte.

Alla fine, un errore lo abbiamo fatto: non le abbiamo raccolte e stampate in un libretto, come va di moda ora. Ci penseremo per il futuro. Solo l’amico avvocato e storico Giuliano Lastraioli ha pensato a quella nostra serie, menzionandola in una sua recente recensione apparsa sul sito “Della Storia d’Empoli”, e, con la sua consueta attenzione e la sua non comune onestà intellettuale, ha provveduto a segnalare la mancanza. Di questo, lo ringraziamo pubblicamente. Siccome siamo perseveranti, senza alcuna pretesa, ma consapevoli di ciò che ci circonda, noi continuiamo con la nostra opera di presentazione delle epigrafi empolesi.

Spesso le città affidano la propria memoria ad alcuni segni esteriori e visibili, a volte collocati in posizioni ben osservabili – alcuni addirittura sono troppo in vista e per ciò l’occhio vi si abitua tanto da non notarli più – altre volte meno in evidenza, ma sempre di grande significato: sono le lapidi, le targhe, i cippi, i monumenti e, con funzioni diverse, i tabernacoli e le edicole sacre. Questi segni sono labili e mutevoli, esposti ai cambiamenti più di ogni altra cosa nel contesto cittadino. Conoscere il proprio passato è un modo per capire il presente e nel passato di una città ci sono anche queste presenze che gli abitanti, gli studiosi, e anche gli amministratori, spesso trascurano. Le lapidi costituiscono il segno visibile della memoria di un popolo, di una città, di un paese, sono le cosiddette “memorie di pietra”, solo apparentemente così forti e stabili; alcune raccontano con la loro presenza degli episodi, mentre l’assenza di tali segni a volte testimonia la volontà di non ricordare altri eventi: è il caso ad esempio, per Empoli, dei controversi fatti del 1921. Quante volte siamo passati in una via, abbiamo sostato in una piazza, e non abbiamo fatto caso a quelle targhe in marmo, in pietra, in ghisa, e quante altre volte ne abbiamo viste senza comprenderne il significato?

Il lavorio incessante del trascorrere del tempo modifica pesantemente i luoghi, i paesi, le città: alcune vestigia della loro storia sono difficilmente modificabili, altre invece sono le testimonianze più sottoposte ai cambiamenti, come ad esempio la toponomastica, i nomi delle vie e delle piazze, ed anche le lapidi e i monumenti. Spesso quando cambia la situazione politica, cambiano anche questi segni, vengono rimossi, corretti, sostituiti; in tal modo si modifica incessantemente una parte della memoria storica del luogo. Alcuni di questi segni però rimangono miracolosamente, si salvano e passano indenni attraverso gli anni, i decenni, e qualcuno addirittura anche i secoli. Oggi inizia per noi un lungo viaggio alla scoperta di queste testimonianze e di questi segni sopravvissuti alle ingiurie del tempo e degli eventi umani, di cui sono disseminate le nostre città ed i nostri paesi.

Empoli non è certamente ricchissima di lapidi, ma il punto di partenza di questo lungo itinerario è proprio la città, la sua piazza, il luogo degli incontri importanti, quello che dovrebbe essere il “salotto buono”, la vetrina: ovviamente stiamo parlando di piazza Farinata degli Uberti e, come spesso accade, cominciamo facendo un’eccezione; quante volte siamo passati di lì, abbiamo attraversato distrattamente la piazza, siamo entrati in chiesa, senza osservare attentamente l’iscrizione che corre lungo il fregio posto sull’architrave della facciata. Ebbene, quell’iscrizione racconta della nascita stessa della città, attorno alla Pieve di Sant’Andrea quando ancora si chiamava Pieve al Mercato, in un’epoca ormai remotissima.

L’iscrizione in latino a caratteri capitali sulla facciata, in alcune parti ormai illeggibile, tradotta suona più o meno in questo modo: «Quest’opera superba per arte di esimio maestro, fu iniziata quando erano passati mille anni e due volte nove lustri più tre, dopo la nascita del Verbo dalla Vergine; e si sa che fu compiuta per somma cura e fatica dei presbiteri della vita comune Rodolfo e Bonizzone, di Anselmo di Rolando e del prete Gerardo; per cui si credono cari a Dio e illustri per il cielo». Nasceva dunque, nel 1093, la prima presenza stabile attorno alla quale si svilupperà la nuova Empoli e tale evento sarà fissato indelebilmente a futura memoria proprio in questo marmo esposto nel luogo pubblico più importante e frequentato della città (1-continua)

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA