Il cavallo di Nina Akamu a Vinci alla vigilia della partenza
Il cavallo di Nina Akamu a Vinci alla vigilia della partenza

Le suggestioni che portano con sé le partenze e gli arrivi sono spesso gli unici ricordi che restano impressi nella memoria del viaggiatore. Quando a Vinci arrivò il cavallo in bronzo, monumentale opera scultorea di Nina Akamu, giunse in piazza della Libertà dopo un avventuroso viaggio che lo aveva visto attraversare nientemeno che l’oceano Atlantico. Il monumento equestre portava con sé l’immagine leonardesca più classica e se vogliamo anche la più plastica fra quelle impresse nella memoria collettiva, eppure ciò che colpiva di più era proprio quel fascino che  l’”esotico” si trascina dietro quando il luogo della provenienza è così lontano. Non i garretti possenti del quadrupede, non l’elegante portamento, non il nobile aspetto, ma il suo provenire da lontano, la sua remota origine. Veniva dagli Stati Uniti, dall’America, per volontà di un gruppo di americani innamorati del Genio vinciano e capeggiati da un pilota americano, Charles Dent, che del viaggio e della scoperta aveva fatto una ragione di vita. Oggi il cavallo per la prima volta riparte da Vinci e si reca a Milano per mostrarsi ai tanti visitatori che transiteranno nel palazzo della regione Lombardia in occasione dell’Expo universale 2015. Così l’arrivo, in contemporanea alla partenza dell’altro, della scultura equestre  in marmo di Giuliano Grittini “Genio e Poesia” evocherà Alda Merini, il suo fuggire dal mondo a cavallo dei suoi versi, e Leonardo da Vinci, sostituendo idealmente quella presenza ormai parte integrante del paesaggio urbano di Vinci dal 2001. Poi il cavallo tornerà, e tornerà ancora più prezioso di prima ad ornare la città di Vinci, tornerà ricco degli sguardi che lo avranno ammirato a Milano, in quel magico luogo leonardesco in cui il Genio concepì le immortali opere della sua stagione più feconda. E pensando a Milano e alla Lombardia, il pensiero corre inevitabilmente verso il 2019, anniversario del quinto centenario della morte del Genio vinciano. Con l’auspicio che questo viaggio sia l’inizio benaugurale di un percorso più lungo e ricco di sorprese e soddisfazioni per la riscoperta più profonda di Leonardo nel suo luogo d’origine attraverso la riscoperta di tutti i luoghi nei quali ha avuto dimora.

La partenza del cavallo, un’epopea

L'assessore alle culture, identità e autonomie della Regione Lombardia Cristina Cappellini a Vinci
L’assessore alle culture, identità e autonomie della Regione Lombardia Cristina Cappellini a Vinci

Tutto cominciò con una telefonata del governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni al sindaco di Vinci Giuseppe Torchia. Era il mese di dicembre dell’anno scorso. Il presidente chiedeva la possibilità di ottenere in prestito la scultura in bronzo di Nina Akamu raffigurante il cavallo di Leonardo esposta in piazza della Libertà a Vinci per poterla mostrare all’ingresso del palazzo della regione a Milano nel periodo di Expo e nel periodo immediatamente successivo. Il sindaco accolse con entusiasmo la sfida. Anche la regione Lombardia si attivò subito, coinvolgendo addirittura sponsor privati che alla fine hanno risposto egregiamente finanziando oltre la metà degli oltre 40mila euro necessari per portare a compimento l’intera operazione. Il 29 settembre 2015 ecco la firma dell’atto con il quale il prestito diventa realtà. E per un cavallo in bronzo che parte per la metropoli meneghina, appena in tempo prima della conclusione di Expo, arriva a Vinci in sostituzione una scultura in marmo.  Si tratta del monumento equestre  marmoreo di Giuliano Grittini denominata “Genio e Poesia”. E con Grittini sono previsti vari eventi sia a Vinci che a Milano. “Con soddisfazione e un pizzico di emozione posso annunciare che da mercoledì 14 ottobre per la durata di  sei mesi il Cavallo di Leonardo sarà in Piazza Città di Lombardia, sede istituzionale di Regione Lombardia, per essere ammirato dai lombardi e dai tanti turisti che ancora oggi stanno affollando la nostra Lombardia”. Così l’assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Regione Lombardia, Cristina Cappellini, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto ‘Cavallo di Leonardo in Piazza Città di Lombardia’ che si è svolta martedì 29 settembre a Vinci presso la biblioteca Leonardiana. Dopo la conferenza stampa, è arrivata la firma dell’atto di comodato, apposta dai dirigenti dei due enti coinvolti in presenza del sindaco e dell’assessore regionale. “L’Esposizione Universale – ha ricordato l’assessore Cappellini – si concluderà tra un mese ed è stato un vero e proprio successo. Un’occasione unica per i tanti turisti che si sono recati in Lombardia ad ammirare i luoghi incantevoli che la nostra Regione possiede”. “Il lavoro – ha proseguito – che noi come Regione abbiamo fatto in questi primi due anni e mezzo di mandato, é stato incentrato molto sulla promozione e valorizzazione dei nostri territori e delle loro tante eccellenze”. “Un lavoro importante – ha concluso la responsabile delle Culture lombarde – che continueremo a svolgere con grande impegno e passione, come dimostra l’iniziativa che oggi abbiamo presentato. Il ‘Cavallo di Leonardo in Piazza Città di Lombardia’, ha infatti come primo obiettivo quello di valorizzare a Milano, con un ponte ideale con Vinci, la figura straordinaria di Leonardo, uno dei giganti della nostra storia artistica che la città di Milano e la Lombardia hanno avuto la fortuna e l’onore di ‘adottare'”. Studiato nei minimi particolari il programma del doppio trasferimento. La scultura di Grittini arriverà a Vinci da Verona il 12 ottobre e nello stesso giorno sarà smontato il cavallo in bronzo. Il 13 ottobre il cavallo vinciano sarà a Milano e il 15 sarà pronto per essere ammirato dai visitatori.

La storia del cavallo. Italia e USA per Leonardo: il Cavallo a Vinci

Il Cavallo di Nina Akamu oggi
Il Cavallo di Nina Akamu oggi

Nel 1482 il duca di Milano Ludovico Sforza affidò a Leonardo da Vinci il compito di realizzare un monumento equestre dedicato a Francesco Sforza. Leonardo concepì una colossale statua in bronzo alla cui creazione si dedicò per ben 16 anni. Di tale impresa restano schizzi di cavalli, bozzetti di piani di scultura e il progetto di un nuovo processo di fusione, attraverso il quale lo stampo esterno e quello interno avrebbero dato vita ad un cavallo dalle pareti molto spesse in una colata unica di bronzo.

Leonardo e i suoi assistenti giunsero a creare un modello in terracotta del cavallo alto sette metri, dal quale ricavarono gli stampi per la fusione, ma a fronte degli annunci di guerra tra il re di Francia Luigi XII e il Ducato, Ludovico il Moro fece portare a Ferrara tutto il bronzo che aveva raccolto per il cavallo, fondendolo per fabbricare cannoni. In seguito, invaso il ducato di Milano, gli arcieri dell’esercito francese utilizzarono il modello di argilla per il tiro al bersaglio e gli stampi vennero perduti per sempre. Il sogno di Leonardo rimase così incompiuto.

Nel 1977, Charles Dent, pilota dell’aviazione civile americana, artista e collezionista d’arte, appassionato cultore del Rinascimento italiano, si invaghì dell’idea di riprendere e portare a termine il progetto di Leonardo. Da allora dedicò a questo obiettivo tutti i suoi sforzi, fondando a Fogelsville (Allentown, Pennsylvania) un’apposita società, la Leonardo da Vinci’s Horse Inc., tramite la quale promosse l’idea e iniziò a raccogliere anche i fondi necessari. Dent trascorse molti anni a studiare, progettare e costruire il più grande cavallo di bronzo al mondo, con l’aiuto dei maggiori studiosi di Leonardo, tra cui Carlo Pedretti e Sir John Pope-Hennessey. Dopo alcuni anni di ricerche, Dent e il suo team realizzarono i primi bozzetti in argilla alti circa 2 metri e mezzo. Col passare del tempo e l’approfondirsi degli studi, Dent divenne sempre più consapevole che il moderno cavallo non poteva essere il “cavallo di Leonardo” in quanto sarebbe stato inconcepibile replicarne l’idea. Dent si impegnò quindi affinché il cavallo del XX secolo celebrasse il Genio del vinciano.

Dopo la morte di Charles Dent nel 1994, la Leonardo da Vinci’s Horse Inc. affidò l’incarico della realizzazione dell’opera a Nina Akamu, scultrice di grande valore formatasi in Italia per 11 anni. Nina Akamu si ispirò ai molti disegni di cavalli lasciati da Leonardo per plasmare un modello in argilla alto 2 metri e 40 cm, completato nel 1997. Da tale modello è stata fusa nella Tallix Art Foundry di Beacon (New York) la statua equestre in bronzo, del peso di circa 900 kg, e dallo stesso, tramite procedure di ingrandimento, fu realizzata la versione di 8 metri.

L’idea di donare il Cavallo a Vinci fu proposta da Giorgio C. Morelli, giornalista italiano corrispondente a New York e consulente internazionale della Leonardo da Vinci’s Horse Inc., il quale promosse e coordinò il progetto raccogliendo anche i fondi necessari per realizzare le statua in bronzo. Sponsor e donatori del Cavallo, tutti americani, furono inoltre la Leonardo da Vinci’s Horse Inc. presieduta da Peter Dent, Fred e Lana Meijer, Peter Secchia, già stimato ambasciatore USA in Italia e sua moglie Joan, la Fonderia Tallix di New York.

La donazione è l’espressione della considerazione del popolo americano per il luogo di nascita della più insigne personalità del Rinascimento, Leonardo da Vinci. Per la collocazione definitiva del monumento la città di Vinci propose Piazza della Libertà, ristrutturata per l’occasione come simbolo tangibile dell’apprezzamento della donazione e per la solida e fattiva collaborazione instauratasi tra gli Usa e Vinci.

Tra ricerca e ispirazione

Così Nina Akamu racconta la sua sfida artistica nel creare il Cavallo di Leonardo: «Nel corso dei 16 anni che dedicò al progetto del monumento sforzesco, Leonardo realizzò numerosi bozzetti del cavallo per illustrare i suoi appunti sulle complesse procedure tecniche per la fusione e la colatura del bronzo. Nessuno tra i disegni esistenti rivela la posizione definitiva del cavallo o l’aspetto del monumento una volta completato. Gli esperti tuttavia ritengono che esistano studi sufficienti a provare le intenzioni di Leonardo. Mi sono basata su fonti d’informazione diverse per farmi un’idea quanto più possibile approfondita della posizione della scultura, delle sue proporzioni e della sua forma estetica. Ho studiato anche i disegni e gli appunti di Leonardo per altri progetti, come pure le sue riflessioni sull’anatomia, la pittura, la scultura e i fenomeni naturali. Infine, ho letto gli scritti degli studiosi del settore. La complessa sfida artistica, consistita nel creare un modello alto 2 metri, ha richiesto la conoscenza e la trasposizione in scultura di elementi di design, composizione, anatomia, carattere e movimento, combinati con grazia e armonia. La scultura che ho creato per la Fondazione Leonardo da Vinci’s Horse Inc. rende omaggio al genio creativo di Leonardo, ma non vuole essere una riproduzione della sua scultura. Nel corso dei due anni di lavoro dedicati a questo progetto, sono stata profondamente ispirata dalla ricchezza di informazioni incontrate durante le mie ricerche. Inoltre, la totale dedizione e i tenaci sforzi di coloro che hanno sostenuto la ventennale idea di Charles Dent mi sono stati di aiuto e hanno rafforzato la mia determinazione a realizzare il suo sogno. Forse il moderno cavallo di Leonardo da Vinci può essere visto come un simbolo della potenza, del momento di energia creativa e della capacità di visione, diretti e mirati ad un obiettivo lontano nel tempo. L’imponenza del cavallo rappresenta dunque la testimonianza della portata della colossale creazione leonardesca. Il nostro dono a Vinci può essere inteso come una metafora dell’immenso genio di Leonardo, termine di paragone della creatività e della grande stagione in cui visse, il Rinascimento. »