Tabaccaie, colombaie, granai e cantine. La casa colonica toscana in mostra

Casa colonica empolese
Casa colonica empolese

«Il bel paesaggio toscano – afferma la professoressa Carla Giuseppina Romby, docente di Storia dell’architettura e del territorio all’Università di Firenze – nasce dal sistema mezzadrile con il quale il coltivatore era obbligato a risiedere sul podere, e a dare metà delle risorse al padrone. Un sistema che si diffonde a partire dal ‘400 e prosegue fino al 1954, quando la mezzadria viene abolita. È questa una peculiarità del paesaggio toscano che lo contraddistingue dalle altre regioni e ne fa la sua specificità. Così come le tipiche case dei coloni, con i loro annessi, dal granaio alla cantina, che denotano e puntualizzano la coltura dei suoli su cui sorgono». E sono proprio le case coloniche le protagoniste assolute della mostra fotografica realizzata a cura di Nicola Fontana, Alessandro Mancini, Carla G. Romby, Leonardo Giovanni Terreni e Stefania Terreni dal titolo “Geografia e storia degli insediamenti colonici tra Arno, Elsa e Pesa” appena inaugurata e aperta fino alla metà del mese di giugno presso i locali del Museo del Vetro di Empoli. Più di duecento foto che testimoniano le diverse caratteristiche dei complessi colonici, con particolare attenzione alla connessione fra tipologie, aree geografiche e pratiche colturali e produttive. «Sono state individuate – ha proseguito la Romby – sei aree nell’empolese sulle quali si possono vedere diverse tipologie di costruzioni legate alla varietà e alle condizioni morfologiche del suolo: le case rispecchiano coltivazioni diverse secondo le qualità del terreno, evidenziando proprio la stretta connessione dell’abitazione colonica con le diversificate modalità colturali e produttive, come risulta chiaro dalla presenza o meno di annessi quali stalla, granaio, cantina, ed anche capanna, colombaia fino al corredo di orto e orto-giardino». Sono principalmente tre le residenze agresti tipiche che si trovano sul territorio: «le case a parallelepipedo, a sviluppo longitudinale, di forma rettangolare; quelle più antiche, nate per aggregazioni successive, che inglobano le torri di difesa, dopo che queste avevano perso la loro funzione di presidio, e le leopoldine, così chiamate da Pietro Leopoldo, ovvero le coloniche costruite nella seconda metà del Settecento, caratterizzate da pianta quadrata, con la colombaia al centro, costruite per incentivare le attività produttive conciliandole con la residenza sul podere. Queste case hanno al pianterreno un porticato a una o due arcate, gli annessi in genere sono la stalla e il rimessaggio per gli attrezzi agricoli, tipologia che si replica in tutta la Toscana». Oltre a quelle tradizionali poi, anche le nuove coltivazioni hanno caratterizzato l’identità del territorio: ad esempio nel primo Novecento viene introdotta la coltivazione delle barbabietole da zucchero e del tabacco, ed ecco che nascono altri edifici: lo zuccherificio e la “tabaccaia”, stabilimenti industriali che cambiano i connotati del paesaggio. Paolo Santini ©RIPRODUZIONE RISERVATA