Alberto Tallone e Pablo Neruda, su concessione della casa editrice Tallone
Alberto Tallone e Pablo Neruda, su concessione della casa editrice Tallone

I pochi fortunati che hanno avuto modo di sfogliare un volume uscito dalla casa editrice Tallone, di certo non lo dimenticano. La carta, i caratteri, il libro, la magia, si ha la sensazione di avere in mano un oggetto prezioso. E così è. Pochi sanno che la storia di questa grande famiglia di editori-librai-stampatori, figure condensate qui in un solo soggetto come agli esordi della stampa, è legata a doppio filo alla città di Vinci. Ma torniamo un passo indietro. Il fondatore della casa editrice, Alberto Tallone, figlio del celebre pittore Cesare, fu allievo di Maurice Darantiere grazie ad una lettera di presentazione di Sibilla Aleramo. Il prestigioso atelier tipografico a Châtenay-Malabry, appartenuto a sette precedenti generazioni di editori-stampatori, era ininterrottamente in funzione dalla fine del Settecento. Tallone, che durante gli anni di apprendistato presso Darantiere (1931-1937) aveva mantenuto l’attività di libraio antiquario a Milano, fondò a Parigi nel 1938 la propria casa editrice, rilevando l’atelier dal maestro e arricchendolo con serie di caratteri classici, tra i quali i tipi Tallone disegnati da lui stesso nel 1949 ed incisi a mano su punzoni di acciaio. Un bel giorno ad Alberto Tallone venne in mente di stampare un’edizione del Trattato sul volo degli uccelli di Leonardo da Vinci, e per capire il genius loci, non esitò a contattare il bibliotecario della Leonardiana Renzo Cianchi e a recarsi personalmente nel luogo dove era nato il Genio. Per respirarne l’odore, l’aria dei luoghi, la gente. Correva l’anno 1950. L’editore parigino però non aveva trovato un luogo in paese dove poter alloggiare, e fu così che Picchiutte, al secolo Rolando Bianconi, eclettico falegname vinciano impegnato in quei giorni in lavori nella biblioteca, si offrì di ospitarlo. Appena entrato in casa Bianconi, per Alberto Tallone pur attempato 52enne, era pronta la sorpresa della sua vita; una giovanissima e bellissima maestrina dai capelli rossi vinciana doc, Bianca, lo attendeva senza saperlo oltre quella porta.

Pablo Neruda Bianca Bianconi Alberto Tallone, su gentile concessione della casa editrice Tallone
Pablo Neruda Bianca Bianconi Alberto Tallone, su gentile concessione della casa editrice Tallone

Fu amore a prima vista, nonostante i tanti anni di differenza d’età (Bianca aveva 23 anni), e Alberto giurò di non andarsene da Vinci se prima non avesse sposato Bianca. E così fu. Convolarono a nozze nel luglio di quell’anno, nella chiesa di Santa Croce a Vinci. Ma la vita dei Tallone era a Parigi, e fu così che Bianca si trovò proiettata nella metropoli francese, in un fermento culturale che non aveva pari in Europa. Da questo grande amore nacquero pochi anni dopo due figli, Aldo ed Enrico, e nacquero entrambi a Vinci. Nel 1960 i Tallone decisero di tornare in Italia e si stabilirono nel torinese, ad Alpignano, dove sono ancora oggi. La nuova officina modello con banchi di caratteri mobili ed i torchi da stampa tradizionali, fu inaugurata da Luigi Einaudi. Lì nascono ancora adesso i libri “come ai tempi di Gutenberg”. Da Alpignano sono passati premi nobel, uomini di cultura, poeti del calibro di Ungaretti, Montale, Pavese. Il 6 giugno del 1962 Pablo Neruda nota in galleria a Milano, nella vetrina della libreria Garzanti un’edizione Tallone. Il poeta, desideroso di conoscere Alberto, entra in libreria e, con l’aiuto del libraio fissa un appuntamento per l’indomani ad Alpignano. Sarà un sodalizio che durerà per sempre. Nel 1968 Alberto morì e la casa editrice passò nelle mani di Bianca, e da lei poi ai figli. Ma il discorso del premio Nobel Pablo Neruda dopo l’assegnazione nel 1971 fu pubblicato da Tallone, e Neruda era di casa ad Alpignano. «Attraversai la chiara sala dove sta chi lavora, – sono parole del grande poeta cileno – l’immensa officina: riproduzione quasi esatta della stamperia di Gutenberg. I grandi tavoli, i caratteri che si scambiano di mano in mano, i depositi della fragrante carta meravigliosa che produce l’Italia. Poi la conversazione, con la cordialità del vino, il vino bianco della regione di Torino. Ma, il suo amore per la tipografia, la sua vocazione immensa di stampatore, la sua dedizione assoluta a ogni pagina dei suoi libri, questo era ciò che comunicava Tallone, come una luce ardente emanata dall’anima». E la storia continua.

Paolo Santini©RIPRODUZIONE RISERVATA