A Vinci nell’anno del colera

Panorama primaverile dalla torre del castello di Vinci
Panorama primaverile dalla torre del castello di Vinci

Nel 1857 alcuni abitanti del Castello di Vinci, intimoriti da una possibile nuova epidemia di colera, dopo quella disastrosa di due anni prima, chiedono che si provveda alla pulizia dell’abitato con una lettera di questo tenore:
“La pubblica igiene è tale necessità per la salute delle popolazioni per cui […] mi trovo a partecipare le condizioni disgraziatissime relativamente a nettezza del paese tanto che i sughi di stalla sono ritenuti o dentro, o all’interno del paese e più le umane defecazioni trovansi al di sotto delle finestre nell’interno del Castello non è lontano il caso allorché alita poco vento, di trovarsi imbrattati; vicoli in ultimo così sporchi di tali materie da rendere senza dubbio infetta l’aria in modo da compromettere la pubblica salute. Devo inoltre aggiungere che si difetta di acqua potabile, prima necessità della vita, non essendo pulita a bevesi quella del pubblico pozzo per le continue immondizie, oltre quelle trasportate dai venti, vi vengono o fortuitamente a cadere, o maliziosamente gettate; ed è a una notizia esservi cadute dentro un laidissimo cappello di pelo, una pezzola da naso forse ancora più laida, e spesso a forma di divertimento dei ragazzi, che si prendono il passatempo di spurgarvi [..]”. Il colera di due anni prima, con i suoi morti, aveva davvero insegnato poco a Vinci.

Paolo Santini