A Empoli neanche un disoccupato. Era il 1961.

Il Museo del vetro a Empoli
Il Museo del vetro a Empoli

Chi l’avrebbe pensato, anche soltanto venti anni fa, che a Empoli sarebbero scomparse nel giro di pochi anni le vetrerie e che per ricordare la produzione di vetro ci sarebbe stato bisogno addirittura di un museo? Negli anni Settanta del Novecento nessuno sarebbe stato nemmeno sfiorato da un pensiero simile. E invece … facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire. Alla vigilia della seconda guerra mondiale a Empoli c’erano 14 fabbriche di vetro con 2264 occupati uomini e 1830 donne, oltre alle diverse centinaia di rivestitrici di fiaschi operanti a domicilio. Nel secondo dopoguerra però ci sarà una leggera flessione, dovuta da una parte alla ripresa di altri settori produttivi e dall’altra ad una meccanizzazione più spinta del settore, che aveva fatto calare la manodopera. Ma siamo ormai prossimi, alla fine degli anni Cinquanta, completata la ricostruzione post bellica, all’inizio di una stagione irripetibile. Nel 1948 la vetreria “Taddei”, insediata nella zona adesso occupata dagli edifici commerciali e direzionali in via Susini e via delle Fiascaie, da sola occupava oltre mille operai per la lavorazione di vetro bianco e verde producendo una gamma molto ampia di articoli commerciali e di lusso. Due forni a bacino per la fusione continua assicuravano alla vetreria 100 quintali di vetro bianco e 200 di vetro verde al giorno (fuso nel forno denominato  “Norge”, a ricordo del grande dirigibile). Le altre cinque maggiori vetrerie erano l’Etrusca, la Cesa, la Del Vivo, la Vitrum e la Eminente. Pochi anni dopo, nel 1959, alla vigilia del boom economico che vedrà crescere vertiginosamente la popolazione empolese al ritmo di più di mille persone all’anno a causa della forte immigrazione legata allo sviluppo industriale e al conseguente bisogno di manodopera, le vetrerie attive in Empoli erano 25 di cui 15 lavoranti il vetro bianco e colorato con una produzione giornaliera di 196 quintali di vetro lavorato e 10 lavoranti il vetro verde che ne manipolavano quotidianamente circa 1070 quintali. Gli operai occupati erano circa 1870 e le rivestitrici di fiaschi, lavoranti a domicilio, oltre 1000. Nel 1961 a Empoli – che aveva all’epoca circa 37mila abitanti (già nel 1968 saranno 43mila!) – su 17825 persone attive in età da lavoro solo 353 erano in cerca di occupazione. Praticamente nessun disoccupato.  Ma per l’industria vetraria stava arrivando la prima vera crisi, e tale settore industriale non sarà il protagonista assoluto dello sviluppo degli anni Sessanta, e pur mantenendo più o meno la stessa forza lavoro dei primi anni del decennio fino all’inizio degli anni Settanta, dovrà cedere il passo alle confezioni, settore industriale in forte ascesa. Alla prima forte crisi del settore erano riuscite a sopravvivere soltanto due grandi vetrerie, la Vitrum e la Del Vivo. Dalle maestranze delle altre fabbriche però, trovatesi senza lavoro ma rapidamente organizzatesi, erano nate altre vetrerie, molte cooperative. Ma questo sarà davvero l’inizio dell’ultima stagione della gloriosa industria vetraria empolese. E oggi per ricordarla degnamente è utile e necessario avere un museo.

Paolo Santini